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Iuventa: la nave dell'ONG accusata di favoreggiamento dell'immigrazione clandestina

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Sono molto gravi le accuse nei confronti della Iuventa, nave della ONG tedesca Jugend Rettet sequestrata dalla Guardia Costiera. Ma non ci sono per ora indagati, sostiene la procura, che però ipotizza un reato: favoreggiamento dell’immigrazione clandestina. La nave è stata bloccata nella notte al largo di Lampedusa.

Iuventa: la nave dell’ONG Jugend Rettet

La nave “Iuventa” della ONG tedesca Jugend Rettet è stata bloccata nella notte al largo di Lampedusa dalla Guardia costiera. Il natante utilizzato per il soccorso di migranti è stato condotto nel porto dell’isola per dei controlli. La ONG è tra quelle che non hanno firmato il codice predisposto dal ministero dell’Interno ma a quanto pare questo non c’entra con il sequestro disposto dall’autorità giudiziaria. Otto ore fa su Twitter Jugend Rettet spiegava: “La Iuventa non è stata confiscata. Il nostro equipaggio non è stato arrestato. Quanto è accaduto è una procedura standard. Aspettiamo per ulteriori info”
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Ma alle 15 gli investigatori del Servizio Centrale Operativo, della Squadra Mobile di Trapani e del Nucleo Speciale d’Intervento della Guardia Costiera hanno eseguito “il sequestro preventivo della motonave che batte bandiera olandese ed operante per conto dell’organizzazione non governativa tedesca “Jugend Rettet”, disposto dal GIP del Tribunale di Trapani”. La magistratura procede per il reato di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina.

L’accusa di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina

A carico della ONG ci sono “gravi indizi di contatti con i trafficanti”, ha detto il procuratore aggiunto di Trapani, Ambrogio Cartosio, nella conferenza stampa sul sequestro preventivo della Iuventa. In particolare, “sono stati documentati incontri tra i trafficanti e membri dell’equipaggio”, ha spiegato il magistrato, precisando poi di riferirsi a incontri “in mare”. Secondo il magistrato il “salvataggio o, meglio, il trasbordo” dei migranti sarebbe avvenuto senza che ci fosse un pericolo imminente. Ma, ha spiegato Cartosio, “alla luce della legislazione tuttora vigente in Italia, quali che siano le finalità perseguite, ad avviso della procura queste condotte integrano il reato di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina”.


Al momento non ci sono indagati, “ma c’è il pericolo serio della reiterazione del reato, e poi ricorre il caso in cui la legislazione speciale prevede la confisca del mezzo che interviene in caso di condanna dei proprietari e questo ci impone di ricorrere al sequestro preventivo accettato dal GIP”, ha spiegato Cartosio. Sono tre gli episodi contestati, 18 e 26 giugno e 10 settembre, ha aggiunto, “ma ve ne sono anche altri “che contribuiscono a sostenere che questa condotta sia abituale”. L’indagine riguarda l’equipaggio della nave “e allo stato non sono emersi responsabilità sui responsabili della Ong”. Non solo: Cartosio ha spiegato che non si procede per associazione a delinquere “perché parliamo solo di accordi in ordine a questi episodi. Si procede contro ignoti perché l’equipaggio cambia spesso e quindi occorrono accertamenti ulteriori”.

Ma non c’è un’associazione a delinquere

“Sostenere che ci sia – ha spiegato Cartosio – un piano coordinato tra ONG e trafficanti libici mi sembra fantascienza, anche perché le finalità sono ben diverse”. È però “accertato che, seppure questa imbarcazione in qualche caso intervenga per salvare vite umane, in più casi invece tali azioni non avvengono a fronte della sussistenza di un imminente pericolo di vita. I migranti vengono scortati dai trafficanti libici e consegnati non lontano dalle coste all’equipaggio che li prendono a bordo della Iuventa. Non si tratta dunque di migranti ‘salvati’, ma recuperati, potremmo dire consegnati. E poiché la nave della ONG ha ridotte dimensioni, questa poi provvede a trasbordarli presso altre unità di ONG e militari”.

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Un altro tweet della Iuventa

Per il procuratore aggiunto, reggente della procura di Trapani, “alla luce delle vigenti norme, “quali che siano le finalità perseguite, a nostro avviso queste condotte integrano il reato di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina”. Un’attività per la quale secondo Cartosio, i membri dell’equipaggio non prendono alcun compenso dai trafficanti, “la motivazione riteniamo resti essenzialmente umanitaria. L’unico ritorno possibile ed eventuale potrebbe essere solo di immagine e in termini di donazioni”.