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La diga di Campotosto e il pericolo Vajont

Ieri il presidente della Commissione Grandi Rischi Sergio Bertolucci ha detto al TG3 che per la diga di Campotosto c’è un pericolo Vajont, smentendo poi tutto dopo poche ore. Per l’Enel, che gestisce l’infrastruttura, la diga “è sicura”. Il ministro Graziano Delrio ha convocato per stamattina una riunione sulle grandi dighe del Centro Italia. E nei territori si scatena il panico. Il sindaco di Leonessa (Rieti) ha disposto la chiusura “sine die” delle scuole, in seguito agli scenari ipotizzati dalla Commissione. La Grandi Rischi si è riunita due giorni fa, in seguito al terremoto dello scorso 18 gennaio.

La diga di Campotosto e il pericolo Vajont

E nella relazione finale ha scritto che sono possibili nuove scosse fino ad una magnitudo 7 in tre aree contigue alla faglia principale responsabile della sismicità in corso: verso Nord e verso Sud della faglia del Monte Vettore-Gorzano e sul sistema di faglie che collega le aree già colpite dagli eventi di L’Aquila del 2009 e di Colfiorito del 1997. La tragedia del Vajont, datata 9 ottobre 1963 (1.917 vittime), fu causata da una frana che fece traboccare il bacino.  Sull’illustrazione delle valutazioni della Commissione – più nette e precise di quelle di un tempo – ha avuto probabilmente un peso la vicenda del 2009 quando la Grandi rischi finì sotto processo (finito poi con l’assoluzione) per aver sottovalutato il pericolo sismico nella riunione del 31 marzo 2009, pochi giorni prima della devastante scossa della notte del 6 aprile che colpì L’Aquila.

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La zona del lago di Campotosto (fonte)

Il lago di Campotosto, a 1.313 metri di quota, è il più grande lago artificiale d’Abruzzo, con una superficie di 1.400 ettari, una profondità massima di 35 metri, tra i comuni di Campotosto, Capitignano e L’Aquila. Il lago artificiale, che fa parte della riserva naturale statale omonima, fu creato a cavallo degli anni ’30-’40 con la realizzazione di tre dighe, con lo scopo di utilizzarne le acque per il funzionamento delle centrali idroelettriche site nella valle del Vomano. La creazione del lago artificiale ha assunto la forma di una V: i due rami della V vengono detti di Campotosto e di Mascioni, che sono i due centri abitati che si affacciano sulle sponde, insieme a Poggio Cancelli. La creazione del lago artificiale è stata possibile grazie alla costruzione della diga di Sella Pedicate, posta a sud, realizzata in terra battuta, ferro e cemento; della diga del Rio Fucino, posta a est in corrispondenza dell’omonimo torrente e realizzata in ferro e cemento e della diga di Poggio Cancelli, posta a nord-ovest in corrispondenza dell’omonima frazione e realizzata in terra battuta. A costruirla furono gli uomini del Duce negli anni Trenta. L’invaso è alimentato, oltre che dal Rio Fucino, da due canali di gronda in corrispondenza delle estremità occidentale e orientale del lago. Il dislivello di circa 300 metri consente l’alimentazione della centrale idroelettrica di Provvidenza posta in corrispondenza dell’omonimo lago (a sud, nel territorio comunale dell’Aquila) oltre che delle due centrali più lontane di San Giacomo e Montorio (a est, rispettivamente nei comuni di Fano Adriano e Montorio al Vomano situati in provincia di Teramo). L’energia prodotta è di circa 800-900 milioni di kWh. L’intero invaso è circondato da una strada lunga circa 40 chilometri.
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La diga di Campotosto e il pericolo Vajont (La Repubblica, 23 gennaio 2017)

L’invaso sarà svuotato

Nei prossimi giorni parte dell’invaso, pieno ora al 40%, verrà ulteriormente svuotato di acqua per alleggerire la pressione sulle strutture. Alberto Pizzi, professore di geologia all’Università di Chieti e Pescara, in un’intervista a Repubblica firmata da Silvia Bencivelli sostiene però che farlo adesso potrebbe peggiorare la situazione invece che scongiurare il pericolo:

Proprio sopra la faglia c’è il grande lago di Campotosto con le sue tre dighe, per le quali il presidente della Commissione Grandi rischi non ha escluso un “effetto Vajont”.
«Un terremoto importante nella zona della diga più critica potrebbe effettivamente costituire uno scenario disastroso. Ma la questione è complessa. L’Enel garantisce che la diga è progettata per resistere a un forte scuotimento sismico. Il problema però potrebbe essere la rottura della diga se questo si trova proprio a intersecare la faglia. Non sembra che sia questo il caso, ma va anche detto che in quelle rocce arenarie il piano di faglia non è mai una linea precisa e ben localizzabile».
Cosa possono fare tecnici e scienziati?
«Approfondire gli studi sulla faglia e sulla diga. E poi disegnare scenari precisi sui rischi per le località vicine, arrivando quasi fino a Teramo. Infine bisognerà pensare a svuotare la diga».
Lo farebbe adesso?
«A pensarci su due piedi, no. Perché avrei paura di rompere l’equilibrio della faglia in tensione e di scatenare io un terremoto. Però andrà fatto il prima possibile, appena ci saranno le condizioni. Di certo opterei per uno svuotamento cauto: lento e graduale».

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L’intervista di Bertolucci al Tg3, al minuto 12.30

Intanto la Protezione Civile ha specificato di non avere compiti di studio sulla diga: “Il monitoraggio delle dighe compete al soggetto gestore secondo le direttive della Direzione generale specifica. Il Dipartimento della Protezione civile, su questo tema e su questo invaso, non ha compiti di studio”. Il sindaco di Montereale, Massimiliano Giorgi, al termine di un vertice svoltosi nel comune più grande dell’alta valle dell’Aterno, epicentro dei terremoti del 18 gennaio scorso, ha spiegato che la popolazione è in grande allarme: “La situazione in Alto Aterno è drammatica. La gente ha paura, il comunicato stampa come quelli della Commissione grandi rischi ha allarmato tutti, scuole inagibili, municipi inagibili, verifiche da fare per migliaia di abitazioni, da giorni chiediamo una tensostruttura per ospitare le persone nella frazione di Cesaproba non fornita semplicemente per cavilli burocratici”.