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Coronavirus Veneto: bollettino 20 novembre

I dati sull’aggiornamento dell’epidemia di Coronavirus in Veneto oggi 20 novembre illustrati in diretta dal presidente della regione Luca Zaia

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I dati sull’aggiornamento dell’epidemia di Coronavirus in Veneto oggi 20 novembre illustrati in diretta dal presidente della regione Luca Zaia che spiega che nella regione l’RT è calato. “Dei 3.007 medici di base in Veneto, 1.618 fanno i tamponi. Quindi non era un’eresia pensare che si potesse fare un percorso con loro”.Sembrava quasi blasfemo – ha aggiunto – ma oggi il 59% del medici di famiglia fa tamponi, e ne fa 2.319 al giorno. Abbiamo stanziato fondi per dare 100 mila tamponi ai medici di base fino a dicembre, poi però non abbiamo forze per andare avanti a 18 euro a tampone”. I positivi sono 3.468. Ci sono 66 nuovi decessi. I tamponi effettuati sono 15.966. I pazienti in terapia itensiva calano di 10 per un totale di 286. I ricoverati sono 2.294 in aumento di 52.


La rapida diffusione del Covid-19, e il suo generare focolai di differente intensità in diverse regioni dello stesso Paese, hanno sollevato importanti interrogativi sui meccanismi di trasmissione del virus e sul ruolo della trasmissione in aria (detta airborne) attraverso le goccioline respiratorie. Mentre la trasmissione del SARS-CoV-2 per contatto (diretta o indiretta tramite superfici di contatto) è ampiamente accettata, la trasmissione airborne è invece ancora oggetto di dibattito nella comunità scientifica.   Grazie ad uno studio multidisciplinare, condotto dall’Istituto di scienze dell’atmosfera e del clima del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr-Isac) di Lecce, dall’Università Ca’ Foscari Venezia, dall’Istituto di scienze polari del Cnr (Cnr-Isp) di Venezia e dall’Istituto Zooprofilattico Sperimentale della Puglia e della Basilicata (Izspb), sono state analizzate le concentrazioni  e le distribuzioni dimensionali delle particelle virali nell’aria esterna raccolte simultaneamente, durante la pandemia, in Veneto e Puglia nel mese di maggio 2020, tra la fine del lockdown e la ripresa delle attività. La ricerca, avviata grazie al progetto “AIR-CoV (Evaluation of the concentration and size distribution of SARS-CoV-2 in air in outdoor environments) e pubblicata sulla rivista scientifica Environment International, ha evidenziato una bassa probabilità di trasmissione airbone del contagio all’esterno se non nelle zone di assembramento.   “Il nostro studio ha preso in esame due città a diverso impatto di diffusione: Venezia-Mestre e Lecce, collocate in due parti del Paese (Nord e Sud Italia) caratterizzate da tassi di diffusione del COVID-19 molto diversi nella prima fase della pandemia”, spiega Daniele Contini, ricercatore Cnr-Isac.   Durante la prima fase della pandemia, la diffusione del SARS-CoV-2 è stata eccezionalmente grave nel Veneto, con un massimo di casi attivi (cioè individui infetti) di 10.800 al 16 aprile 2020 (circa il 10% del totale dei casi italiani) su una popolazione di 4,9 milioni. Invece, la Puglia ha raggiunto il massimo dei casi attivi il 3 maggio 2020 con 2.955 casi (3% del totale dei casi italiani) su una popolazione di 4,0 milioni di persone. All’inizio del periodo di misura (13 maggio 2020), le regioni Veneto e Puglia erano interessate, rispettivamente, da 5.020 e 2.322 casi attivi.