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Giuliano Delnevo: chi è il foreign fighter indagato per terrorismo internazionale

Ieri a Le Invasioni Barbariche è andata in onda l’intervista a Carlo Delnevo, il padre di Giuliano Delnevo, convertito all’Islam e partito per la Siria dove, secondo gli ultimi rapporti, ha trovato la morte. Il padre ha raccontato della sua conversione da 18enne e del suo nuovo nome Giuliano Ibrahim Delnevo, della frequentazione delle moschee e della sua improvvisa trasformazione per mimetizzarsi, entrare in Turchia e andare a combattere in Siria a Bashar-Al-Assad. «Ha combattuto intorno al carcere di Aleppo, diceva che non si arrendevano perché vedevano la bandiera dell’Islam», racconta il padre nel servizio.

Il padre, com’è comprensibile, ha difeso a spada tratta il figlio dalle accuse di terrorismo internazionale, dicendo che i talebani non sono terroristi, ma «guerrieri, molto più guerrieri degli americani che li bombardano». Del figlio ha parlato come di un cavaliere mediorientale, al quale «va dato onore».
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GIULIANO DELNEVO: CHI È IL FOREIGN FIGHTER INDAGATO PER TERRORISMO INTERNAZIONALE
Secondo gli inquirenti Delnevo è morto nel giugno 2013 in Siria. Sull’accusa di assoldare nuovi combattenti il procuratore capo di Genova Michele di Lecce spiegò al Secolo XIX: «Il giovane deceduto in Medio Oriente faceva proselitismo, specie via Internet». Ed è dal mondo virtuale che prende le mosse la nuova inchiesta dell’Antiterrorismo e di numerose procure italiane. In particolare dall’attività di due coniugi musulmani, Moez Garsallaoui e Malika El Aroud. Sono i fondatori del sito summa-minbar.sos e finiscono sotto inchiesta, in Svizzera, nel 2007. Oggi lei è in carcere, condannata a otto anni di reclusione (sta scontando la pena in Belgio), lui dopo essere fuggito e sparito, viene ammazzato nell’ottobre del 2012 da un drone guidato dagli 007 statunitensi, al confine tra l’Afghanistan e il Pakistan. Al loro forum si collegavano molti magrebini residenti in Italia, per discutere di islam e guerra santa. Compresi Anas El Abboubi, nordafricano arrestato lo scorso 6 giugno a Brescia perché sospettato di fare a sua volta proselitismo attraverso le pagine web di Sharia4Italy, e Mohamed Jarmoune, catturato sempre nel bresciano il 15 marzo 2012 perché accusato di aver progettato un attentato alla moschea milanese di via Guastalla. Secondo quanto risulta alla Farnesina, Delnevo sarebbe stato ucciso da un cecchino nell’estate dello scorso anno ma non c’è alcuna dichiarazione ufficiale di morte anche perché il corpo non è mai stato trovato. «Ci risulta – spiegano alla Farnesina -, in accordo con quello che dicono anche alcuni famigliari, che il corpo di Delnevo sia sepolto in prossimità di Aleppo, nella zona degli scontri. Recuperarlo al fine di un’identificazione certa in questo momento presenta fortissimi rischi, di fatto è quasi impossibile. Il console Caporossi, che si trova a Beirut, ha fornito alla famiglia le informazioni in nostro possesso».