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Giampiero Vigilanti: l'ex legionario indagato per il Mostro di Firenze

L’inchiesta sul Mostro di Firenze è ancora aperta: la Procura e i carabinieri del Ros battono una nuova pista, che cerca contatti tra un estremista di destra e i personaggi già al centro del processo ai cosiddetti “compagni di merende”. Un ex legionario è indagato: si tratta, come riferisce il Corriere Fiorentino, di Giampiero Vigilanti, 87 anni, residente a Prato ed originario di Vicchio del Mugello (Firenze), che ha conosciuto Pietro Pacciani, il sospettato numero uno per i delitti delle otto coppie di fidanzati commessi nelle campagne intorno a Firenze fra il 1968 e il 1985.

Giampiero Vigilanti: l’ex legionario indagato per il Mostro di Firenze

Vigilanti fu già perquisito nel settembre del 1985, tre giorni prima della perquisizione in casa di Pacciani. Ma Vigilanti non sarebbe il solo indagato in questa nuova inchiesta affidata dalla Procura di Firenze al procuratore capo di Pistoia, Paolo Canessa, l’ex pm fiorentino che da sempre cerca la verità sul mistero del killer delle coppiette massacrate. Sono state passate al setaccio le relazioni di Vigilanti con Pacciani, con un defunto imprenditore di origini tedesche a suo tempo investito dalle indagini e con Salvatore Vinci, ma anche con altri elementi delle destra più estrema. L’ipotesi – scrive l’edizione fiorentina di “La Repubblica” che dà conto dei nuovi sviluppi – è che ci siano stati contatti con la strategia della tensione e con la volontà di aumentare la pressione sulla Procura di Firenze che all’epoca indagava sugli attentati ai treni.

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La cartina dei delitti del Mostro di Firenze (La Nazione)

I delitti del Mostro di Firenze sarebbero stati uno dei fronti della strategia della tensione che ha sconvolto l’Italia dalla fine degli anni Sessanta fino alla metà degli anni Ottanta: sarebbe la tesi, secondo l’edizione fiorentina di “La Repubblica”, che sembra aver acquistato forza durante le più recenti indagini della Procura di Firenze e dei carabinieri del Ros sulle uccisioni delle otto coppie di fidanzati. Delitti firmati dalla stessa arma, una Beretta calibro 22, dagli stessi proiettili Winchester serie H e, a partire da quello del 1974, dallo strazio dei corpi delle vittime femminili, con asportazioni di lembi di seno e di pube. Delitti che sembrano appartenere a un mondo totalmente estraneo alle trame nere, alle bombe sui treni, alle stragi che hanno segnato quegli stessi anni. In realtà conseguirono lo stesso obiettivo, quello di spargere terrore indiscriminato: perché chiunque poteva essere colpito, i giovani in particolare.

Una trama nera per il Mostro di Firenze

Il protagonista della nuova inchiesta è l’ex legionario Giampiero Vigilanti. Cinque anni fa l’avvocato Vieri Adriani, che rappresenta i familiari di Nadine Mauriot, la giovane donna francese uccisa a Scopeti l’8 settembre 1985 con il fidanzato Jean Michel Kraveichvili, ha presentato un esposto, seguito da diverse integrazioni, in cui suggeriva di approfondire una pista già sfiorata oltre 30 anni fa e poi abbandonata.

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Il luogo del delitto di Nadine Mauriot

La pista di indagine indicata dall’avvocato Adriani conduce all’ex legionario Giampiero Vigilanti, 87 anni, reduce da molte guerre, originario di Vicchio come Pietro Pacciani. Il 16 settembre 1985, pochi giorni dopo il delitto di Scopeti, i carabinieri lo perquisirono “in quanto il predetto, da accertamenti svolti, poteva identificarsi nel noto Mostro di Firenze” (si legge nel verbale dell’epoca). Trovarono soltanto molti articoli sulle uccisioni dei fidanzati e sulle prostitute uccise in quegli stessi anni. Poteva essere solo il segno di un interesse morboso e niente più.

I proiettili Winchester H

Nel novembre del 1994, in seguito a gravi dissidi con un vicino, l’ex legionario fu nuovamente perquisito e in quella circostanza i carabinieri gli trovarono 176 proiettili Winchester serie H non più in produzione dal 1981. Ovvero la stessa serie usata dal Mostro di Firenze.
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Le più recenti indagini sono riservatissime, ma ora l’ex legionario è sotto inchiesta in relazione ai delitti e che sono state passate al setaccio le sue relazioni non soltanto con Pacciani, di cui era conterraneo e quasi coetaneo, non soltanto con un defunto imprenditore di origini tedesche a suo tempo investito dalle indagini e con Salvatore Vinci, già indagato nell’ambito della pista sarda, che abitava nella sua stessa strada, ma anche con altri elementi della destra più estrema. Nell’inchiesta risulterebbero anche altri indagati.