Attualità

Come funziona la banca dati del DNA

Il via libera preliminare al regolamento per l’istituzione della banca dati del DNA è stato varato ieri dal Consiglio dei ministri: un primo passaggio cui ne seguiranno altri, visto che il provvedimento dovrà poi essere adottato con Decreto del Presidente della Repubblica. Ma si è messo in moto il meccanismo per rendere operativa una struttura già realtà in molti paesi esteri e di cui anche in Italia si parla da anni. Una struttura che “consentirà a magistrati e forze dell’ordine di avere un nuovo strumento nella lotta al crimine. L’Italia sarà all’avanguardia nell’uso di tecnologie chiave, sempre più sicure ed affidabili”, afferma il ministro della Giustizia Andrea Orlando. La banca dati sarà allestita presso il Viminale. Ad essa si affianca a Rebibbia il laboratorio centrale del Dna presso il Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria. In questa infografica del Corriere della Sera possiamo vedere come funziona la banca dati del DNA:
come funziona la banca dati del dna
Importanti indagini hanno avuto un impulso decisivo grazie all’esame sul Dna: basti pensare al caso di Elisa Claps e al ruolo dell’investigazione genetica nel caso di Yara Gambirasio il cui processo all’unico imputato, Massimo Bossetti, è appena cominciato. Ma un altro versante in cui il Dna può rivelarsi centrale sono i “cold case”, i casi irrisolti da lungo tempo. In Germania, dove la banca nasce nel 1998 e sono custodite le tracce genetiche di oltre 500 mila autori di crimini, durante i primi sei anni sono stati risolti circa 18 mila casi. La semplificazione nelle indagini, inoltre, potrebbe produrre una riduzione di sprechi e costi. Per la banca dati si potrà prelevare il Dna di autori o presunti autori di reati non colposi, condannati in via definitiva, arrestati in flagranza di reato o sottoposti a fermo, in custodia cautelare o ai domiciliari. Ma sarà possibile anche catalogare materiale genetico di persone scomparse, decedute non identificate o non identificabili. Il regolamento fissa in 40 anni il termine massimo per cancellare il profilo del Dna e in 20 quello per distruggere il relativo campione biologico. Uno dei dubbi che da sempre ruota attorno al progetto riguarda il diritto alla riservatezza e il rischio “Grande Fratello genetico”, ma in realtà sono state previste necessarie tutele di privacy e anonimato anche coinvolgendo il Garante. Inoltre questo strumento potrebbe rivelarsi di grande utilità non solo per scoprire gli autori di un reato, ma anche per scagionare chi è innocente. 1,8 milioni di euro per l’Interno e di 900mila per la Giustizia i costi stimati a regime.