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E Ricciardi parla già di “terza ondata”

Walter Ricciardi, consulente del ministro della Salute Roberto Speranza, spiega in un’intervista a Repubblica che non è più tempo di lockdown generalizzati. E parla di prospettiva di una terza ondata

walter ricciardi

Walter Ricciardi, consulente del ministro della Salute Roberto Speranza, spiega in un’intervista a Repubblica che non è più tempo di lockdown generalizzati. E parla di prospettiva di una terza ondata:

Professore, l’Itaca è ancora In tempo per fare un tracciamento più efficiente e tecnologico, coma alcuni Paesi dell’Estremo Oriente?
«In alcune regioni ormai è troppo tardi perché fronteggiano una crescita esponenziale del contagio. Non possono più basarsi sul tracing, devono fare chiusure. Altrove però il tracciamento va potenziato: c’è la prospettiva di una terza ondata».

La Corea del Sud usa telecamere facciali, si può fare anche da noi?
«Non bisogna arrivare a quell’estremo, ma si può comunque pensare a un tracciamento tecnologicamente più penetrante rispetto a quello usato adesso. 11 sistema non dovrebbe dare solo la notifica dell’avvenuto contagio, come fa Immuni, ma anche qualche forma di georeferenziazione per ricostruire la catena dei contatti. Lo proposi ad aprile ma mi dissero che non si poteva fare, le forze politiche erano tutte contrarie».

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Immuni è utile?
«A parte che rianno scaricata troppo poche persone, la app ha un’utilità limitata dal fatto che consente la segnalazione del contatto ma non la vera indagine epidemiologica. Soprattutto non permette di dare prestazioni aggiuntive ai positivi. Sarebbe ad esempio stato utile che ai tracciati venissero offerti test e assistenza a casa».

Lei ha parlato di tecnologia, ma I dipartimenti di prevenzione delle Asi soffrono di organkl ridotti.
«Non va bene. Vivremo mesi col virus e dobbiamo avere soldati in trincea. Ora sono troppo pochi. Ma questa è una guerra che ha bisogno anche di tecnologia. Se non hai uomini e, come detto, disponi di strumenti tecnologici limitati, il virus entra, scavalca la trincea e dilaga».

Cosa serve nelle regioni più in difficoltà?
«Vanno fatte chiusure mirate, con precisione chirurgica. In questa fase non ha senso muoversi a livello regionale ma metropolitano, provinciale, comunale. Non è più il momento di lockdown generalizzati. Ma i governatori devono assumersi le loro responsabilità. Ad alto rischio ora ci sono Milano e Napoli ma anche Roma, tra un po’, potrebbe essere nella stessa situazione»

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