Attualità

I servizi segreti spiegano quali sono i veri rischi di terrorismo in Italia

 
L’Italia come potenziale obiettivo di attacchi terroristici. Il rischio di attacchi è crescente. Ma l’ipotesi di terroristi che arrivano dai barconi non ha avuto nessun riscontro, e semmai bisognerebbe preoccuparsi del terrorismo homegrown, quello che ha colpito in Francia e Danimarca. La relazione dei servizi segreti al Parlamento raccontata dall’ANSA sgombera il campo dalle sciocchezze e dai razzismi e punta il dito sui veri rischi per il paese in un esame dei rischi veri per l’Italia che non piacerà a chi sparge demagogia.
 
L’ITALIA COME POTENZIALE OBIETTIVO
L’Italia, spiegano i servizi segreti, è ovviamente un potenziale obiettivo di attacchi terroristici anche per la sua valenza simbolica di epicentro della cristianità, ma allo stato non sono emerse attività o pianificazioni di attacchi nel nostro paese. Il rischio viene da varie categorie, e tra queste anche di donne – mogli, familiari o amiche di combattenti attratte dal sacrificio dei propri cari. Un appuntamento ideale per gli attentati sarebbe la giornata inaugurale dell’Expo, per la quale si sta organizzando una protesta dell’«area antagonista», scrivono, destinata a «richiamare nel capoluogo lombardo attivisti da tutto il territorio nazionale». Ma è evidente che non si parla di terrorismo islamico. Riguardo i nuovi jihadisti, i servizi spiegano che sono giovani, esperti di informatica ma con poca conoscenza della dottrina. L’Ue, scrivono gli 007 nella Relazione al Parlamento, è «permeabile alle attività di proselitismo e reclutamento» e «si moltiplicano i segnali di cooptazione ideologica di aspiranti mujaheddin». Ed è in questo quadro che «è emersa la presenza di quella che potrebbe essere definita come una nuova generazione di jihadisti». E Internet? «Appare sempre più concreto il rischio che sul web “agiscano veri e propri centri di reclutamento per aspiranti jihadisti», in grado di intercettare l’insoddisfazione dei terroristi homegrown che aspirano a passare dalla tastiera di un computer ai teatri di guerra siriani e iracheni. Nel monitoraggio della rete, sottolineano gli 007, «si è registrata la tendenza, soprattutto da parte dei più giovani, a privilegiare i social network, attraverso i quali, tra l’altro, i foreign fighters europei, per spronare i connazionali correligionari, alimentano un’informazione parallela ai comunicati ‘ufficiali’ dei gruppi armati – peraltro sempre più spesso sottotitolati o tradotti in italiano – diffondendo immagini di guerra, ricordi di martiri e il racconto della loro esperienza accanto ai fratelli provenienti da tutto il mondo.

come si finanzia il terrorismo islamico
Come si finanzia il terrorismo islamico (Corriere della Sera, 12 ottobre 2014)

MA I BARCONI NON SONO UN RISCHIO?
Ma i barconi non sono un rischio, nonostante il terrorismo psicologico degli strateghi de’ noantri. Nessun riscontro concreto all’ipotesi di infiltrazioni terroristiche nei flussi di migranti via mare, anche se il rischio «permane all’attenzione dell’intelligence», rileva la relazione dei Servizi al Parlamento, che registra tuttavia quale potenziale minaccia «le rilevate collaborazioni e intese contingenti in estese zone del Nord Africa e della regione sahelo-sahariana tra organizzazioni di trafficanti e gruppi armati di matrice islamista». Invece c’è il rischio che i circuiti jihadisti cerchino di entrare nei centri di immigrazione presenti sul territorio nazionale, che sono esposti alla congestione e quindi permeabili all’azione dei sodalizi criminali. «L’enorme afflusso di migranti sul territorio – prosegue la relazione – ha messo a dura prova la capacità recettiva del circuito di accoglienza». Si sono registrate quindi proteste plateali e violente, nonchè il frequente rifiuto dei profughi di sottoporsi alle procedure di identificazione con conseguenze sull’efficacia delle attività di controllo e riconoscimento. «La dispersione dei migranti sul territorio ed il passaggio alla condizione di clandestinità – indicano gli 007 – hanno accentuato il rischio di una loro cooptazione nei circuiti delinquenziali” e l’aumento esponenziale degli arrivi rischia di creare mancata integrazione, ampliamento dei cosiddetti ghetti etnici e processi di radicalizzazione». Sebbene ad oggi non siano stati registrati attacchi di matrice terroristica contro sistemi Information Technology di rilevanza strategica, l’intelligence invita a non sottovalutare l’interesse di alcuni gruppi a lanciare attacchi cyber contro i sistemi e le reti di infrastrutture critiche di Stati Uniti e Europa. Emerge infine una contrapposizione, destinata ad avere ulteriori sviluppi, tra i due attori della minaccia: Isis e Anonymous.
isis foreign fighters
I foreign fighters arrivati in Siria (Washington Post)

IL PERICOLO DEL TERRORISMO HOMEGROWN
L’Italia potrebbe rappresentare una zona di ripiegamento per i foreign fighters che dall’Europa sono andati a combattere in Siria. Secondo i dati degli 007, si ipotizza che siano 3mila quelli partiti dalla sola Europa, di cui oltre 500 provenienti dai Balcani. Per quanto riguarda l’Italia, dicono i servizi, “la specifica minaccia deve essere valutata non solo per gli sporadici casi nazionali ma anche e soprattutto tenendo presente l’eventualità di un ripiegamento sul nostro territorio di estremisti partiti per la Siria da altri Paesi europei, anche in ragione delle relazioni sviluppate sul campo tra militanti di varia nazionalità”. Sebbene non sono emerse dalle indagini e dall’attività d’intelligence progettualità “ostili” riconducibili all’Is o ad altre formazioni collegate al jihad globale, spiegano gli 007, “la minaccia interessa anche l’Italia, potenziale obiettivo di attacchi pure per la sua valenza simbolica di epicentro della cristianità”. Una valenza, ricordano i servizi, “evocata, di fatto, dai reiterati richiami alla conquista di Roma presenti nella propaganda jihadista”.  I recenti attentati terroristici in Francia “valgono a ribadire i tratti, l’attualità e la concretezza di una minaccia che trova il profilo di maggiore insidiosità nell’estremismo homegrown, un’area di consenso verso il jihad violento che spesso riflette processi di radicalizzazione individuali ed ‘invisibili’. Nel contempo – avvertono gli 007 – il rischio di nuovi attacchi in territorio europeo, e più in generale in Occidente, rimanda alle più recenti evoluzioni del quadro della minaccia, caratterizzato dalla progressiva affermazione dello Stato Islamico di al Baghdadi e dalla connessa, rivitalizzata effervescenza del jihad”.