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La storia del vignettista ucciso dal Mossad a Londra

In questi giorni l’Interwebs sta dando il meglio di sé, ci sono i complottisti che chiedono di vedere i cadaveri delle persone uccise a Parigi per avere la prova che siano morti davvero. E ci sono quelli che preferiscono ricordare altri morti, altre stragi, altri massacri che non mancano certo ma che senso ha contrapporli l’uno con l’altro? Perché una cosa è criticare il modo in cui i mezzi d’informazione hanno trattato la vicenda degli attentati di Parigi rispetto ai massacri di Boko Haram in Nigeria, un altro è limitarsi alla conta dei morti o arrivare a dire: “i morti che ricordo io sono meglio dei morti che ricordi tu”. Non è una novità nemmeno questa, l’11 settembre Facebook si popola di ritratti di Allende, il 27 gennaio c’è chi ricorda le centinaia di milioni di vittime della tratta degli schiavi africani oppure urla: E ALLORA LE FOIBE??? Il giorno della marcia di Parigi contro il terrorismo in molti si sono precipitati a pubblicare la loro richiestissima opinione chiedendo al Primo Ministro israeliano dove fosse lui il giorno che è stato ucciso il vignettista palestinese Naji al-Ali.

Je suis Naji, la foto che sta girando su Twitter in risposta all'hashtag #jesuischarlie (fonte: Twitter.com)
Je suis Naji, la foto che sta girando su Twitter in risposta all’hashtag #jesuischarlie (fonte: Twitter.com)

LA MORTE DI NAJI AL-ALI
Naji al-Ali è stato uno dei più importanti vignettisti palestinesi, nelle sue opere criticava con feroce ironia l’occupazione israeliana della sua terra ma anche l’atteggiamento dei leader dei regimi del mondo arabo. La creazione più famosa di Naji al-Ali è Hanthala, il bambino disegnato sempre di spalle che assiste ai drammi del conflitto israelo-palestinese e che si volterà solo alla fine del conflitto tra Israele e Palestina. Hanthala simboleggiava l’infanzia perduta dello stesso Naji, che da bambino era cresciuto all’interno di uno dei molti campi per rifugiati palestinesi. Il 22 luglio 1987 però qualcuno ha aspettato Naji fuori dalla redazione del giornale per cui lavorava, a Londra, e gli ha sparato. Naji non morirà sul colpo ma dopo un mese di agonia, il 29 agosto. Secondo un articolo della BBC dell’epoca Naji al-Ali aveva ricevuto diverse centinaia di minacce di morte a causa delle sue opere. Minacce che l’avevano costretto a lasciare il Medio Oriente e a rifugiarsi a Londra. Uno dei colleghi del giornale per il quale lavorava Naji a Londra raccontò che il giornalista aveva ricevuto una telefonata da uno dei dirigenti dell’OLP che gli aveva intimato di “cambiare atteggiamento” ma al-Ali ignorò l’avvertimento e il 24 giugno pubblicò una vignetta nella quale irrideva proprio il leader dell’OLP Yasser Arafat dicendo che era omosessuale.
È sempre colpa di Israele!1 Mossad: uccidiamo fumettisti dal 1987 (fonte: Twitter.com)
È sempre colpa di Israele!1 Mossad: uccidiamo fumettisti dal 1987 (fonte: Twitter.com)

 
È STATO IL MOSSAD!11
I giornali dell’epoca raccontano che per l’omicidio di Naji al-Ali venne fermato un giovane giordano di 28 anni: Ishmail Hassan Sowan sospettato di avere legami con l’organizzazione guidata da Arafat. Allora com’è che oggi tutti danno la colpa a Netanyahu e gli chiedono dov’era nel 1987 (trivia: nel 1987 Netanyahu era ambasciatore dello Stato di Israle presso le Nazioni Unite)? La spiegazione ce la dà un articolo dell’Independent del 1999 che spiega come una serie di errori commessi dal Mossad e dal MI5 (soprattutto una carenza di comunicazione tra le due agenzie) abbiano consentito l’assassinio di Naji al-Ali.
Qualcuno non è d'accordo (fonte: Twitter.com)
Qualcuno non è d’accordo (fonte: Twitter.com)

In sostanza gli errori clamorosi furono almeno due, uno da parte inglese e uno da parte israeliana. Gli inglesi sembra fossero al corrente di un piano per assassinare l’ambasciatore israeliano a Londra nel 1982 ma non avvertirono i colleghi. Il Mossad invece sapeva che un killer, mandato dall’OLP, stava per assassinare Naji al-Ali. Come faceva a saperlo? Proprio perché aveva infiltrato degli agenti all’interno della cellula londinese dell’OLP. Ma per paura di bruciare i propri asset non avvertì gli inglesi dell’imminente minaccia. Due agenti sotto copertura del Mossad erano infiltrati all’interno di due gruppi di fuoco dell’OLP che operavano a Londra in quel periodo e furono in seguito arrestati dalla polizia britannica. Solo dopo l’arresto e la scoperta di ingenti quantità di esplosivo i due rivelarono di essere al soldo di Israele. Gli inglesi non presero bene la cosa e come ritorsione espulsero alcuni diplomatici israeliani dal Paese e al tempo stesso il livello della collaborazione tra i Servizi Segreti dei due paesi subì una botta d’arresto. Ha senso contrapporre il ricordo di al-Ali a quello delle vittime del Charlie Hebdo? Per carità, uno può ricordare quello che vuole, e sono sicuro che andando a cercare bene si troverà un’interessante storia del monaco amanuense arso vivo per volere del Papa. Chiedere conto a Netanyahu della morte di Naji è ridicolo quasi quanto incolpare tutti i musulmani della strage dei vignettisti del settimanale francese. Porre sullo stesso piano due vicende diverse solo per poter dire che Israele è cattiva lascia davvero il tempo che trova anche perché nella migliore delle ipotesi al-Ali è stato ucciso dall’OLP con la complicità del Mossad (sotto gli occhi dei servizi briannici), e soprattutto toglie valore a entrambi i ricordi. Perché c’è un tempo per ricordare Charlie e uno per ricordare Naji.

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