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Il centro commerciale della droga a Tor Bella Monaca

r9 tor bella monaca

Nel quartiere romano di Tor Bella Monaca c’era una sorta di centro commerciale della droga aperto h24. È quanto emerso dalle indagini che hanno portato all’imponente operazione, condotta dalla Squadra Mobile di Roma, in collaborazione con il Servizio Centrale Operativo della Polizia, nel quartiere Tor Bella Monaca contro il clan Cordaro. «A qualsiasi ora del giorno e della notte – ha spiegato il procuratore aggiunto della Dda di Roma Michele Prestipino – era possibile comprare la droga. Le piazze di spaccio del quartiere costituiscono punto di approdo di una massa enorme di consumatori». Nel corso delle indagini sono state sequestrate ingenti quantità di droga. L’operazione, ha chiarito Prestipino, «ha disvelato la struttura organizzativa della famiglia Cordaro, uno dei gruppi più temibili e pericolosi sul territorio».
clan cordaro tor bella monaca

Il centro commerciale della droga a Tor Bella Monaca

Sono 35 i provvedimenti eseguiti nel blitz di oggi mentre due persone sono ancora ricercate. La famiglia Cordaro, ha poi spiegato il procuratore, “aveva un elevato consenso sociale”. “Quando noi interveniamo abbiamo grandissime difficoltà – ha detto – non solo c’è una manifesta ostilità verso le forze dell’ordine ma anche una vera propria attività di favoreggiamento verso i componenti di questi gruppi, che vengono aiutati non solo nelle attività criminali: basti pensare al numero di persone disposte a custodire la droga, le armi e a fare le vedette”. A riprova di questa situazione, il procuratore ha spiegato che anche nelle indagini su episodi violenti avvenuti di fronte alle persone, non “ci sono mai state testimonianze utili”. “Siamo arrivati a ricostruire l’omicidio grazie alle intercettazioni che ci hanno poi portato a trovare l’arma del delitto”, ha aggiunto. Anche le donne avevano un ruolo chiave nell’organizzazione. In particolare le compagne o mogli assumevano un ruolo di primo piano, prendendo in mano la situazione, soprattutto nei momenti di detenzione degli uomini al vertice dell’organizzazione. Le indagini a Tor Bella Monaca proseguono, ha poi spiegato Prestipino, perché “stiamo cercando di scompaginare questi gruppi privandoli dei loro capi”. I gruppi di spaccio che gestiscono Tor Bella Monaca hanno tutti rapporti e relazioni con soggetti appartenenti ai Casalesi e quindi alla Camorra e alla ‘Ndrangheta. Sono rapporti di fornitura che non sono stabilizzati, che hanno però loro una continuità nel tempo. Le indagini sono partite nel 2013 in seguito all’omicidio di Serafino Cordaro. Gli inquirenti avrebbero accertato che la scia di fatti di sangue avvenuti in quel quadrante della città erano riconducibili a regolamenti di conti per la “conquista” di piazze dello spaccio in quell’area e per affermare l’egemonia di un gruppo sull’altro. I soldi della droga venivano riciclati in attività commerciali e in una squadra di calcio sarda a La Maddalena, oltre che in sigle societarie per creare posizioni di lavoro false per detenuti che dovevano ottenere misure alternative. Dalle indagini è emerso che l’attività di approvvigionamento e spaccio si concentrava principalmente nel comparto “R9” del quartiere ed era organizzata in turni tali da coprire le 24 ore, oltre alla predisposizione di vedette che avevano il compito di avvisare l’eventuale arrivo di pattuglie delle forze dell’ordine. Lo stupefacente veniva custodito, tra l’altro, in un “appartamento bunker” munito di sistema di video sorveglianza, vedette e munito di un sistema di scarico per disfarsi di droga e armi all’arrivo delle forze dell’ordine. Coinvolto anche un avvocato, legale della famiglia, che si sarebbe occupato di riciclare il denaro. Sequestrati nell’operazione di stamattina oltre 100 dosi di cocaina e armi, tra cui un fucile mitragliatore.

I nomi degli arrestati del clan Cordaro

“I provvedimenti restrittivi eseguiti riguardano fatti particolarmente gravi connessi alla gestione di una delle più importanti piazze di spaccio a Tor Bella Monaca intorno alla quale si sono sviluppate condotte più gravi come l’omicidio, il tentato omicidio, aggressioni e detenzioni di armi”, ha aggiunto Prestipino. La squadra mobile di Roma, in collaborazione col servizio centrale operativo della polizia di Stato, ha dato esecuzione all’ordinanza di custodia cautelare n.5935/15 emessa dal G.I.P. presso il Tribunale di Roma, su richiesta della locale Procura della Repubblica a carico di: Iuliano Valentino, nato a Roma il 15/8/1990; Cordaro Salvatore, nato a Caltanissetta il 11/1/1960; Cordaro Natascia, nata a Roma il 28/3/1986; Cordaro Giuseppe, nato a Roma il 7/9/1987; Palavanti Paola, nata a Roma il 27/1/1966; Lumicisi Silvio, nato a Roma il 24/10/1984; Cordaro Emilia, nata a Roma il 24/4/1985; Vellucci Marco, nato a Roma il 13/8/1987; Massa Dino, nato a Roma il 27/3/1973; PetriniI Antonello, nato a Roma il 7/3/1986; Petrini Umberto, nato a Roma l’8/6/1983; Nocchetti Maurizio, nato a Dinami (CZ) il 25/9/1954; Cordaro Danilo, nato a Roma il 3/6/1997; Cordaro Roberto, nato a Roma il 10/9/1968; Allocca Mirco, nato a Monterotondo (RM) il 13/8/1978; Bova Vincenzo, nato a Termini Imerese (PA) il 23/12/1993; Vinella Daniele, nato a Roma il 20/11/1972; Vinella Gianni, nato a Roma il 17/2/1968; Vinella Antonello, nato a Roma l’11/6/1969; Stramucci Gianluca, nato a Roma il 10/2/1970; Montali Mauro, nato a Roma il 24/2/1982; Cantale Eros, nato a Roma il 31/10/1993; Lomonte Alessandro nato a Roma 20.02.1975; Petrucci Alessandro, nato a Roma il 27/1/1970; Longo David, nato a Roma il 20/10/1986; Longo Daniel, nato a Roma il 29/1/1991; Cerquignili Ezio, nato a Foligno (PG) il 20/1/1965; Rosalba Mauro, nato a Pisa il 20/06/1979; Trapasso Pietro nato in Etiopia l’8.5.1973, Tutti destinatari di ordinanza di custodia cautelare in carcere. Mentre: Teixeira Flavia, nata a Roma 20/9/1990; Cerquignili Simone, nato a Foligno (PG) il 22/10/1984; Angelucci Emanuela, nata a Roma il 7/11/1964; Tondo Marjorie, nata a Roma 11/07/1988; D’Archivio Marzia, nata a Roma il 1°/3/1971; Casagrande Silvia, nata a Roma il 13/4/1984, colpiti da misura restrittiva degli arresti domiciliari. Sono indagati a vario titolo, per i reati di associazione a delinquere finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti, molteplici episodi di spaccio, violazione della normativa sulle armi, riciclaggio, ricettazione, truffa ai danni dello stato, falso, omicidio e tentato omicidio.