Attualità

Le case del Comune in centro a Roma dove non si paga l'affitto

francesco paolo tronca

Il Corriere della Sera racconta oggi la situazione delle case del Comune in centro a Roma, dove l’85% dei residenti (e non parliamo di indigenti) non sta attualmente pagando l’affitto. Nell’articolo a firma di Sergio Rizzo si segnala che negli ultimi quindici anni il tasso di morosità medio delle abitazioni di proprietà del Campidoglio nel centro storico è stato dell’85 per cento. Con occupanti che non pagano addirittura dal 1990.

Sia chiaro: non parliamo di indigenti. Né di catapecchie cadenti. O di canoni astronomici, se è vero che in alcune delle vie più prestigiose tipo Borgo Pio, a cento metri da San Pietro, c’è, come ha raccontato qualche mese ha sul Corriere.it, chi ha un contratto da euro 10,29 mensili. E se e vero che fra le oltre 25 mila abitazioni per cui i canoni sono consultabili pubblicamente ce ne sono anche 7.066 affittate a 7 euro e 75 centesimi al mese. Il bello è che la colpa non è soltanto dei furbacchioni, per dirla alla romana, che ci marciano. Ma anche di chi non si è mai preoccupato davvero di riscuotere neppure quell’affitto da fame.
Sembra incredibile: trascorrono i decenni, cambiano le stagioni politiche, però le cose vanno sempre allo stesso modo. Nell’ultimo anno, con tutto quello che succedeva, fra gli scandali di Mafia Capitale e la travagliata uscita di scena dell’ex sindaco Ignazio Marino, si è avvertita appena una scossettina. Su bollettini per 50 milioni di euro spediti agli inquilini, non sono entrati nelle casse comunali che 25 milioni. La metà. E ci potremmo addirittura leccare le dita, a giudicare dall’andazzo storico.

case comune centro roma affitta
L’infografica del Corriere sulle case del Comune in centro a Roma (21 marzo 2016)

Da parte del commissario capitolino è arrivata la promessa di svelare chi abita dove e da quanto non paga:

Oggi intanto dovremmo conoscere finalmente in che situazione reale versa l’immenso patrimonio del Comune di Roma. Tronca ha promesso di svelare pubblicamente le cifre dello sconcertante coagulo di sprechi, favoritismi e clientele a danno dei contribuenti nel quale si trova di tutto: dai partiti agli amici degli amici. Arrivando perfino alla Pubblica amministrazione, come sta a dimostrare quell’appartamento all’ultimo piano del palazzo di Fontana di Trevi dove aveva abitato Sandro Pertini, affittato a 280 euro al mese al ministero dell’Interno. Una situazione che si è stratificata negli anni, capace di aprire nelle casse capitoline un buco finanziario mostruoso fra l’indifferenza generale della classe politica locale, quando non grazie alle loro evidenti complicità. La voragine causata dalla gestione dell’immenso patrimonio immobiliare del Comune di Roma è presumibilmente ben più grande dei quasi 112 milioni che rappresentavano un paio d’anni fa la differenza fra i 27 milioni incassati per le pigioni di 43 mila appartamenti e i circa 139 spesi per mantenerli. E di sicuro ancora più profonda degli oltre 170 milioni a cui si arriva sommando a quei 112 i denari spesi per affittare dai privati le residenze necessarie a far fronte all’emergenza abitativa e le altre 4.800 case da destinare agli indigenti.