Attualità

La falsa invalida che non lo era

Nel 2013 era stata denunciata dall’ex marito come falsa invalida, nonostante avesse ormai ottantunenne. La procura di Milano, che indagava, aveva aperto un’inchiesta per simulazione e truffa, contestandole la bella cifra di 170mila euro totali di indennità mensili percepite senza averne il titolo. Ma alla fine è arrivata la sorpresa, e quella che sembrava una delle tante storie di truffe al sistema previdenziale italiano invece era un calesse (cit.). Luigi Ferrarella racconta sul Corriere la sua storia:

Peccato che la «falsa cieca»,ora assolta dalla giudice milanese Cristina Di Censo «perché il fatto non sussiste», fosse cieca per davvero. Colpevole soltanto di aver un po’ paura della compassione altrui, e invece nessuna paura di rivendicare e costruirsi nella vita quotidiana più autonomia possibile: deambulando da sola dentro casa e anche attorno casa entro un determinato perimetro di luoghi familiari e mezzi pubblici noti, ed elaborando nel paesaggio urbano piccoli accorgimenti che le consentissero di utilizzare in qualche modo il residuo 1/50 di «visus» buono appena a farle intuire l’ombra di una mano davanti al naso.«Non ho mai visto dall’occhio destro, ma vedevo qualcosa dal sinistro, tanto che riuscivo a insegnare». Ma «a 32 anni nel marzo 1976, in classe mi sono accorta che vedevo le figure dei ragazzi in modo distorto.Con l’aggravarsi di questa patologia,sono stata dichiarata inidonea all’insegnamento e demansionata a centralinista»,con assegno Inps riconosciutole nel 1989 e confermato nel 2002. Ma a denunciarla come finta disabile il 30 aprile 2013 è l’ex marito, peraltro poi in tutt’altra vicenda condannato a 1 annoper falso ideologico in tandem con la propria colf.

pensioni di invalidità
Gli inquirenti filmano la signora e credono che dica tutto il video chela mostra uscire da casa, attraversare la strada e fare la spesa in un negozio, tanto che la Procura contesta d’aver lucrato 177.000 euro di pensione e le sequestra la casa dove vive, valutata 200.000 euro, e due appartamenti di edilizia popolare a Milano e Grosseto da 160.000 e 156.000 euro:

Gli avvocati Matteo Calori e Paolo Vivian e il loro perito oppongono però che «non ci troviamo di fronte a una persona cieca che abbia alzato bandiera bianca di fronte al suo handicap: al contrario, ha sempre rifiutato di soccombere alla sua condizione». «Rifiuto il bastone, che mi intralcia — spiega lei nell’interrogatorio —. Io non sono nata disabile, ho dei ricordi visivi. Tendo a nascondere il mio handicap perché temo che le persone mi compatiscano. È vero che vado al mercato, la mia amica mi accompagna al banco e io comincio a toccare la merce e con il tatto mi aiuto nella scelta. I colori, che non vedo, me li descrive lei. Per fare la spesa ho diversi borsellini, uno con le monete da 1 e 2 euro,uno con i centesimi, uno con le banconote. I tre negozianti che frequento, come il panettiere, il tabaccaio o il farmacista, mi conoscono e io ho fiducia in loro, gli consegno i borsellini e loro prelevano direttamente il denaro. In casa, per il mio guardaroba, mi sono organizzata con nastrini di vario tessuto, ai colori chiari metto il nastrino di seta, a quelli scuri il tessuto più pesante. Lo stesso faccio con le scarpe, che distinguo per colore secondo i ripiani della scarpiera. Per attraversare la strada che conosco seguo il movimento degli altri pedoni e cerco di ascoltare i motori delle macchine, consapevole di rischiare. Ho anche imparato i passi per evitare le pozzanghere quando piove».

Insomma, è cieca, è onesta e rifiuta la commiserazione. Che abbia subito un processo, per queste colpe, in Italia è il minimo.