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Il figlio che contesta il padre dirigente PD a l'Aquila

Nelle more della contestazione a Matteo Renzi a L’Aquila una storia molto divertente la racconta Giuseppe Caporale oggi su Repubblica. Al centro ci sono il vicepresidente della Regione Abruzzo Giovanni Lolli, dirigente del Partito Democratico, che viene dai Democratici di Sinistra ed è stato sottosegretario dell’ultimo governo Prodi, che durante le proteste è stato colpito da un uovo e a quanto pare anche sfiorato da un lancio di sampietrini che poteva costargli la vita (parole sue), e il figlio Mattia Lolli che invece era uno dei manifestanti ed è finito all’ospedale dopo le manganellate ricevute dalla polizia all’ingresso della sede del Gran Sasso Science Institute. Mattia Lolli, 31 anni, dipendente di Legambiente e leader dei movimenti sociali che si oppongono alla trivellazione dell’Adriatico, ha fatto lastre e non ha nulla di grave. Ma sul padre ha idee piuttosto nette e precise:

«Non mi riconosco in nessun partito e quelli come mio padre non li capisco» spiega Mattia «quando c’era Berlusconi protestavano, ora che c’è di nuovo un uomo solo al comando, solo perché è del loro partito lo appoggiano. Eppure anche loro sono contrari, almeno a parole, alle trivelle in Adriatico e al progetto Ombrina Mare – che prevede a pochissime miglia dalla costa la realizzazione di un impianto grande quanto uno stadio di calcio destinato alla raffinazione del petrolio – ma non hanno il coraggio di alzare la voce. Noi sì».

ombrina renzi
Gli risponde il padre, sempre dalle colonne di Repubblica:

«Premesso che sono orgoglioso di avere un figlio impegnato socialmente, nel merito della vicenda certamente sbaglia. Non è urlando “Renzi vattene dall’Aquila” che si fanno gli interessi dell’Abruzzo. Renzi speriamo che venga altre cento volte. Abbiamo bisogno degli impegni del governo, non di proteste politiche sterili. Su Ombrina anche io sono contrario, ma serve la politica e non la rabbia».

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