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La ragazzina picchiata e segregata perché lesbica

Lei è una ragazzina di sedici anni che viene da una famiglia di origine russa e di fede cristiana da anni in Italia. Ha rivelato ai suoi genitori e alla sorella di essere innamorata di una sua amica e per tutta risposta è stata tenuta per mesi in casa o fatta uscire soltanto controllata. Per il padre, la madre e la sorella, racconta oggi il Messaggero, è stato disposto il divieto di avvicinarsi alla ragazza, che oggi è ospite di una casa-famiglia. Dice il quotidiano:

Nell’ordinanza che vieta ai familiari di avvicinarsi alla ragazza a meno di 400 metri si legge chiaramente che il movente è “discendente da stati emotivi e pregiudizi sull’omosessualità”. Una escalation persecutoria che il PM Calaresu ha ricostruito passo dopo passo. Alcuni parenti nell’autunno 2014 informano i genitori di Fanny (il nome è di fantasia) che ha una relazione con una certa Maria (idem). I primi due giorni padre, madre e sorella non le rivolgono la parola. Poi cominceranno gli schiaffi, le minacce anche di morte, le botte con cinghie e cucchiarelle e le offese a ripetizione: «Malata», «puttana». Sottoponendola, si legge nell’ordinanza, a una serie di sofferenze fisiche e morali e a un regime di vita intollerabile.

Pisa contro l’omofobia
Pisa contro l’omofobia

Alla fine, racconta sempre la ragazzina, la costringono a prendere pasticche di un medicinale arrivato dall’estero, che secondo loro avrebbe dovuto “curare” l’omosessualità, anche se la madre ha specificato che si trattava solo di un calmante. Per i genitori è stata richiesta la sospensione della potestà genitoriale.