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Daniele Poggio: il leghista che è stato in coma per il Coronavirus vuole il lockdown

Repubblica riporta il parere di Poggio sul suo leader di partito Salvini che quest’estate non indossava la mascherina

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“Sono risultato positivo al virus quando ancora non se ne sapeva nulla: febbriciattola, spossatezza, poi un controllo all’ospedale di Novi Ligure, il monitoraggio dell’ossigeno a casa con il saturimetro e alla fine mi sono ritrovato in coma nel reparto di terapia intensiva dell’ospedale di Alessandria. Dei 45 giorni trascorsi lì non ricordo nulla. I 15 giorni dopo li ho passati nel reparto di pneumologia, continuando terapie e assumendo eparina. Ne sono uscito con 25 chili in meno e con diverse cicatrici ai polmoni. E’ dura, vi prego di non sottovalutare questo virus”. Lo racconta il consigliere regionale del Piemonte della Lega, Daniele Poggio in una nota con la quale lancia un appello “perché nessuno sottovaluti il Covid”. “C’e ancora troppa gente che agisce in leggerezza – dice Poggio – e da medico credo che la chiusura totale del paese per almeno un mese sia l’unica strada per uscire dall’emergenza. Certo questo comporta danni economici forti che lo Stato deve coprire, ma se vogliamo bloccare i contagi non ci resta che restare a casa il più possibile e ridurre al minimo i contatti”. Repubblica riporta il parere di Poggio sul suo leader di partito Salvini che quest’estate non indossava la mascherina:

Delle polemiche si interessa poco, così come del leader del suo partito Matteo Salvini che per settimane si è fatto orgoglio di levare la mascherina, promettendo di non farla indossare nemmeno alla figlia a scuola. «Lo diceva tempo fa, quando c’era confusione: ora vedo che la porta sempre. Se lo incontrassi direi ciò che da medico dico a tutti. Che il coronavirus è una brutta bestia: bisogna indossare sempre la mascherina, lavare spesso le mani, mantenere le distanze e avere un saturimetro per capire quando la situazione si aggrava ed è il caso di preoccuparsi». Parla da sopravvissuto Daniele Poggio, consigliere regionale della Lega in Piemonte, dove la seconda ondata della pandemia è arrivata in ritardo rispetto ad altre zone d’Italia, ma sta picchiando duro. Si è ammalato a marzo, è stato in coma per 45 giorni ricoverato in rianimazione, con prognosi molto seria, e altre due settimane in reparto. L’esponente della Lega sceglie di raccontare ora la sua storia per lanciare un appello alla responsabilità delle persone. «A mia moglie avevano detto che c’era poco da fare — ricorda — e invece per fortuna ho portato a casa la pelle e ora sto bene. Ho rischiato la dialisi, ma anche i reni alla fine si sono rimessi a funzionare. Mi restano delle cicatrici sui polmoni, quelle me le terrò per sempre, eppure alla fine posso dire di essere stato fortunato»