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«Eleonora Bottaro poteva salvarsi dalla leucemia»

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La Stampa torna oggi sulla vicenda di Eleonora Bottaro, la ragazza di Bagnoli in provincia di Padova morta di leucemia lunedì 29 agosto nell’ospedale di Schiavonia. Il quotidiano, in un articolo a firma di Andrea De Polo, racconta che la ragazza si è spenta a causa di una leucemia linfoblastica acuta diagnosticata alla fine del 2015, rifiutando di sottoporsi alle cure mediche e in particolare alla chemioterapia.

 In questi nove mesi, Eleonora non si è mai sottoposta ai cicli di chemioterapia prescritti dai medici: secondo i genitori erano del tutto inutili, convinti che la sua fosse una malattia di origine psicosomatica (insorta a causa del lutto per la scomparsa del fratello Luca tre anni fa) da curare con cortisone e vitamina C. Oggi, giorno dei funerali della ragazza a Bagnoli di Sopra, il suo paese di origine, i medici dicono che se si fosse sottoposta alla chemioterapia tradizionale avrebbe avuto l’80 per cento di possibilità di salvarsi. La famiglia giura che Eleonora non ha subito alcuna imposizione: lei stessa avrebbe rifiutato la chemioterapia, sconvolta dal fatto che una sua amica trattata con chemio, sempre all’ospedale di Padova, fosse morta di leucemia un anno prima.

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Ma c’è di più. Abbiamo raccontato che al padre Lino e alla famiglia era stata interdetta la patria potestà dal tribunale dei minori di Padova perché volevano che seguisse metodi “alternativi” nella cura, e hanno rifiutato in particolare di sottoporla alla chemioterapia; poi una raccolta firme nel paese in favore dei Bottaro, firmata anche dal sindaco, aveva portato a quella che i giornali locali chiamano “mediazione”: la famiglia aveva ottenuto che la figlia fosse ricoverata in Svizzera, in una struttura che pratica cure alternative, dove le praticavano cure a base di cortisone e vitamina C.  Il primario di Oncoematologia dell’ospedale in provincia di Padova, il professor Giuseppe Basso, spiega che la ragazza avrebbe avuto buone probabilità di salvarsi:

«La leucemia linfoblastica acuta è una malattia curabile che nell’80 per cento dei casi porta alla guarigione con la chemioterapia. È considerato uno dei più grandi successi della medicina moderna: 40 anni fa moriva il cento per cento dei pazienti. Abbiamo proposto alla famiglia il protocollo “Aieop-Bfm”, che attualmente ha curato oltre 4 mila pazienti in Europa assicurando standard di guarigione alti. I genitori hanno tergiversato, fino ad arrivare alla rottura». Il professor Basso ha segnalato l’episodio alla direzione ospedaliera e, quindi, al Tribunale dei Minori. Di origine psicosomatica della leucemia, la tesi dei genitori, non vuole nemmeno sentir parlare: «La realtà delle cose è molto distante. Questa è una storia pesante, l’abbiamo vissuta male: non poter curare una ragazzina su cui c’erano alte possibilità di guarigione, e lo avevamo detto chiaramente ai genitori, è devastante anche per noi medici».

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