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Le compagnie low cost sono sicure?

L’incidente dell’Airbus A320 della Germanwings ripropone il tema della sicurezza delle compagnie low-cost che, secondo uno studio di Price Waterhouse Coopers del giugno scorso, rappresentano ormai il 25% del mercato dell’aviazione commerciale civile. Le statistiche, in realtà, sembrano sfatare la vulgata secondo cui i voli economici sono meno sicuri delle compagnie di bandiera. Un’inchiesta pubblicata nel 2013 dall’Economist rivela come i risparmi operativi derivino da voci di bilancio diverse dal quella relativa alla sicurezza: in primo luogo dall’attenzione con cui i vettori cercano di massimizzare il numero di passeggeri per volo, riducendo il più possibile le poltrone vuote; dal taglio dei servizi a bordo e, infine, dalla politica per cui ogni servizio extra si paga.

low cost aerei
L’infografica del Corriere della Sera sulle compagnie low cost (25 marzo 2015)

Ettore Livini su Repubblica spiega invece come funziona la manutenzione:

Ogni aereo, non importa che nome ha pitturato sulla livrea, deve superarne una verifica pre-volo del comandante e degli addetti di rampa da completare con analisi più profonde e dettagliare ogni 150 ore di utilizzo. Poi ci sono i servizi in hangar: uno stop ogni sei mesi di un paio di giorni per un tagliando completo e — ogni due anni — la cosiddetta “heavy maintenance” dove un jet viene smontato fino all’ultimo rivetto per verificarne l’affidabilità. Vale per la Lufthansa ma vale pure per la Germanwings. L’European aviation safety agency effettua migliaia di verifiche a sorpresa — 800 in Italia lo scorso anno — su oltre 150 indicatori di bordo (dall’usura dei pneumatici, alla pulizia del vano carrelli fino alle perdite d’olio) senza guardare in faccia nessuno. E anche in questo campo — dicono all’Easa — i risultati delle low cost dei paesi avanzati non hanno niente da invidiare a quelli dei rivali.

Il confronto tra le compagnie tradizionali e le low cost

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Il confronto tra le compagnie low cost e le tradizionali (Repubblica, 25 marzo 2015)