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Con la svolta “europeista” Salvini è crollato sui social: lo dicono i numeri

Con l’ingresso nel governo Draghi e il nuovo travestimento moderato, il “capitano” ha smesso di nutrire la Bestia dei temi su cui in questi anni ha costruito la sua propaganda in rete portandolo fino a lambire il 40% e intossicando i social. Tutti i numeri di un crollo annunciato

Salvini è in crisi sui social? La domanda è lecita, il dubbio pertinente alla luce della sua svolta moderata ed “europeista” (almeno a parole), la risposta illuminante.

Perché, se è vero che i numeri non dicono tutto, di sicuro oggi sono un buon indicatore dello stato di salute di un politico. Specie se parliamo di un politico che su quei numeri ha costruito tutta (o quasi) la sua propaganda. Parliamo, nel caso non lo aveste ancora capito, di Matteo Salvini e i numeri in questione riguardano le interazioni social, diventata ormai una materia di culto per chi si occupa di comunicazione politica e che fornisce una fotografia più o meno esatta del momento vissuto dai leader, con la stessa chirurgica precisione di un sondaggio.

Il crollo di Salvini, numeri alla mano

E allora cosa dicono i numeri del Salvini social? Che il “capitano” non se la passa molto bene, per usare un eufemismo. La pagina Facebook del leader della Lega, da sempre il termometro più accurato per registrare il suo indice di gradimento, è da giorni in caduta libera, dopo il via libera del Carroccio alla formazione del nuovo governo Draghi. Se quasi tutti i sondaggi mostrano un sostanziale nulla di fatto nei consensi, con un’oscillazione in positivo o in negativo che si misura in pochi decimali, i social – e Facebook in particolare – raccontano un’altra storia: nello stesso periodo, gli ultimi 15 giorni, la pagina Facebook di Salvini è passata (Insight alla mano) dagli oltre 10 milioni di interazioni settimanali agli attuali 5,7 milioni, con un calo di quasi il 100% che ha, di fatto, dimezzato l’engagement del “capitano”. Non solo. Il tasso di interazione è crollato: i 61 post pubblicati nell’ultima settimana (alla data di oggi) hanno “ingaggiato” appena 5,7 milioni di persone, il che significa che il numero medio di interazione a post è sceso sotto la soglia psicologica dei 100k a post. Non accadeva da mesi. Un dato che diventa addirittura clamoroso considerando che parliamo di una pagina da 4,5 milioni di like e oltre 5 milioni di follower complessivi. Giorgia Meloni, giusto per fare un esempio a lui vicino, con poco più di un terzo dei suoi follower ottiene 114k a post e vede crescere i nuovi follower sulla pagina al doppio della velocità del suo (ex?) alleato.

Le ragioni di una crisi

Le ragioni sono ovvie: entrare nel governo Draghi ha significato per Salvini rinunciare e mettere in naftalina – almeno fino ad oggi – la retorica sovranista ed estremista attorno a cui ha costruito in questi anni l’intero suo consenso e che lo ha portato a lambire addirittura il 40%, prima di una fisiologica discesa. Togliere di bocca alla “Bestia” i cardini della sua comunicazione, dall’immigrazione all’antieuropeismo, dalle tasse alla difesa della famiglia tradizionale, ha finito inevitabilmente per eliminare il propellente naturale di quella propaganda tossica, che negli ultimi anni ha inquinato il dibattito pubblico social fino a polarizzarlo su un unico grande referendum a colpi di like e commenti: pro o contro Salvini. Privato di quest’arma, Salvini in rete è quasi inesistente, costringendolo a rifugiarsi sempre di più nella brand identity, amplificando quella sua trasformazione in influencer da cui da anni si parla.

Non è un caso che i post che hanno ottenuto maggiore successo sempre nello stesso periodo registrato riguardassero temi che poco hanno a che vedere con il governo, e nulla con le azioni politiche di Salvini e della Lega. Nell’ordine:

Il 14 febbraio, post di auguri di San Valentino, con Salvini ritratto mentre mostra una torta e scrive: “Buona domenica e buon San Valentino a chi ama, a chi sogna, a chi soffre, a chi combatte per cambiare il mondo, a chi non si arrende mai.” Risultato? Oltre 90.000 like e quasi 8.000 commenti.

Due giorni dopo tocca alla figlia comparire in una foto scattata poco prima di entrare a scuola, con il commento: “Oggi il BUONGIORNO ve lo manda la mia Principessa di 8 anni con la sua foto prima di entrare a scuola ❤️”: 85.000 mi pollici in su.

Oppure, tre giorni fa, la card con cui Salvini esulta per la “cacciata” dalla Rai di Alan Friedman in seguito alle sue dichiarazioni sessiste su Melania Trump. 70.000 like e, ancora una volta, nessun riferimento ai temi che animano l’agenda politica.

Per ritrovare il post più “politico” che abbia avuto un certo esito bisogna ritornare a sabato scorso, con il giuramento dei tre ministri leghisti, che ha ottenuto 50.000 mi piace ma anche 11.800 commenti, in larga parte di critica e dissenso.

Insomma, più Salvini tocca il governo e la politica, più i suoi fan lo ignorano o, nel dubbio, lo attaccano. Una tendenza che chi segue assiduamente l’attività social del “capitano” conosce bene e non è certo nuova ma che si è addirittura accentuata con la nascita del governo Draghi e con il triplo carpiato della Lega da partito sovranista, populista ed estremista a forza moderata, centrista, a tratti addirittura europeista. Una svolta che è piaciuta a chi da anni all’interno del Carroccio chiedeva pragmatismo e una rinuncia alla propaganda spinta ma che ha raffreddato – e in alcuni casi – allontanato il popolo dei duri e puri dei “porti chiusi” e dei “pieni poteri” che vede nell’abbraccio con Draghi una genuflessione nei confronti dell’establishment e si sta spostando in queste ore su Giorgia Meloni, libera – anche se fino a un certo punto – di continuare a picconare sui temi cari a quell’elettorato.