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La farmacista non dà la pillola del giorno dopo: le donne scendono in piazza

Nel lucchese non si tratta più di un caso isolato

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La storia è questa: primi di febbraio, Ponte del Giglio, provincia di Lucca. Una ragazza entra in farmacia e chiede di comprare la pillola del giorno dopo. La farmacista, una donna di 76 anni, dice di no. Senza troppe spiegazioni. Dice solo di no. Ai giornalisti del Tirreno dirà: la pillola “è considerata un antiabortivo da non somministrare con leggerezza e se l’agenzia del farmaco la pensa diversamente, avvalora una menzogna”. Falso: perché in Italia non è possibile essere obiettori in casi come questo. Non si può fare obiezione di coscienza sulla contraccezione di emergenza, la legge non lo consente. Eppure è successo, e non è un caso isolato – come denuncia l’associazione “Non una di meno” – nel lucchese.

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Foto Facebook “Non una di meno”

A denunciare l’accaduto è stata l’associazione “Non una di Meno” della provincia di Lucca sulla loro pagina facebook: “Non si tratta di pratica abortiva: le farmacie sono obbligate a tenere il farmaco e a distribuirlo in caso di emergenza”, hanno scritto. Ma non hanno solo richiamato l’attenzione sulla storia della donna, hanno anche deciso di andare loro stesse nella farmacia e chiedere di comprare la pillola del giorno dopo. “Non ce l’ho, son finite”, si sono sentite rispondere. Raccontano: “La titolare ci ha risposto che aveva distribuito l’ultima a disponibile poco prima della nostra azione: le compagne, pronte, hanno risposto che la pillola deve comunque essere sempre presente in magazzino, e che gli ordini devono essere fatti con questo obiettivo”.

Lo dicevamo: non è un caso isolato. In tutto il lucchese da qualche tempo sono spuntanti in giro cartelloni e pubblicità dei movimento contrari all’aborto, firmato spesso “Pro vita” e “Famiglia”, con scritte come questa: “Il corpo di mio figlio non è il mio corpo, sopprimerlo non è la mia scelta. #stopaborto”. “Non una di meno” continua però la sua battaglia, e ha inviato una lettera alla Asl per segnalare i fatti di Ponte del Giglio, ma anche per denunciare la dilagante campagna antiabortista.