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Il generale Pappalardo rinviato a giudizio per vilipendio di Mattarella

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Il generale di brigata in congedo dall’Arma dei carabinieri, Antonio Pappalardo, è stato rinviato a giudizio per vilipendio del presidente della Repubblica, Sergio Mattarella. Lo ha deciso il gup del tribunale di Roma accogliendo la richiesta del pm Sergio Colaiocco. Era il 21 dicembre 2017 quando nella veste di presidente del Movimento ‘Liberazione Italia’ si presentò al Quirinale per notificare “un ‘verbale d’arresto a carico di Sergio Mattarella per il delitto di usurpazione di potere politico, definendolo, in presenza di più persone, un usurpatore”.

Il generale Pappalardo rinviato a giudizio per vilipendio di Mattarella

Per la Procura il generale 73enne ha offeso l’onore e il prestigio del presidente della Repubblica che defini’ “un usurpatore” arrivando a tentare di notificare al Quirinale, il 21 dicembre del 2017, “un verbale d’arresto a suo carico” per il reato di “usurpazione del potere politico”. “Ho chiesto io stesso al giudice di andare a processo. Voglio capire se ci sarà un giudice che mi spiegherà se quello che ho fatto è un qualcosa di illegale o meno”, ha commentato Pappalardo lasciando il Tribunale di Roma. Il generale, inoltre, rischia un secondo processo per il reato di istigazione a commettere arresto illegale. In questo caso l’indagato invitò le forze dell’ordine ad arrestare membri del governo e parlamentari che riteneva non legittimati dopo una sentenza della Consulta del 2014 che si era espressa sulla incostituzionalità del Porcellum, la legge elettorale vigenti all’epoca.

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All’epoca raccontammo come si era svolto l’arresto di Mattarella:

In mancanza di comunicazioni ufficiali abbiamo quindi raggiunto telefonicamente il Generale Pappalardo che ci ha spiegato come si è svolto l’arresto. La delegazione del Movimento Liberazione Italia si è recata questa mattina, alle 11:30 in Piazza del Quirinale per procedere all’arresto. A quel punto – racconta il Generale al telefono – «siamo stati bloccati all’ingresso del Palazzo». Un funzionario è uscito per indagare sulle intenzioni del gruppetto. Pappalardo è stato chiarissimo «debbo parlare con Sergio Mattarella», ha detto, tenendoci a precisare di non essersi riferito a Mattarella chiamandolo Presidente perché abusivo.
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A quanto pare però dal Quirinale hanno risposto che “il Presidente non era disponibile” a ricevere la delegazione del MLI. A quel punto è scattato il piano B. Ovvero il verbale d’arresto è stato notificato all’ingresso del Quirinale. Al reato di usurpazione di potere politico contestato al Presidente della Repubblica è stato aggiunto quello di resistenza a pubblico ufficiale.
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Una volta espletate le formalità Pappalardo e i suoi si sono recati in una caserma dei Carabinieri per verbalizzare quanto accaduto. Pappalardo ci ha tenuto a ricordare che «una volta notificato il verbale d’arresto qualsiasi cittadino può procedere ad arrestare il Presidente in qualsiasi momento». Infine il MLI ha anche deciso di denunciare il Procuratore di Roma Giuseppe Pignatone per omissione d’atti d’ufficio e favoreggiamento dal momento che non ha dato corso alle “numerose denunce del MLI contro i parlamentari abusivi”.

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