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Coprifuoco e solo spostamenti necessari: l’ipotesi allo studio

Un coprifuoco anticipato alle 20 o alle 22, l’ampliamento dello smart working anche ai privati, la DAD anche alle medie: con la prospettiva di sfondare il muro dei 20mila contagi giornalieri oltre alle ordinanze regionali attuali potrebbero arrivare presto nuove misure restrittive per le città più grandi

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Un coprifuoco anticipato alle 20 o alle 22, l’ampliamento dello smart working anche ai privati, la DAD anche alle medie: con la prospettiva di sfondare il muro dei 20mila contagi giornalieri oltre alle ordinanze regionali attuali potrebbero arrivare presto nuove misure restrittive per le città più grandi. Ancora prima di un eventuale nuovo DPCM che dovrebbe chiudere le palestre e le piscine e vietare gli assembramenti all’aperto di ogni tipo, con un limite di persone ancora da fissare. Spiega Repubblica che alla soglia dei 30mila casi al giorno scatterebbe il lockdown e che Conte ha ricevuto informazioni dal CTS sugli effetti delle mascherine utilizzate ovunque: entro una settimana dovrebbero riflettersi sul numero dei positivi. Basterà? Allo studio anche una stretta sugli spostamenti non necessari, sulla scorta di quanto già deciso dal governatore De Luca in Campania che ha vietato di muoversi tra le province se non per motivi di necessità.

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«Qualsiasi misura che abbia un senso e vada nella direzione della stretta — è il messaggio che consegna ai presidenti di Regione e ai sindaci delle metropoli, a partire da Beppe Sala (Milano) — sarà sostenuta dal governo». Entro venerdì, allora, le restrizioni promosse dalle singole Regioni saranno operative. Il secondo step sarà quello di studiare con i primi cittadini delle quattro città a rischio (ma una lente speciale è puntata anche su Bari, Palermo e Torino) l’idea di un coprifuoco anticipato, assieme a ulteriori limitazioni dei movimenti non essenziali. In questo senso, c’è già un precedente importante, anche se non sarà riproposto tale e quale: il divieto di movimento tra province deciso da Vincenzo De Luca. Serve soprattutto a proteggere Napoli dall’afflusso del pendolarismo non necessario. A Roma, invece, si potrebbe decidere di aumentare ancora lo smart working, coinvolgendo anche uffici e aziende che non fanno parte della pubblica amministrazione. Ma quasi certamente questo ulteriore pacchetto non basterà.

Anche La Stampa parla dell’ipotesi di zone rosse per Milano, Genova, Napoli e Roma:

Ora gli occhi sono puntati sulle metropoli. Quattro su tutte: Milano, quella che fa più paura, travolta dalla seconda ondata. Poi Genova, il capoluogo della Regione che ha il tasso di positivi più alto in rapporto ai tamponi. Napoli, la città con una delle più alte densità abitative d’Europa. E infine, Roma, la capitale che spera nella sua vocazione all’impiego pubblico per sfruttare al massimo lo smart working e alleggerire le strade. Sì, perché è il trasporto pubblico il vero incubo di scienziati e governo, una bomba biologica che secondo gli esperti sta trascinando all’insù i contagi. E l’intensità dei movimenti sui mezzi pubblici nelle metropoli è il grande nodo che si affronta in queste ore. Le quattro metropoli potrebbero essere le prima a venire cinturate in zone rosse, dove gradualmente non è escluso si possa arrivare anche a ridurre gli spostamenti solo a quelli essenziali: lavoro e scuola. D’altra parte ieri Walter Ricciardi parlava di alcune aree metropolitane «già fuori controllo»

 

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