Attualità

«Il giornalista dello scoop su Tutino è stato licenziato da me»

fabio franceschi fatto

Rosario Crocetta va all’attacco. Dopo l’autosospensione inesistente e la smentita della procura di Palermo, il governatore della Sicilia in un’intervista al Fatto contrattacca e dice che il giornalista che ha firmato l’articolo su L’Espresso (che reca la firma di Maurizio Zoppi e Pietro Messina) lavorava con Raffaele Lombardo all’ufficio stampa della Regione ed è stato licenziato da lui, adombrando l’ipotesi di vendetta per la pubblicazione dell’intercettazione che lo mette nei guai:

Qual è il motivo che porterebbe ad attivare un complotto di così vaste proporzioni contro di lei?
Il motivo? La mafia. Le mie caratteristiche, benché venga sistematicamente spernacchiato, danno fastidio. Un antimafioso come me è geneticamente fuori dall’ordine costituito.
Atteniamoci ai fatti.
Quali sono i fatti?
Quelli raccontati dall’Espresso.
Quelli raccontati da un giornalista licenziato da me? (l’autore dell’articolo è stato membro dell’ufficio stampa della regione siciliana, ndr).
Questa sua considerazione da sola non compensa la gravità dei rilievi addebitati.
Falsi, falsissimi, inesistenti. È una turlupinatura.
Senta…
Senta lei: mi lasci in pace, mi accordi un po’di tranquillità, mi riservi la solitudine in questo mio profondissimo dolore.
Abbia pazienza: lei è presidente della Regione Sicilia e la sua amministrazione…
Vogliono le mie dimissioni.
Avrebbero motivo e ragione di chiederle.
Vogliono uccidermi.

crocetta espresso

Crocetta va a nozze con le iperboli.
Posso dare le dimissioni anche lunedì.
Lunedì si dimette?
L’unica cosa insopportabile per me è il fango col quale mi stanno sporcando. L’antimafia è la mia identità, com’è possibile che si possa ritenere come un dato acquisito, normale, plausibile l’ascolto impassibile, anzi connivente, da parte mia di una frase di quel tipo contro Lucia Borsellino?
Purtroppo è la signora Borsellino stessa a ritenerla plausibile.
Perciò sono disperato, distrutto. Perciò piango.
Crocetta fa teatro, vende l’antimafia.
Questo si dice, certo che lo so.
Glielo chiedo di nuovo alla fine di questo colloquio: è davvero certo di non aver mai ascoltato una parola, né detto una parola?
Ancora me lo chiede? E ancora pretende che io risponda a questo massacro facendo finta che sia tutto lecito, pulito, corretto?