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I brogli elettorali di Mafia Capitale

Il nome chiave è quello di Luca Gramazio. E il sospetto è che Mafia Capitale ne abbia pilotato (o per lo meno aiutato) l’elezione alla Regione del 2013, quando il figlio del senatore Domenico, una vita tra MSI ed Alleanza Nazionale, fece il botto raggranellando oltre diciottomila preferenze. Gramazio è oggi indagato sulla base dell’articolo 100 del Testo unico elettorale, che punisce chiunque “con minacce e violenza” turbi “il regolare svolgimento”del voto e pure chi “forma falsamente” o “altera” liste, schede o altro materiale elettorale. Il secondo comma è quello decisivo. Vediamo perché.

massimo carminati mafia capitale
Massimo Carminati e la banda di Mafia Capitale (Corriere della Sera, 8 dicembre 2014)

LUCA GRAMAZIO  E I BROGLI ELETTORALI DI MAFIA CAPITALE
«E’ davvero un momento orribile. Non posso che essere dispiaciuto per quanto sta avvenendo in questi giorni, innanzitutto verso la mia famiglia e poi per tutti coloro che mi sostengono e che quotidianamente mi sono vicini. Davvero, non faccio parte di nessun sistema. Mi posso rimproverare mille cose, ma non ho nulla da eccepire sulla mia condotta. Sono tranquillo e quindi, naturalmente, resto a disposizione degli inquirenti»: questa la dichiarazione di Luca Gramazio pubblicata sul suo profilo Facebook qualche giorno dopo la notizia dell’avviso di garanzia nell’ambito dell’indagine su Mafia Capitale. Sul profilo del politico si parla solo della solidarietà di Forza Italia (di cui era capogruppo in Regione), ma le parole sull’inchiesta scarseggiano. Ieri durante Piazzapulita un servizio a firma di Antonino Monteleone vedeva il giornalista alla disperata ricerca del politico, e del padre, per un confronto sulle accuse. Senza successo. La prima volta in cui Gramazio viene chiamato in causa nell’ordinanza del GIP è quando si racconta della giubilazione di Mancini e della sua sostituzione con un altro referente. Ovvero, secondo chi parla, proprio Gramazio.

Nella conversazione con il BRUGIA, il CARMINATI, aggiungeva anche che, al momento, gran parte delle funzioni svolte dal MANCINI, erano state trasferite a “l’amico mio” “che sta al comune”, che, come si vedrà più avanti, si identifica in GRAMAZIO Luca,capogruppo PDL al consiglio comunale, il quale, unitamente a TESTA Fabrizio, si stava occupando in prima persona dell’aggiudicazione degli appalti pubblici in favore dell’organizzazione per il compimento dei quali era già stato individuato un imprenditore membro del gruppo:
GAGLIANONE Agostino inteso Maurizio: “prendono appalti.. poi passano le delibere…i primi de gennaio pigliamo.. incarichiamo Maurizio (GAGLIANONE Agostino ndr) ..c’ho parlato l’altra sera.. lui è pronto..”
Riccardo: vabbè ma i lavori ce l’ha passati quello là?
Massimo: si, si.. lo segue Gioia [fonetico]..mo passa le delibere, mo, non.. non c’ho..non sono più roba sua adesso, mo’ non decide più lui mo’ de.. ce ..ce l’ha…l’amico mio insieme a Fabrizio Testa.. che sta al comune.. passa al comune e poi.. prendono appalti.. poi passano le delibere…[ci sono alcuni impulsi]…i primi de gennaio pigliamo.. incarichiamo Maurizio.. già mi ha detto ci so andato…[ci sono alcuni impulsi]….c’ho parlato l’altra sera.. lui è pronto ..lui..
Come si vedrà meglio più avanti il “subentro” di GRAMAZIO Luca e di TESTA Fabrizio nella gestione degli appalti in favore dell’organizzazione criminale, era stato necessitato dal coinvolgimento del MANCINI in diverse inchieste giudiziarie che infatti, dopo poco tempo, il 24.01.2013, lo costringevano a rassegnare le proprie dimissioni anche da Amministratore Delegato dell’EUR S.p.A..

