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Cosa avrebbe scritto Charlie Hebdo sulla morte di Gianluca Buonanno?

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Chissà cosa passa per la testa a quelli che in questi giorni invocano rispetto per la morte di Gianluca Buonanno, l’unico morto del 2016 sul quale non si possono fare battute ironiche. C’è chi dice che i morti meritano rispetto, che in fondo Buonanno era sì un politico razzista, fascista e populista (insomma non certo il migliore della classe politica italiana) ma era anche un padre e un marito. Dobbiamo pensare ai bambini, dicono quelli che sanno sempre come comportarsi in tutte le occasioni. Cosa succederà quando in futuro i figli di Buonanno leggeranno quello che è stato scritto sul padre dopo la morte?

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A posto così

Karma is a bitch

È un bel dilemma, perché l’Internet è fatto per le cose cattive, e si fa fatica a capire perché di fronte alla morte di una persona che a proposito dei figli degli altri ha detto cose come “Tobia [il figlio di Vendola ndr] è un figlio di puttana” bisognerebbe sospendere qualsiasi tipo di giudizio – politico o satirico che sia. A fare come Buonanno, ovvero a ridere e gioire della morte altrui ci si abbassa ben al di sotto del suo livello scriveva la sempre politicamente corretta Deborah Dirani (donna prima, giornalista poi) sull’Huffington Post. Ma è poi vero? Davvero la morte di una persona che ha fatto della mancanza di rispetto per le persone diverse da lui (Rom, immigrati, musulmani, politici della parte opposta) ci obbliga a sospendere il giudizio? Il Giornale qualche giorno fa scriveva scandalizzato (ma non mi risulta che al Giornale si siano scandalizzati per le vignette di Libero su Prodi) degli insulti a Buonanno dopo la notizia della sua morte. A parte che dire che l’europarlamentare leghista era un razzista non è un insulto, visto che lo rivendicava con orgoglio lui stesso
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bisogna anche ricorda che per certe frasi razziste sui Rom (lì definì “la feccia della società”) Buonanno venne pure condannato. Il sindaco leghista viene dipinto in questi giorni come un personaggio “sopra le righe” che aveva fatto della “provocazione” la cifra della sua attività politica. Per questo motivo, un po’ come si fa con i bambini scemi, le persone mature non dovrebbero cadere nel tranello della retorica fasciogentista di Buonanno e passare oltre.

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A proposito di rispetto per i morti

Stando a quanto ha raccontato Don Luca Giansante, parroco di Tremezzo prima di morire Buonanno aveva in mente di andare a fare un pellegrinaggio dei suoi: a rendere omaggio alla lapide messa in onore di Mussolini che si trova poco fuori dal paese di Giulino. Di persone come lui ce ne sono tante in politica, pensiamo a Borghezio o Gentilini che guarda caso sono esponenti della corrente fascista della Lega Nord. Sceriffi che hanno fatto della “tolleranza zero” il loro marchio di fabbrica.  Insomma Buonanno non era nemmeno così originale e unico, ma in nome della libertà d’opinione lo si è sempre lasciato fare e dire. Certo poi lui non è che fosse uno che era per libertà di parola sempre e comunque.
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Perché un conto è difendere Charlie Hebdo quando ad attaccarlo sono i terroristi dell’ISIS, un conto è difendere Charlie Hebdo tutti i giorni.
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E dal momento che Charlie Hebdo non ha il monopolio della satira e del cattivo gusto (così come non ce l’aveva Buonanno) non vedo perché si dovrebbe anche solo alzare il sopracciglio di fronte alla valanga di battute feroci che vengono fatte sulla buonanima del sindaco superman.
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La libertà di insultare ha fatto la fortuna politica di Buonanno, a volte succede che tutto l’odio che hai sparso in giro ti torni indietro. Questo non significa che la morte di Buonanno sia un bene, anzi io personalmente avrei preferito che restasse in circolazione ancora per un po’ perché persone come lui perché fanno sempre ridere. Ma non dobbiamo dimenticare che quello che a noi fa ridere (l’atomica sulla Libia) e consideriamo provocazioni (bonus municipale per l’acquisto di armi da fuoco) erano e restano idee pericolose. Chi pensa che non si possa fare dell’ironia su Buonanno sottovaluta la portata della violenza politica di quest’uomo.