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“La maestra licenziata per il video hard rubato? Non è certo lei la vittima”

La maestra del torinese licenziata dopo che un suo video intimo ha fatto il giro del paese sapeva a cosa andava incontro, spiega uno degli imputati, marito della donna che ha riconosciuto la vittima e l’ha contattata

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La maestra d’asilo che ha subito revenge porn e che è stata licenziata dopo che i video che aveva mandato al partner hanno fatto il giro del paese non è una vittima. Parola di uno degli imputati per la vicenda oggi intervistato da La Stampa.

“La maestra licenziata per il video hard rubato? Non è certo lei la vittima”

Sua moglie ha visto il video sul telefonino dell’uomo, amico dell’ex della maestra, che era stato diffuso proprio da lui nella chat del calcetto, come se fosse un meme. A quel punto la moglie di Franco, così lo chiama La Stampa, riconosce la donna, maestra nell’asilo di suo figlio, e la minaccia di dire tutto alla dirigente se avesse denunciato il fidanzato, a quel punto già ex. La donna non riuscirà nel suo intento, scrive il pm Crupi, solo per la ferma volontà della vittima di denunciare l’accaduto. I guai della maestra d’asilo, però, non finiscono, perché la sua dirigente, una volta informata, la licenzia, rendendo persino noti i motivi. Ora, però, è accusata di diffamazione, mentre sulla causa di lavoro è già stato raggiunto un accordo tra le parti. Ma per Franco la maestra sapeva a cosa andava incontro:

Guardi che la maestra, quei video li ha mandati al fidanzato. E poi è stata licenziata. Ingiusto, non crede?
«Chi ruba,viene licenziato».

Farsi un video hot non è reato. Rubare, o divulgare video di una persona senza il suo consenso, lo è. Lo sa?
«Io forse non mi esprimo bene. Però quelle cose la maestra non doveva farle. Io e mia moglie non abbiamo fatto nulla di male. E in queste ore abbiamo ricevuto messaggi orribili.Minacce, insulti».

Insulti come ha dovuto subire la maestra. Nemmeno questo la fa riflettere?
«Tornassi indietro mi farei gli affari miei. Ma in questa storia quella donna non è la vittima. Lei ha mandato quei video,poteva immaginare ciò che sarebbe successo».

E chi sarebbe la vittima?
«Io e mia moglie non abbiamo fatto niente di male. Cosa le devo dire, una maestra non si comporta così».

Sua moglie lavora?
«Sì».

Se le mandasse un video hard, lei lo inoltrerebbe agli amici?
«Ma no, cosa dice. Assolutamente no»

La storia della maestra vittima di revenge porn licenziata

Vittima di revenge porn, umiliata e minacciata. E poi anche licenziata. Finisce in tribunale la storia di una maestra d’asilo di provincia, difesa dall’avvocato Domenico Frangiapane, al centro di una storia di invidia e ignoranza. Tutta colpa di un video hard, inviato via whatsapp al fidanzato dell’epoca e finito sulla chat del calcetto del ragazzo. Un gioco erotico che doveva rimanere nell’intimità della coppia e che invece ha fatto il giro del paese facendole perdere il lavoro. E procurandole un danno di immagine che dovrà essere quantificato dai giudici. Nell’inchiesta del pm Ruggero Crupi la dirigente dell’asilo in cui lavorava è finita a processo per diffamazione, mentre il fidanzato, ormai ex, ha ottenuto la messa in prova. I fatti si svolgono nell’area metropolitana di Torino. In un impeto di passione per il fidanzato, un calciatore dilettante, la maestra d’asilo gli inoltra foto e video hard. Immagine che lasciano poco all’immaginazione, destinate solo ed esclusivamente all’uomo. Che invece, come anticipato dal quotidiano La Stampa, posta quasi tutto sulla chat della sua squadra, diventando volgare argomento di discussione tra i suoi compagni di spogliatoio. Anche la moglie di Franco, la donna che ha contattato la maestra, secondo quanto riporta Repubblica Torino, nega di aver minacciato la donna. E la direttrice del nido minimizza spiegando di non aver mai voluto licenziarla:

 

«Nessuna minaccia, io volevo solo proteggere lei e mia figlia. È stato quello il mio unico errore e lei mi aveva ringraziato eppure sono stata denunciata». ha spiegato la donna che racconta di essere stata informata delle foto dal marito, che era nella chat del calcetto «perché quel nome ci diceva qualcosa». A quel punto, avendo capito di chi si trattasse «ho inviato le foto a una mia amica, anche lei aveva il bimbo al nido per avvertirla e anche per dirle di avvisare la maestra, visto che era sua amica, perché andava salvaguardata». Si sono incontrate in un bar «le dissi di far attenzione a quello che faceva, che lavorava con dei bambini e non era bene, altre mamme vedendo i video avrebbero potuto giudicarla male. Anche perché era a contatto con bimbi molto piccoli, la mia non aveva neanche due anni». La maestra a quel punto, non sapendo della chat, si sarebbe messa a piangere: «Mi ha ringraziato, mi ha detto che se non era per me quei video sarebbero arrivati ovunque, ma io le dissi che se aveva intenzione di denunciare doveva dirmelo, avrei tolto mia figlia dal nido. Lei mi disse che lo avrebbe fatto, ringraziandomi». La direttrice, assistita dall’avvocato Valentina Zancan si difende: «E’ stata lei a confidarsi con me e a raccontarmi cosa le era successo. Era sconvolta. Ho cercato di tranquillizzarla, le ho detto di stare a casa per un po’, in attesa che si placasse la tempesta, ma non volevo licenziarla»