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«L'inchiesta su Tiziano Renzi rischia di finire in un nulla»

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Marco Lillo sul Fatto Quotidiano spiega oggi che dopo la sentenza della Cassazione depositata ieri l’utilizzabilità delle intercettazioni nei confronti dell’imprenditore napoletano Alfredo Romeo e dell’ex manager della Consip Marco Gasparri è a rischio. Le intercettazioni su cui si basa parte dell’accusa erano state effettuate con l’utilizzo di un virus spia, iniettato dentro il telefonino di Romeo e dei suoi collaboratori al fine di trasformarlo in una sorta di microspia. La Cassazione mette ora paletti severi sull’uso di questo mezzo potente e invasivo e per questo limitato alle indagini di mafia.

Il perché è presto detto: se le intercettazioni delle conversazioni captate mediante il virus spia iniettato nei telefonini di Romeo per ascoltarne le conversazioni non saranno utilizzabili, il processo per la corruzione di Gasparri si potrebbe salvare usando le dichiarazioni auto-accusatorie dello stesso Gasparri. Mentre l’indagine per traffico illecito di influenze nei confronti del padre del leader Pd e del suo amico Carlo Russo, sarebbe destinata ad abortire sul nascere.
Certo ci sono i ‘pizzini’ che secondo l’accusa sarebbero stati vergati da Romeo ma senza le parole di Russo sarà più difficile dare un senso a quei foglietti trovati nella spazzatura. Già oggi è difficile sostenere in giudizio che dietro la scritta ‘30 mila euro per T.’si celi una proposta per un pagamento a Tiziano Renzi. Senza le intercettazioni l’impresa sarebbe davvero ardua.

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Carlo Russo

Lillo spiega che la Cassazione chiede al Tribunale di motivare meglio perché quelle intercettazioni erano necessarie ai pm napoletani per scoprire quei reati così gravi:

Secondo la Cassazione, infatti, non basta che il gip di Napoli le abbia ritenute lecite e utilizzabili allora. Ci vuole un’autonoma valutazione ora per allora da parte dei giudici romani che validano l’arresto di Romeo. Quindi il Tribunale del Riesame dovrà riscrivere e motivare il suo provvedimento sulla base di questi principi.
La sesta sezione (presidente Giacomo Paoloni, relatore Gaetano De Amicis) con la decisione scritta il 13 giugno scorsoha invece‘pro mosso’il metodo usato daipm napoletani e dal Noe dei Carabinieri per acquisire i pizzini dalla spazzatura di Romeo.