Attualità

Chi sta lavorando per produrre il vaccino russo Sputnik nel Lazio

neXt quotidiano|

covid hotel

Ormai non è più una notizia. Il vaccino russo, Sputnik, funziona, e funziona anche piuttosto bene. Quello a cui fino a qualche settimane fa dall’occidente guardavano con sospetto, ora è una realtà che piace, e a cui in molti in Italia ora stanno strizzando l’occhio. C’è solo un ultimo paletto, che però potrebbe avere i giorni contati: l’Ema, l’Agenzia europea del Farmaco, non ha ancora autorizzato il vaccino. Ma -come detto- la pratica è agli sgoccioli, e il via libera potrebbe arrivare presto (la rivista scientifica Lancelet ha confermato la validità del vaccino russo). È per questo che alcune regioni italiane stanno cercando di capire come poter fare per acquistare direttamente Sputnik, senza passare per governo centrale. E, alzando anche un po’ la posta in gioco, c’è chi vuole produrlo il vaccino russo. Perché? Così da evitare tagli alle forniture all’ultimo momento (quello che sostanzialmente è successo sia con i vaccini Pfizer che Moderna), e garantire in questo modo una copertura maggiore.

Una delle regioni che ha mostrato da subito interesse per Sputnik V è stato il Lazio, il cui assessore alla Salute Alessio d’Amato non ha nascosto di essere interessato a comprarlo: “L’Italia acquisisca il vaccino Sputnik, non c’è tempo da perdere”, ha detto un paio di settimane fa con una nota ufficiale. Gli altri governatori che stanno valutando l’ipotesi di acquistare il vaccino russo sono De Luca in Campania, Zaia nel Veneto e Tesei in Umbria. Ma è pensabile che possa essere prodotto direttamente nelle regioni italiane? Chi sta creando le condizioni per cui questo possa avvenire?

Andiamo con ordine e precisiamo una cosa: non risultano esserci ancora accordi ufficiali tra Mosca e l’Italia (o le sue regioni). Quello che però è chiaro è che ci sono delle persone che stanno cercando di mettere in contatto le parti, fungendo da mediatori. E non si sa se lo stiano facendo con intenti fraudolenti o meno. A scriverne è Repubblica, che parla di un “esercito di faccendieri che cerca di fare ricchi affari sfruttando l’emergenza Coronavirus”. Comunque, fatta l’eccezione di chi cerca di lucrare sulla pandemia, è vero che ci sono stati contatti tra la Russia e alcuni imprenditori. Uno di loro lo conferma al quotidiano diretto da Molinari: “Chiedono solo disponibilità da parte delle aziende”. Anche se, si legge, si tratta di contatti che prevedono l’infialamento, e non la produzione vera e propria.

Scrive Repubblica:

Sui nuovi vaccini, quello russo e non solo, un ruolo importante potrebbero averlo in particolare l’azienda Biomedica Foscama di Ferentino, che potrebbe occuparsi del confezionamento, e la società Acs Dobfar di Anagni, per la produzione, con la riconversione dei suoi fermentatori. «Non abbiamo ancora firmato contratti, ma abbiamo organizzato per tempo un reparto», dichiara il presidente e ad di Biomedica, Massimiliano Florio».

La società ha investito 10 milioni di euro, si prepara ad assumere altri 30-50 dipendenti e potrebbe essere pronta in tempi piuttosto brevi. Dopo i primi contatti, c’è chi ha scritto direttamente alle autorità russe, chiedendo chiarezza sulle proposte e di partire almeno da un gentlemen’s agreement.