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Così il Viminale manda i migranti al Nord e in Lombardia

Il Viminale sta vincendo il suo braccio di ferro con le regioni del Nord sui migranti. Nonostante l’opposizione ufficiale di Roberto Maroni e Luca Zaia, una quota sempre maggiore di rifugiati e richiedenti asilo sta raggiungendo, agli ordini dei prefetti, le città della Lombardia e del Veneto. Senza le barricate minacciate dai governatori. Della storia parla oggi il Messaggero che fa anche i conti sui numeri comunicati dal Viminale.

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Le percentuali di migranti ospitati dalle regioni italiane (Il Messaggero, 17 agosto 2015)

COSÌ IL VIMINALE MANDA I MIGRANTI AL NORD E IN LOMBARDIA
Tra CARA, CDA, CPSA e SPRAT, racconta il Messaggero, sono 11485 i migranti e richiedenti asilo oggi ospitati in Lombardia: erano 6599 a giugno 2015 e poco più di duemila a febbraio. I numeri dicono che gli accolti sono sestuplicati in otto mesi. Terzo per numeri è il Lazio, che però vede la sua quota di migranti ospitati in calo dagli 8490 di due mesi fa agli 8312 di oggi; poi c’è la Campania, che aumenta la sua quota di tremila unità, e il Piemonte che la raddoppia. Al sesto posto di questa speciale classifica c’è il Veneto del governatore Luca Zaia, che a giugno ne ospitava 2494 e oggi ne ospita 6148: quasi il triplo. Anche la Toscana ha aumentato del doppio la sua quota di richiedenti asilo, così come l’Emilia Romagna e la Calabria; in calo ci sono regioni come la Puglia e la Calabria mentre aumenti meno consistenti si registrano in Friuli, Marche, Liguria e Sardegna oltre che in Molise. Aumentano del doppio anche gli ospitati in Trentino Alto Adige, in Sardegna e in Val d’Aosta, il cui governatore si era opposto sulla linea di Salvini e Zaia nei mesi precedenti. Nel frattempo l’Organizzazione internazionale migrazioni (Oim) ha stimato in 2.300 finora quest’anno – un record – le persone morte tentando di attraversare il Mediterraneo su quella che viene definita la “rotta più letale del mondo”. Lo scorso anno, nello stesso periodo considerato, le vittime in mare erano state 1.779, circa 500 in meno del 2015. Ecco i principali eventi con vittime in mare del 2015 nel Canale di Sicilia. 22 gennaio 2015 – Venti dispersi e 85 salvati in un naufragio al largo di Malta. 29 gennaio 2015 – Alla deriva, in 29 muoiono di freddo. 14 aprile 2015 – Naufragio al largo della Libia: circa 300 i morti, secondo le testimonianze dei sopravvissuti. 16 aprile 2015 – Musulmani contro cristiani su un gommone, 12 morti. 18 aprile 2015 – Il sovraffollamento e le manovre errate causano un naufragio: almeno 700 persone i morti (ma alcuni testimoni parlano di 900, la tragedia più grave di tutte). 5 maggio 2015 – Nella ressa alla vista dei soccorsi muoiono in 40: alcuni a bordo, altri dopo essere caduti in mare. 29 maggio 2015 – Diciassette cadaveri vengono recuperati su un gommone: forse sono morti di stenti; 217 i superstiti. 27 luglio 2015 – Soccorso barcone stipato di migranti: tra i 535 a bordo anche 13 cadaveri. 5 agosto 2015 – Peschereccio si capovolge vicino alla Libia. A bordo 600 persone, 300 in salvo, recuperati 25 cadaveri. 15 agosto 2015 – Sono 49 i cadaveri recuperati nella stiva di un barcone sovraccarico di migranti soccorso a venti miglia dalla Libia.
 
I CONTI DELLA SERVA
D’altro canto avevamo già spiegato all’epoca – era giugno 2015 – che Luca Zaia invece veniva spesso ripreso in favore di telecamera e senza nessuno che lo contraddica mentre continuava a dire che nella sua regione ce ne sono già “mezzo milione” e quindi di accoglierne altri non se ne parlava. Zaia stava giocando con le parole. Infatti confrontava il numero di immigrati regolari che il Veneto accoglie 514mila con quello dei profughi e dei richiedenti asilo di cui stiamo parlando. Quei 514mila non sono “accolti” dalla regione: sono gente che lavora ed evidentemente paga le tasse anche per non permettersi politici bugiardi. Il Veneto in realtà aveva all’incirca gli stessi abitanti della Sicilia e accoglieva 2977 migranti invece dei 16mila dell’isola. Anche qui, il rapporto percentuale con la popolazione non mentiva: è inferiore addirittura a quello della Lombardia. Zaia in televisione sta sommando pere (immigrati regolari) e pere (profughi), anche se nelle dichiarazioni pubbliche poi di solito precisa che parla degli immigrati regolari. L’ultima evidenza: cosa succede se rapportavamo a tutte le regioni la popolazione al numero di profughi ospitati, e poi le mettevamo in fila per il minor numero percentuale? Succede che dopo la Val d’Aosta, Veneto e Lombardia erano le regioni in cui ce ne sono di meno in rapporto alla popolazione.
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La quota di ripartizione dei migranti non dovrebbe essere soppesata soltanto rispetto alle regioni, ma anche rispetto al numero di abitanti di ciascuna regione. Il principio venne enunciato dallo stesso Maroni quando era ministro dell’Interno nel 2011: «Ho proposto (alle regioni) un piano per la distribuzione equa e con la sola esclusione dell’Abruzzo, dei rifugiati, con un criterio molto semplice ovvero in base al numero degli abitanti». A questo punto basta fare due calcoli: la Lombardia ha 10 milioni di abitanti, la Sicilia 5 milioni, il Lazio quasi sei milioni. Il calcolo delle percentuali ci diceva all’epoca che in Lombardia i profughi erano lo 0,066% in rapporto alla popolazione, nel Lazio sono lo 0,14% e in Sicilia sono lo 0,32%. O, se preferite, in Lombardia sono lo 0,6 per mille, nel Lazio l’1,4 per mille e in Sicilia il 3,2 per mille.

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