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Dopo gli insulti a Liliana Segre aperta un’inchiesta per odio razziale

“E ora speriamo che il vaccino faccia il suo dovere (e la levi dalle palle)”: chi ha scritto vigliaccate come questa se identificato verrà iscritto nel registro degli indagati  con l’ipotesi di reato di minacce aggravate dall’odio e dalla discriminazione razziale. La Polizia Postale ha aperto un’inchiesta

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Ieri vi abbiamo raccontato di come gli hater hanno attaccato in maniera ignobile Liliana Segre dopo l’annuncio dell’avvenuta vaccinazione. Frasi terribili come “E ora speriamo che il vaccino faccia il suo dovere (e la levi dalle palle)”. Bene, ora i protagonisti di questa vigliaccata potrebbero non passarla liscia. Infatti la Polizia postale, coordinata dal capo del pool antiterrorismo milanese Alberto Nobili, sta indagando, con l’ipotesi di reato di minacce aggravate dalla discriminazione e dall’odio razziale, per gli insulti ricevuti dalla senatrice e testimone dell’Olocausto.

Dopo gli insulti a Liliana Segre aperta un’inchiesta per odio razziale

Insomma chi non ha avuto vergogna di minacciare scrivendo “Aveva paura di morire la stronza? Non sono riusciti neanche i tedeschi ad ammazzarla… e ora ha paura di morire?”, se identificato verrà iscritto nel registro degli indagati  con l’ipotesi di reato di minacce aggravate dall’odio e dalla discriminazione razziale. E pensare che quanso che la Segre si è recata al Fatebenefratelli di Milano per il vaccino ha usato solo parole di pace per il suo appello pubblico:

“Io ho 90 anni e verrò vaccinata. Andiamo con fiducia a questo incontro perché sarà veramente l’unico modo che ognuno di noi ha di combattere questo grande nemico. Credo molto nella vaccinazione, è una cosa che ho sempre seguito per tutta la vita, fin da quando ero bambina, poi quando ho viaggiato. Poi ho vaccinato i miei figli e sono stati vaccinati anche i miei nipoti. Per me non è niente di nuovo. Contro un nemico invisibile abbiamo così poche armi ed essere vaccinati mi sembra una grande opportunità a cui tutti dobbiamo rispondere e andare con fiducia. Vorrà dire essere più facilmente invitati dai nostri figli, dai nostri nipoti, dai nostri amici che hanno paura di incontrarci per non passarci questo temibile virus. Mi sembra una grande opportunità a cui tutti dobbiamo rispondere, grati che si possa fare”