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La storia della famiglia avvelenata dal tallio

È morta la scorsa notte anche Maria Gioia Pittana, terza componente della famiglia Del Zotto colpita da intossicazione da tallio. La donna, 87 anni, era la moglie di Giovanni Battista e madre di Patrizia, morti a poche ore di distanza l’uno dall’altra in ospedale a Desio (Monza) il 2 ottobre scorso. Anche Maria Gioia era stata portata nello stesso ospedale dove si trovano tutt’ora gli altri due familiari e la badante, ricoverati per lo stesso motivo.

La storia della famiglia avvelenata dal tallio

Mentre proseguono le indagini per accertare come sia avvenuto l’avvelenamento, probabilmente durante la vacanza in Friuli, è quindi salito a tre il numero delle vittime. Maria Gioia Pittana era ricoverata all’ospedale di Desio dal 29 settembre e le sue condizioni erano apparse subito molto critiche. In questi giorni la situazione clinica non è mai migliorata anche a causa, a quanto si apprende, di patologie pregresse legate all’età. Il decesso la scorsa notte alle 3.10. Maria Gioia era la mamma di Patrizia del Zotto, 62 anni, la prima vittima. Poche ore dopo era morto il padre, e marito di Maria Gioia, Giovanni Battista, 94 anni. In ospedale restano ricoverati l’altra figlia, Laura Del Zotto, la badante Serafina Pogliani e il marito di Patrizia, Enrico Ronchi. Le prime due sono nel reparto di Neurologia ed è invariata la loro situazione dal punto di vista neurologico. Non ci sono sintomi di nuova insorgenza, i parametri vitali sono nei limiti e proseguono la terapia con l’antidoto. Enrico Ronchi, ricoverato nel reparto di Medicina, è stabile e in buone condizioni.

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Le zone dlel’avvelenamento da tallio (Corriere della Sera, 14 ottobre 2017)

Ancora non è stato è stato accertato come sia avvenuto l’avvelenamento. Ieri i carabinieri della compagnia di Latisana (Udine) hanno fatto un nuovo controllo nella casa di campagna di Santa Marizza di Varmo (Udine) in cui avevano trascorso le ferie estive i Del Zotto, per prelevare i filtri di un deumidificatore e di un condizionatore dell’abitazione. I due impianti sarebbero stati tenuti costantemente accesi durante il soggiorno. Alcuni giorni fa analisi di laboratorio eseguite dall’azienda sanitaria 3 “Alto Collinare e Medio Friuli hanno escluso come causa l’acqua del pozzo artesiano di Varmo (Udine) che alimenta le utenze della casa di campagna. Gli inquirenti (indaga la procura di Monza per omicidio colposo con i carabinieri di Monza e Latisana) attendono dunque gli esiti delle analisi degli altri campioni di materiale biologico prelevati nell’abitazione friulana: escrementi di piccione, di topo, su sacchettini di topicida e animali morti, prelevati nella mansarda e nel fienile del casale che non è risultato comunque infestato dai volatili.

Come avviene l’avvelenamento da tallio

Ma come uccide il tallio? La “colpa” sta nel suo ione monovalente dalle dimensioni identiche a quelle del potassio. Nell’organismo lo ione del tallio “sostituisce” il potassio, specie in enzimi che ne hanno bisogno per cervello, pelle e muscoli. L’organismo dopo un po’ di tempo si accorge della sostituzione, tenta di espellere il tallio, che però viene riassorbito dal tubo digerente, tornando ad avvelenare gli enzimi. E così via fino alla morte, a meno che non si riesca a fissare il tallio in una forma chimica stabile, cosa che si riesce a fare da una trentina d’anni grazie al blu di Prussia, ossia al ferrocianuro di potassio. Ma non sempre si arriva in tempo, come nel caso delle tre vittime di Monza. Ma cosa li ha concretamente avvelenati?
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Esclusa la tesi dei piccioni, che in nessun caso in letteratura vengono ritenuti portatori di avvelenamento da tallio, probabilmente il segreto sta nell’acqua. Una falda o una fonte contaminata, da cause ancora ignote. Da molti anni il solfato di tallio non viene più utilizzato come topicida o come anti-pidocchi, proprio perché ci si accorse presto della sua tossicità. Secondo l’Agenzia americana per la Protezione dell’Ambiente, tra le fonti antropiche di inquinamento da tallio vi sono le emissioni gassose dei cementifici, delle centrali a carbone e delle fogne per metalli. Le scorie tossiche finiscono nell’acqua a seguito di operazioni di trattamento del minerale a scopi industriali. Ma per capire cosa ha ucciso tre persone in Brianza bisognera’ aspettare l’esito delle indagini.