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MCS: Giulio Golia ha "scoperto" una "nuova" malattia!

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Se c’è qualcosa che dovremmo avere imparato in questi anni è che i servizi di Giulio Golia delle Iene non sono molto accurati, soprattutto quando si tratta di parlare di malattie e cure mediche. Qualche tempo fa Golia è stato il principale responsabile della diffusione della bufala della cura Stamina e del metodo Vannoni, la prudenza avrebbe consigliato a chiunque abbia a cuore la messa in onda di un programma di informazione di evitare che Golia possa occuparsi nuovamente di questioni legate alla salute. Ma ovviamente le Iene non sono un programma d’informazione e quindi Golia è libero di scorrazzare in giro per l’Italia alla ricerca delle malattie che fanno più audience.

Le Iene e “la malattia invisibile” di next-quotidiano

Cos’è la MCS?

L’inviato delle Iene che potrebbe essere il conduttore ideale della versione italiana di Malattie Misteriose ieri è andato alla caccia dei malati di MCS (da non confondere con la meningite cerebro spinale), una malattia rara nota anche con il nome di Multiple Chemical Sensitivity che in italiano si traduce con sensibilità chimica multipla. Golia è andato ad intervistare diversi malati di MCS, in particolare la signora Cinzia da Vicenza che a causa di questa malattia è costretta a non uscire mai di casa ed era arrivata al punto di non potersi nutrire d’altro che di pollo e miglio cotti in acqua minerale. Una vita infernale quella di Cinzia e di altri malati di MCS che non possono nemmeno usare il telefono cellulare, stare troppo a lungo in presenza di estranei non adeguatamente “bonificati”. Cinzia, che ha fatto tutta l’intervista con addosso una mascherina, spiega che si tratta di un’intossicazione cronica dell’organismo. Il suo corpo, racconta, non è in grado di eliminare le sostanze chimiche con le quali viene in contatto per inalazione (è particolarmente sensibile agli odori) che le causano “un’infiammazione degli organi interni”. Ma non sono solo gli odori il problema, Cinzia ha sviluppato una sensibilità all’elettromagnetismo (quindi a tutti gli apparecchi elettronici) e a quasi tutti gli alimenti. Insomma in parole povere si tratta di una forma di “allergia a tutto” per la quale non c’è una cura e che è molto difficile da diagnosticare. Il motivo è dovuto soprattutto al fatto che non esiste una definizione chiara di cosa sia la MCS, anzi, a dirla tutta molti medici non ritengono che esista in quanto tale. Qual è il problema, le persone come Cinzia stanno effettivamente male, qualcosa dovranno pur avere no? È vero, ed infatti qualcosa che non va ci deve essere di sicuro, solo che OMS e diverse associazioni di medici sono molto cauti nell’individuare il dato biologico e la componente organico di questa sindrome che non è, al momento, una malattia riconosciuta in modo unanime da medici e scienziati. L’OMS però, a proposito dell’ipersensibilità ai campi elettromagnetici dice anche
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 La spettacolarizzazione di una malattia in televisione non fa bene ai pazienti

La difficoltà principale dei medici è quella di riuscire a isolare e “vedere” i sintomi che spesso e volentieri vengono riferiti dal paziente e sono piuttosto vaghi, non siamo di fronte ad un’allergia ma ad una non meglio identificata forma di intolleranza (come la definisce Anfisc). La mancanza di un riconoscimento ufficiale da parte della scienza medica (anche se alcune regioni italiane hanno iniziato a riconoscere la MCS come malattia) non aiuta i pazienti che si trovano in una situazione molto delicata e corrono il rischio di essere presi per matti. Dall’altra parte questa situazione spinge molti malati ad abbandonare la cosiddetta medicina ufficiale per avvicinarsi a forme di terapia più esoteriche che rispondano meglio al loro bisogno non solo di essere curati ma di essere riconosciuti in quanto malati. È una situazione molto delicata sulla quale non si può fare informazione accusando il Sistema Sanitario Nazionale di non voler aiutare i malati come fanno implicitamente le Iene. Sappiamo dove si va a finire quando si fanno ragionamenti del genere, e Golia in particolare dovrebbe saperlo bene. Golia dice ad esempio che il fatto che per molti la malattia di Cinzia “sia solo nella sua mente” significa che non è reale. Ma si sbaglia, perché la mancanza di un dato organico non significa che la malattia non sia reale, nessuno dovrebbe dubitare della sofferenza di un malato. L’eventuale classificazione della MCS a disturbo psicologico non significherebbe derubricare la MCS a malattia di second’ordine né affermare che i pazienti sono “pazzi”; la depressione è una malattia e nessuno si sogna di dire che è una cosa da poco o che le persone depresse sono “pazze”. Facendo come fa Golia però si rischia di spingere i pazienti verso false cure che difficilmente li potranno aiutare. E non è un caso che su Internet i siti che trattano di “cure” per la MCS siano gli stessi che parlano della correlazione tra vaccini e autismo e magari morgellons, insomma non proprio fonti attendibili. Ad esempio Cinzia e suo marito riferiscono di essersi recati a Londra per tentare di trovare una cura, probabilmente sono andati in questa clinica privata che come riferisce Salvo Di Grazia è meta di pellegrinaggio per molti malati di MCS ma che propone terapie “esoteriche” che probabilmente hanno ben poco di medico: disintossicazioni ed altre pratiche che non hanno molto senso SE la MCS non è una forma di reazione allergica. Né gli intervistati, né Golia fanno uno sforzo per spiegare cosa siano i “vaccini” che Cinzia assume per bocca quando ad un certo punto dell’intervista ha una crisi. È evidente come non siano vaccini nel senso con il quale il termine viene inteso in medicina, e viste le modalità di conservazione (un tupperware) e di  assunzione (in gocce e sublinguale)  possono essere due cose: o si tratta di una “terapia” di immunizzazione a “basso dosaggio” alle sostanze che causano le sue crisi o sono rimedi omeopatici, del resto se la donna ha un’intolleranza a quasi tutte le sostanze chimiche conosciute (e non) non rimangono molte possibilità. E come sappiamo è scientificamente l’omeopatia non serve a nulla. Come sempre il rischio di questi servizi televisivi è duplice, da un lato si banalizza per spettacolarizzarla una condizione patologica che genera sofferenze reali, dall’altro si spingono le persone verso i misteriosi “centri di cura inglesi” che presumibilmente forniscono cure non approvate e non certificate.