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Il vero scandalo del CARA di Mineo

Rosita Solano, figlia dei due coniugi uccisi a Palagonia, chiede a Renzi ed Alfano di «assumersi le loro responsabilità» per un fatto di cronaca nera imprevedibile e incomprensibile. Mentre le più cristalline responsabilità politiche sul CARA di Mineo sono invece altre, e riguardano la gestione del centro di accoglienza per i richiedenti asilo e le indagini che, incrociate con quelle di Mafia Capitale, stanno portando alla luce una serie di clamorose evidenze e ammissioni sul modus operandi della politica in tali frangenti.

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I personaggi dell’indagine sul CARA di Mineo (Il Sole 24 Ore, 1 settembre 2015)

IL VERO SCANDALO DEL CARA DI MINEO
Per questo il vero scandalo del CARA di Mineo si evince molto di più dall’interrogatorio a cui si è sottoposto Luca Odevaine, vice capo di gabinetto del Comune di Roma con Walter Veltroni sindaco poi diventato capo della polizia provinciale con la presidenza di Nicola Zingaretti e quindi passato alla gestione del Coordinamento della accoglienza i richiedenti asilo del Viminale. Odevaine venne chiamato come consulente dal consorzio di Comuni incaricato di gestire il Cara di Mineo, centro rifugiati più grande d’Europa, che doveva bandire una gara d’appalto da 100 milioni. Davanti ai magistrati della Procura di Roma che stanno seguendo l’inchiesta «Mafia Capitale», Odevaine ha ammesso che quella gara fu pilotata. Giovanni Bianconi sul Corriere della Sera racconta oggi l’accaduto:

Il racconto comincia dall’incontro del 2011 con l’allora presidente della Provincia catanese Castiglione; con lui c’era Salvo Calì, presidente del consorzio Sisifo. «Castiglione non mi disse esplicitamente che Sisifo doveva vincere la gara — spiega Odevaine ai pm —, ma io capii perfettamente anche perché accompagnandomi all’aeroporto mi disse che Sisifo era per lui il gruppo più adatto a gestire Mineo; mi disse che erano cooperative di centrosinistra, e quindi lui non aveva un interesse politico, ma li promuoveva perché li considerava capaci. Mi disse anche che vi era una esigenza politica primaria di favorire cooperative operanti sul territorio».
Per far vincere Sisifo fu bandita una gara che Odevaine considera «regolare», ma dopo un faticoso batti e ribatti con i pm ammette: «In realtà il bando era stato scritto in modo da rendere certa la vittoria dell’Ati (alleanza fra imprese, ndr), in particolare inserendo un punteggio aggiuntivo per l’Ati che comprendesse cooperative operanti sul territorio». Cioè Sisifo. «La decisione fu presa congiuntamente da Paolo Ragusa (presidente del consorzio, il Sol Calatino, che secondo Odevaine è strettamente collegato a Sisifo, ndr), da Castiglione, da me e da Giovanni Ferrera, il quale era anche il responsabile del procedimento».
Poi Odevaine propose di inserire La Cascina, gruppo vicino a Comunione e liberazione: «Quando incontrai di nuovo Castiglione gli dissi che era necessario individuare una struttura in grado di gestire i pasti, per cui consigliai di rivolgersi a un soggetto nazionale, cioè La Cascina». Che Castiglione già conosceva: «In più di una occasione Menolascina (dirigente della cooperativa indagato, ndr) mi ha detto che La Cascina aveva stretti rapporti con Lupi, Alfano e Castiglione, e che finanziava la nascita del Ncd. Ricordo ad esempio che il primo evento pubblico di presentazione del nuovo partito si tenne a Bari e in quella occasione vi fu una cena a casa della sorella di Menolascina con Alfano, Lupi, non so se anche Castiglione. Mi pare che Menolascina mi disse di aver finanziato tale evento».

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Le intercettazioni di Mafia Capitale sul CARA di Mineo

LE IMBARAZZANTI COINCIDENZE
E non finisce qui. La parte più interessante delle ammissioni di Odevaine è il racconto ai magistrati sul business dell’accoglienza, sul ruolo della cooperativa di CL La Cascina e il suo legame con l’NCD di Alfano, di cui la coop ha finanziato la nascita, e soprattutto sui legami politici stretti all’epoca della nascita del CARA e finanziati con la sua gestione:

Dice Odevaine: «Dai racconti che ho avuto direttamente da Menolascina (Salvatore, manager de La Cascina finito nell’inchiesta Mafia Capitale n.d.r.) in più di un’occasione so che Castiglione, ovviamente Alfano e soprattutto il ministro Lupi avevano degli stretti rapporti con la Cascina». E della coop vicina a Cl poi aggiunge di pensare che «in qualche modo finanziasse quest’operazione dell’Ncd». Odevaine ricorda che «la prima uscita pubblica con la formazione del partito è stata a Bari», capoluogo pugliese, regione di residenza di Menolascina. Osserva il pm Ielo che «secondo quello che lei ha compreso loro avrebbero contribuito al finanziamento dell’iniziativa di Bari in cui venne presentato l’Ncd a livello nazionale»: Odevaine conferma. In un altro passaggio afferma: «C’era uno strettissimo legame tra il ministro Lupi e La Cascina. Io non sono in grado di dirvi tutte le attività che svolge la Cascina, però dalle cose che ho visto ci sono varie attività e mi sembra che si stia ingrandendo sempre di più ad altri settori degli appalti pubblici».

E, racconta oggi Il Sole 24 Ore, c’è un’evoluzione politica ben precisa intorno alla gestione del CARA di Mineo:

Ma poi agli inquirenti sottolinea anche cosa accade nell’evoluzione politica del centrodestra proprio in relazione al Cara di Mineo. Giuseppe Castiglione, oggi sottosegretario all’Agricoltura, che aveva seguito in prima persona tutta la nascita del Cara, con le ultime elezioni amministrative perde il posto di presidente della provincia di Catania. «Va a prendere il posto designato da Berlusconi, il posto di suo suocero» spiega Odevaine «il posto da senatore. Il senatore Firrarello rinuncia al suo posto, ma lo dà a Giuseppe Castiglione, che quindi viene eletto con Forza Italia nelle liste. Nel frattempo ci sono le elezioni amministrative locali e il passaggio al nuovo centrodestra, diciamo così, l’uscita di Alfano». A quel punto «i comuni che componevano il consorzio» per il Cara di Mineo «erano sostanzialmente quasi tutti più o meno di centrosinistra, alcuni con liste civiche, uno più vicino a Rifondazione» secondo Odevaine «improvvisamente invece diventano, tranne uno, quasi tutti del nuovo centro destra». I verbali raccontano anche di assuzioni dal chiaro sapore politico. «L’Ikea sta a venti chilometri e c’ha 150 dipendenti. Attualmente il centro di Mineo ne sta occupando circa 400». Nel verbale racconta che c’è stata una riunione dei sindaci del consorzio «per spartire tra i comuni il numero di spartizioni da fare» e poi Odevaine aggiunge: «In un’area dove 50 voti eleggono un sindaco».

Emerge il tema del consenso politico dietro Mineo: «A livello nazionale credo che l’Ncd ha preso, non so, il 4%, il 3%, e in quella zona ha preso più del 40%». Il Cara genera 400 dipendenti in un paesino di 3 mila abitanti come Mineo, in cui Ncd ha preso il 40% alle elezioni Europee a fronte di una media nazionale del 4%.
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Coincidenze?