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Arriva Bertolaso: le gaffe e le promesse non mantenute della Lombardia

L’ex numero 1 della Protezione civile ha garantito che tutta la Regione sarà vaccinata entro giugno

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Guido Bertolaso lo ha annunciato in pompa magna nella sua prima uscita pubblica da consulente per la gestione delle vaccinazioni della Regione Lombardia: “Il traguardo di vaccinare tutti prima di giugno è assolutamente possibile”. Ok, anche se -come si sa- non ce ne sono molti di vaccini in giro ora. E quindi: “Febbraio e marzo saranno ancora mesi difficili, ma da aprile saremo inondati di vaccini”. Per cui, secondo l’ex numero uno della Protezione civile, non ci saranno problemi. Per questo non esita a dirlo a fianco della neo assessore al welfare della Regione Lombardia Letizia Moratti e al presidente Attilio Fontana. Che già entrambi -però- non sono nuovi a gaffe. E se è vero che chi va con lo zoppo impara a zoppicare, è meglio che Bertolaso ci vada piano con le promesse.

Rispetto a questo, già l’infettivologo dell’ospedale Sacco di Milano Massimo Galli ha mostrato qualche perplessità: “Le premesse sono abbastanza critiche, anche se l’ottimismo della volontà ci deve essere per forza”. E Bertolaso infatti ha precisato ai microfoni di SkyTg24, mettendo almeno una mano avanti rispetto alla promessa fatta pochi minuti prima in conferenza: “Se arriveranno le dosi, vaccineremo sempre, anche il giorno di Pasqua e della Liberazione. Fare tutto entro giugno sulla carta è possibile”. Se arriveranno.

Guido Bertolaso è stato accolto al Pirellone con stendardi, così come era stato fatto alcune settimane con l’arriva della Moratti, subentrata a Giulio Gallera. Che di uscite imprecise nei mesi della prima (e anche seconda) ondata ne aveva fatte parecchie, troppe anche per Attilio Fontana, che l’ha rimpiazzato con l’ex ministro dell’Istruzione. L’ultima da ricordare di Gallera è quella sulle ferie degli operatori sanitari che “non possono rientrare per un vaccino nei giorni di festa. Noi siamo una regione seria”. E poi come dimenticare la spiegazione dell’indice Rt, che -diceva- “se equivale a 0,51 vuol dire che per infettare me bisogna trovare due persone nello stesso momento infette”.

Ma si può dire che la Moratti sia subentrata egregiamente al suo predecessore, perché appena promossa assessore e vice di Fontana ha lanciato una proposta innovativa: distribuire i vaccini alle regioni seguendo alcuni parametri ben precisi, tra cui anche  il Pil. Che tradotto significa: “Diamo più vaccini alle regioni più ricche”. E poi, solo pochi giorni dopo ha spalleggiato Fontana nella sua campagna contro Roma, colpevole di aver eseguito calcoli sbagliati, e di aver spedito la Lombardia in zona rossa, anche se meritava quella arancione. Salvo poi scoprire che la colpa fosse stata proprio la loro, e che l’errore fosse stato commesso dai tecnici lombardi.

E poi le inchieste, quelle archiviate e quelle no. Tra quelle archiviate -è notizie di alcune ore fa- c’è quella dei vaccini antinfluenzali. Per quelle in corso, il presidente Attilio Fontana dovrà rispondere a molte domande, soprattutto sull’eventuale conflitto d’interesse nella fornitura dei camici da parte della società Dama, partecipata del cognato e della sorella.