Ma il punto, e lo racconta oggi il Fatto, riguarda l’elezione di Gramazio in Regione. Proprio per le urne del 2013 Gramazio è indagato in concorso con altri da identificare perché produceva schede elettorali false, nel febbraio 2013: il sospetto, secondo gli inquirenti, è che siano state usate schede stampate in esubero rispetto al necessario. Alla base della convinzione dei magistrati c’è una conversazione del 2 febbraio 2013 tra Gramazio e una persona non identificata. Mentre parla con questa persona,Gramazio chiama Simone Foglio , consigliere Pdl all’VIII Municipio. E così gli inquirenti possono ascoltare quanto Gramazio dice al suo vicino: “Finite le operazioni di voto … le urne vanno in alcune sedi dove vengono contate, tutto, non si tratta della classica operazione di controllo delle schede … quello c’abbiamo ancora il tempo per fare degli inserimenti”. Poi Gramazio conclude: “Ce provo… se stiamo in tempo la metto”.

mafia capitale cooperative
La cupola che governava Mafia Capitale (Corriere della Sera, 3 dicembre 2014)

LE NOMINE IN AMA DI MAFIA CAPITALE
Nell’ordinanza però non c’è solo questo. Si racconta infatti dell’approdo dell’avvocato Berti nel consiglio di amministrazione di AMA, una nomina che interessava la banda di Carminati e Buzzi, e che viene pilotata attraverso la scelta di nomi che dovrebbero poi essere utilizzati come referenti dell’organizzazione. A occuparsi della storia è proprio Gramazio:

Luca GRAMAZIO, il 21.11.2012, alle 09:20120, contattava Fabrizio TESTA ed esordiva: “lassù qualcuno ci ama…” precisando: “…oggi ci siamo… alle 18:30 aggiornati per chiudere… per chiudere il quadro io ho avuto un sostanziale sostegno da parte di tutti… di tutti sulla mia … sulla richiesta…su quella posizione che oggi non c’è più, del consiglio di amministrazione… poi dovremmo decide insieme il nome insomma… poi ragioneremo su questo…”. Fabrizio TESTA confermava e ripeteva: “lassù qualcuno ci ama”, utilizzando in modo allegorico una declinazione del verbo amare per indicare l’acronimo dell’Azienda Municipalizzata Ambiente. GRAMAZIO ribadiva che nel pomeriggio ci sarebbe stato “…questo tipo di chiusura e andiamo..”.

Chiosano i magistrati: «E’ appena il caso di rilevare che, in questo come in altri casi, l’uso della prima persona plurale è il segno linguistico di una realtà metaindividuale, della quale entrambi gli interlocutori sono espressione, nel cui interesse i due operano. Una realtà metaindividuale della quale Carminati condivide interessi, finalità e metodi, posto che, come si evince dalla conversazione che segue, egli chiama Testa, attraverso utenze dedicate, per manifestargli la sua soddisfazione e per incoraggiarlo in vista dell’imminente nomina». Ma c’è di più. Il 23 luglio 2013 veniva documentato l’incontro, presso il ristorante Dar Bruttone, tra Luca Gramazio, il Senatore Domenico e Massimo CARMINATI, della cui organizzazione s’interessava Fabrizio Testa. Sempre del periodo delle elezioni invece è invece questo dialogo tra Michele Baldi, poi eletto nella lista di Zingaretti, e lo stesso Gramazio, riportato oggi dal Fatto:

Al telefono il 20 febbraio 2013 con tono scherzoso Baldi diceva: “Senti, visto che vai da Marione (Marione Corsi,speaker radiofonico, ndr), dove i tuoi colleghi vorrebbero pagare ma non ce vanno … Io a te, non a papà, a te … te posso chiedere un favore da leale? …Gli dici alla tua rete di scrutatori de rispettamme?”.E Gramazio assicura: “Cento per cento, stai tranquillo”. La familiarità di Gramazio con le trasmissioni di Mario Corsi è testimoniata anche dall’attività di indagine su MassimoCarminati, visto che il presunto boss si dà assai da fare per l’amico Luca. Scrivono gli inquirenti: “A proposito dell’appoggio da dare a Gramazio Luca per le prossime elezioni, giàemerso in numerose conversazioni telefoniche tra gli indagati, Carminati diceva ‘ho parlatocon quell’amico mio (CORSI Mario) per programmare qualche intervista in radio, le cose, mi ha detto che lui è a completa disposizione’”.

Alla fine Carminati esclamerà: «Sto con il più votato di tutta Roma», al telefono con Testa e riferendosi a Gramazio.

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