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Cosa chiude in Emilia, Veneto e Friuli

Emilia Romagna, Veneto e Friuli Venezia Giulia varano nuove restrizioni. La Campania annuncia zone rosse nell città con alto tasso di contagi

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Emilia Romagna, Veneto e Friuli Venezia Giulia varano nuove restrizioni, mentre lo stallo fino a sera della Campania genera uno scontro politico. Poi l’Unità di crisi della Regione guidata da Vincenzo De Luca annuncia nuove misure restrittive in arrivo, tra cui l’istituzione di zone rosse “nelle città dove si registra un alto livello di contagi” e limitazioni per i negozi. Le quattro regioni restano comunque in bilico, a rischio di passaggio dal giallo all’arancione o al rosso, nell’Italia divisa cromaticamente in tre dal Covid. E altre potrebbero vedersi riclassificate tanto che il Lazio è pronto a varare un’ordinanza che adotta in parte le limitazioni delle zone arancioni. Tutto dipenderà dall’analisi dei dati che sarà fatta domani dalla cabina di regia del ministero della Salute.

Cosa chiude in Emilia, Veneto e Friuli

Misure fotocopia, le differenze riguardano la durata: in Veneto da domani al 22 novembre, salvo proroga; in Emilia fino al 3 dicembre. Cosa chiude? La Stampa elenca le restrizioni:

È lungo e articolato l’elenco dei nuovi divieti per i cittadini delle tre regioni. Una sorta di weekend da zona rossa. Tutti i negozi saranno chiusi la domenica, tranne quelli essenziali; al sabato serrati anche i centri commerciali o i grandi magazzini come Ikea; vietate a scuola le lezioni di ginnastica, di canto e degli strumenti musicali a fiato; stop alle corse sul lungomare e nei centri cittadini. E ancora: mascherina indossata sempre, fin dal momento in cui si esce di casa; negli alimentari sarà permesso l’accesso di una sola persona per nucleo familiare. Riservati in Friuli e Veneto agli ultrasessantacinquenni le prime due ore di apertura. In Veneto sarà anche vietato passeggiare nei centri storici. In Emilia, alimenti e bevande non si potranno più consumare in aree pubbliche, e comunque dalle 15 alle 18 solo da seduti nei posti «regolarmente collocati» dei locali.

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Per quanto riguarda la Campania De Luca ha annunciato, dopo il braccio di ferro con il governo zone rosse nelle città campane con un alto numero di contagi e misure per la limitazione di attività commerciali non essenziali. “Si sta decidendo in queste ore l’istituzione di zone rosse nelle città della Campania dove si registra un livello alto di contagi e dove è indispensabile una drastica riduzione della mobilità, in coordinamento con le Prefetture competenti e con i Comuni per garantire l’indispensabile impiego delle Forze dell’Ordine per il controllo sui territori”, comunica l’Unità di crisi regionale che sta definendo anche “misure di limitazione per attività commerciali non essenziali e nel fine settimana tali decisioni saranno assunte sulla base della valutazione tecnica dell’Unità di crisi regionale e degli epidemiologi che ne fanno parte”. Inoltre i tecnici dell’Unità di crisi ricordano che “nella giornata di ieri è stato fatto invito al Prefetto di Napoli di procedere all’adozione di misure restrittive nelle aree di maggiore assembramento nel territorio di Napoli e della provincia” con una “priorità al controllo sul lungomare di Napoli e su alcune strade del Centro storico cittadino, dove si sono verificati fenomeni di assembramenti illegali, irresponsabili e pericolosi sotto il profilo sanitario”. La nuova serie di restrizioni, precisa l’Unità di crisi, “è in sintonia con quanto si sta attuando in altre Regioni (Emilia, Veneto e Friuli)”