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La rivolta di Carrara e la verità sulla storia dell'argine del Carrione in polistirolo

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Da alcuni giorni Carrara è in rivolta. Un assedio al palazzo comunale è andato in scena sabato. Migliaia di persone, cartelli, striscioni, foto bruciate, slogan violenti e pure un cappio appeso a un albero. Tutta colpa dell’alluvione del 5 novembre e dell’argine del Carrione che non ha protetto la città. Un argine di cemento armato, ma pieno di polistirolo come rivela un servizio di Rainews dei giorni scorsi che gira su Facebook, è crollato e ha fatto uscire il fiume all’altezza di Marina di Carrara, finita sott’acqua.

Il video di Youreporter sull’alluvione di Carrara e l’argine del Carrione

Quel muro, da molto tempo era al centro di segnalazioni. I titolari delle aziende vicine e gli abitanti hanno raccontato di aver mandato già nei mesi scorsi lettere a Comune e Provincia per dire che l’argine rifatto nel 2007 era debole, che c’erano continuamente infiltrazioni. Un disastro prevedibile e prevenibile, dunque.Ora sarà la procura, che ha aperto un fascicolo per disastro colposo,a chiarire cosa è successo ma per molti cittadini non c’è bisogno di aspettare le indagini penali per individuare i responsabili,almeno quelli politici. E così è bastata una convocazione fatta attraverso Facebook venerdì pomeriggio per portare sabato mattina nella piazza del Comune tutta quella gente, una folla per una cittadina di 60mila abitanti. Una folla con le idee chiare sulle responsabilità del disastro.

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Carrara, le foto della protesta in comune

Questa è l’autoconvocazione su Facebook dei manifestanti: «abbiamo deciso che è giunto il momento di abbandonare i social networks e scendere in piazza TUTTI INSIEME per far sentire la nostra voce. C’è bisogno del supporto di tutti, anche dei nostri AMICI DI MASSA che vivono con la nostra stessa paura ogni volta che piove. Non ci serve l’allerta meteo, ci serve UN CAMBIAMENTO, perché noi non ci sentiamo più rappresentati da un’amministrazione che non si muove nell’interesse della cittadinanza. Se anche voi condividete questo sentimento, CONDIVIDETE L’EVENTO e SCENDETE IN PIAZZA INSIEME A NOI! Le cose LE CAMBIAMO TUTTI INSIEME». E non solo: c’è chi ha convocato per l’occasione anche gli anarchici. carrara argine carrione polistirolo 1 Tra i manifestanti c’è la senatrice grillina di zona Sara Paglini, attivissima e pronta a spalleggiare la lotta: «I cittadini di Carrara hanno deciso che presiederanno il comune fintanto che non arriveranno le dimissioni del sindaco e della giunta. Sono le 4di mattina, dopo un’iniziale assemblea in cui ognuno ha parlato e proposto idee e soluzioni per migliorare la città, si è’ deciso di ripulire la sala consigliare . Qualcuno si è’ addormentato , qualcuno parla della sua esperienza di alluvionato, qualcuno fa progetti per il futuro. La macchina del caffè sta lavorando parecchio stasera! Tutto ciò in tranquillità e senso di responsabilità. Carrara in questo momento, è’ un bel’ esempio di comunità . Mi sento fiera di farne parte !». A manifestare in piazza anche il movimento dei forconi, già protagonista un anno fa di una protesta di piazza che doveva sfociare in rivoluzione. Mentre su Twitter c’è chi condanna la censura.

Solo che in tutto questo c’è un problema: l’argine del Carrione in polistirolo c’era, ed è vero che si è spezzato. Ma gli esperti spiegano che la responsabilità dell’incuria e dello spreco di soldi pubblici non è da imputarsi al polistirolo, che è materiale utilizzato solitamente in questo tipo di costruzioni.   L’ARGINE DEL CARRIONE IN POLISTIROLO? La storia dell’argine del Carrione fatto con il polistirolo e poi crollato a Carrara nasce da un servizio di Rainews pubblicato nei giorni scorsi, a firma di Paolo Poggio. Nel servizio, al minuto 2:14, il giornalista si avvicina agli argini rotti del fiume a Carrara, mostra il muro di cemento spezzato e all’interno della sezione ci si accorge chiaramente che per costruirlo sono stati utilizzati cemento armato e polistirolo. Basta sfiorare con le mani l’argine e il polistirolo si disperde come farina.


Un altro video-denuncia è stato pubblicato su Facebook dalla senatrice M5S Sara Paglini che ha annunciato che porterà la questione in Parlamento. Ma è il polistirolo la causa del crollo dell’argine? Il Corriere della Sera sente oggi Gianfranco Becciu, docente di costruzioni idrauliche al Politecnico di Milano, che spiega: «L’uso del polistirolo è ammesso ma è meno usato rispetto ad altre tecniche di costruzione perché si tratta di un materiale, se pur più facile da utilizzare e meno caro, più fragile rispetto a plastiche e particolari materiali in metallo e dunque poco adatto a resistere a tensioni anche molto piccole. In caso di errore di progettazioni si potrebbe dunque rompere quindi a mio avviso meglio non esagerare». Il docente, pur premettendo che dalla visione di un filmato o di alcune foto è impossibile fare un’analisi scientifica, è però convinto che il crollo dell’argine non sia da addebitarsi al polistirolo. «È più probabile che il cedimento sia stato provocato da un cattivo ancoraggio alla base della barriera — spiega —, e forse da un errore di dimensionamento di questo argine ». Si chiama cassaforma o cassero, ed è « l’involucro, dentro cui viene effettuato il getto di calcestruzzo allo stato fluido e dove esso rimane fino alla fine del processo di presa e dopo che, iniziata la fase di indurimento, il getto abbia conseguito una resistenza meccanica (circa 5-10 MPa) tale da garantire l’assorbimento delle sollecitazioni a cui la struttura è sottoposta subito dopo il disarmo o scasseratura. A questo punto la cassaforma perde la sua funzione e può essere rimossa perché la struttura è ormai in grado di autoportarsi. Le casseforme possono essere realizzate con diversi materiali le più utilizzate sono quelle realizzate con elementi in legno oppure con pannelli metallici ma con maggiore frequenza si utilizzano anche elementi a base di polistirolo espanso o elementi in materiali fibrocompressi o compensati». A meno che la perizia non accerti che l’uso del polistirolo nella costruzione dell’argine sia stato invece in percentuale superiore a quella di sicurezza: «Un’ipotesi che non voglio neppure prendere in considerazione — sottolinea Becciu — perché non credo si possa essere così incompetenti da alleggerire barriere che pur hanno bisogno di dilatazione come un argine».