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La GdF al Comune di Torino per Westinghouse

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La Guardia di Finanza ha fatto visita lunedì negli uffici del Comune di Torino per acquisire la documentazione sul caso Westinghose. Il pubblico ministero Marco Gianoglio la scorsa settimana ha sentito Anna Tornoni, ex direttrice del settore Finanza che aveva denunciato le pressioni del capo di gabinetto di Chiara Appendino, Paolo Giordana, affinché non iscrivesse il debito da 5 milioni a bilancio.

La GdF al Comune di Torino per Westinghouse

Non solo: racconta Ottavia Giustetti su Repubblica Torino che la procura il 20 luglio ha sentito Giovanni Quaglia, presidente della Fondazione Cassa di Risparmio di Torino, che dopo aver chiesto la restituzione del debito ha concesso il rinvio della riscossione del credito.

Tornoni, che nel frattempo è stata destinata ad altro incarico, ha confermato agli inquirenti di aver avuto rapporti prevalentemente con Paolo Giordana nella predisposizione dei conti che poi si sarebbero riversati nel bilancio di previsione. Circostanza che è testimoniata anche dalle numerose email già consegnate alla procura con l’esposto del consigliere Alberto Morano. Mentre Quaglia ha raccontato di aver trattato sul tema solo con la sindaca e il suo assessore al Bilancio. Ream, nel 2012, aveva versato la somma a titolo di caparra per esercitare un diritto di prelazione sull’area poi aggiudicata per 19,6 milioni a un’altra società, l’Amteco- Maiora.

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L’area Westinghouse (Repubblica Torino, 10 giugno 2017)

Restavano 5 milioni da restituire, ma Paolo Giordana comunicava a Tornoni di non iscrivere il debito a bilancio, sostenendo che fosse in corso una trattativa. L’ipotesi è che la sindaca Chiara Appendino e l’assessore al Bilancio, Sergio Rolando, assieme agli uomini del suo staff, abbiano tratto in inganno il Consiglio comunale, rappresentando una situazione finanziaria diversa da quella reale. Facendo un’operazione di maquillage sui conti pubblici. Nei documenti ufficiali presentati alla magistratura si ipotizza il reato di falso ideologico.

Il falso ideologico per il caso Westinghouse

Il caso venne rivelato il mese scorso, sempre da Repubblica: sotto la lente finirono le email di Paolo Giordana a Paola Tornoni: «Ti pregherei di rifare la nota evidenziando solo le poste per le quali possono essere usati i 19,6 milioni di Westinghouse – scriveva lui a lei il 22 novembre 2016 – Per quanto riguarda il debito con Ream lo escluderei al momento dal ragionamento, in quanto con quel soggetto sono aperti altri tavoli di confronto». Il messaggio dalla posta di Giordana è inviato per conoscenza all’assessore Sergio Rolando e all’indirizzo email personale di Chiara Appendino. Il giorno dopo, alle 11.03,  lei risponde: «Non essendo a conoscenza del fatto che l’amministrazione ha aperto tavoli di confronto con Ream, avevo ritenuto opportuno ricordare a tutti quali fossero gli impegni assunti dall’amministrazione precedente, al fine di non generare elementi di criticità per questa giunta». Il botta e risposta resta per diversi giorni tra Giordana e Tornoni, la quale, nonostante le sollecitazioni del capo di gabinetto, non rinuncia a ribadire quel che secondo lei è giusto fare: indicare nel bilancio di previsione i 5 milioni di debito verso Ream.
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Il caso Westinghouse è uno dei tanti che hanno portato il MoVimento 5 Stelle torinese a rimangiarsi le promesse elettorali di fronte alla realtà: Chiara Appendino in campagna elettorale aveva promesso che avrebbe cancellato il progetto messo a punto dalla giunta Fassino, ma poi, una volta eletta, ha confermato l’impegno a investire sull’area dell’ex Caserma Lamarmora, di fronte al Palazzo di Giustizia, dove sorgeranno il nuovo centro congressi della città e un ipermercato della catena Esselunga.