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Le accuse degli ex grillini a Casaleggio

Repubblica torna sulla vicenda delle email «spiate» e dei dissidenti del MoVimento 5 Stelle facendo parlare alcuni tra i dieci che hanno formato Alternativa Libera dopo l’addio di gennaio 2015 e l’espulsione di Massimo Artini:

Sta di fatto che, tra l’autunno 2014 e il gennaio 2015, si assistette prima al caso delle mail, poi all’espulsione di due deputati dissidenti, il toscano Massimo Artini e la sarda Paola Pinna, quindi alla nascita del direttorio, all’uscita in blocco dei dieci di Alternativa Libera e, secondo alcuni, alla messa a tacere del dissenso interno. «Tutto partì da quell’assemblea – ricorda Segoni – Alla Casaleggio non andava giù che avessimo un sistema di comunicazione indipendente. Il server fu manomesso aggirando il volere dell’assemblea, da un tecnico mandato dallo staff e pagato dal gruppo Camera, che per qualche giorno ebbe il controllo totale della nostra posta. Quello fu il momento in cui tutti capirono che Casaleggio non era più solo un fornitore di servizi, ma un soggetto che voleva influenzare la nostra politica».

massimo artini
Il post su Facebook di Patrizia Terzoni

Secondo Turco gli accadimenti si sarebbero potuti denunciare all’Autorità giudiziaria:

Un episodio «di rilevanza penale», per il parlamentare e avvocato Tancredi Turco, che ricorda: «Non denunciammo solo per salvaguardare l’immagine del Movimento, ma gli estremi c’erano». Da quel momento alcuni deputati cominciarono a interrogarsi anche sul resto delle piattaforme 5 Stelle, da quella per le rendicontazioni a quella del voto online. «Vedevamo che il portale per il confronto con la base non arrivava – conclude Eleonora Bechis – e non capivamo perché. Avevamo anche chiesto un ente terzo che certificasse le votazioni online, sempre invano. Secondo me è una questione di trasparenza e correttezza nell’uso di questi sistemi. Certo che mi sono arrabbiata, me ne sono andata».

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