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Beppe Grillo accusa il governo di aver ucciso migliaia di italiani

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Che a Beppe Grillo piaccia parlare di apocalisse è cosa abbastanza nota, ecco quindi che l’articolo di Gian Carlo Blangiardo sull’aumento della mortalità in Italia nel 2015. Secondo i dati pubblicati dall’Istat nel bilancio demografico mensile relativo al periodo gennaio-agosto 2015. I dati mostrano che rispetto allo stesso periodo del 2014 il numero dei decessi è aumentato dell’11,3%. Su base annua questo trend, se confermato dai dati (che attualmente non sono disponibili) si tradurrebbe in 666mila morti nel 2015 contro i 598mila del 2014. Un incremento di 68mila unità che ha scatenato le fantasie dello staff del Blog che ha prontamente pubblicato un post dal titolo evocativo: “Morti di guerra in tempo di pace #68000morti“.
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Poche certezze sulle cause e dati incompleti

Se l’articolo di Blangiardo è molto cauto nel risalire alle ipotetiche cause di questo aumento della mortalità il Blog invece ci va giù duro, complice anche uno spregiudicato taglia e cuci del pezzo originale. Nel pezzo originale non si dà la colpa a Pisapia (Pisapippa per i comici del Blog) e non si dice che l’aumento dei morti è dovuto unicamente all’inquinamento né che se il sindaco di Milano non avesse fatto abbattere 573 alberi tutti staremmo bene come invece lascia intendere Grillo. Anche perché gli sforamenti di questo periodo poco hanno a che fare con i decessi registrati nei primi otto mesi dell’anno. Ma la colpa è anche dell’acqua che “scorre in tubature d’amianto” e soprattutto del governo Renzi e della crisi. Gli italiani hanno sempre meno soldi per curarsi e comprare le medicine (certo, tranne quelle rimborsate dal SSN) e preferiscono spendere i pochi soldi che sono rimasti in tasca per mettere qualcosa sotto i denti. Cibo che, ovviamente, è “probabilmente” contaminato e avvelenato. Quei 68.000 italiani che moriranno più nel 2015, conclude Grillo, pesano sulla coscienza di Renzi e del suo governo che non hanno saputo proteggere i nostri connazionali. È vero, i dati riportano un aumento della mortalità ed è possibile, come scrive Blangiardo, che questo non sia ascrivibile unicamente all’invecchiamento della popolazione. Insomma, gli italiani sono sempre più vecchi ma questo fattore, da solo, non è in grado di spiegare un aumento della mortalità di questa portata. In realtà però non si può dire in modo semplicistico che la colpa è dello smog, della crisi, oppure, del governo (che si sa è causa e fonte di tutti i mali che affliggono il Bel Paese). In primo luogo perché Blangiardo scrive chiaramente che la questione, in mancanza di dati definitivi e più completi, resta aperta. In secondo luogo perché molte possono essere le concause di un aumento della mortalità. Cause che, senza un’accurata e dettagliata analisi epidemiologica, sono per forza di cose molto vaghe e che potrebbero essere ricercate negli anni precedenti. Quante persone si sono ammalate e sono morte nel 2015? E quante di quelle che sono decedute nel corso di quest’anno si sono ammalate negli anni precedenti? I nudi dati statistici questo non ce lo dicono. Ma è molto facile stabilire una correlazione tra i titoli di questi giorni sull’allarme smog, i provvedimenti pasticciati dei sindaci delle città italiane per creare una notizia che, alla prova dei fatti, è ben lontana dall’essere verificata.

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Smog, le targhe alterne e gli altri provvedimenti nelle città

Proprio riguardo allo smog è intervenuto oggi su Repubblica Umberto Veronesi, direttore dell’Istituto europeo di oncologia, che ha spiegato che:

I fatti reali sono che la vita media continua ad allungarsi nel nostro Paese e che il tumore del polmone, così come le malattie cardiovascolari riconducibili in qualche misura anche all’aria che respiriamo, è in diminuzione perché la gente smette di fumare. Dunque bisogna andare molto cauti prima di affermare che lo smog è come un bombardamento per le città, con aumenti di mortalità superiori al 10 % in un anno. Quando lo smog è occasionale, come nelle nostre città, è sicuramente dannoso per la salute, ma la mortalità che determina si osserva nel lungo periodo e non è così facile da stabilire con precisione.

D’altra parte però sulla Stampa l’epidemiologo Francesco Forastiere, che ha diretto uno studio del Ministero della Salute che ha stimato in 35mila “morti premature” (definizione dell’OMS sulla quale non c’è un accordo unanime in seno alla comunità scientifica internazionale) all’anno le vittime dell’inquinamento spiega che mediamente un livello eccessivo di Pm10 comporta un accorciamento dell’aspettativa di vita di 10 mesi (il dato poi varia da città a città). Non è possibile però che l’inquinamento sia, da solo, responsabile di quell’aumento dell’11% della mortalità perché Forastiere sostiene che studi scientifici hanno dimostrato che un inquinamento da Pm10 pari a 60mg/mc (la legge italiana stabilisce che non debba essere inferiore ai 40 mg/mc con al massimo 35 sforamenti oltre il tetto dei 50 mg/mc) comporta un aumento della mortalità dell’1%:

Aumenteranno i decessi. Ci sono studi molto precisi: se l’inquinamento da Pm10 arriva a 60 mg/mc, la mortalità aumenta dell’1%. Un esempio: a Torino si registrano 27 decessi al giorno, in media. Se le Pm10 arrivano a 60, c’è un “quarto di decesso” in più al giorno, e così via. A Roma invece è “mezzo decesso”: ipotizzando un’emergenza di venti giorni, sempre a Roma con Pm10 a quota 70 conteremo venti decessi in più al giorno, trenta a 80, e così via

Su una cosa sia Veronesi che Forastiere sono d’accordo: le targhe alterne e i provvedimenti di blocco del traffico sono solo un palliativo la cui efficacia è davvero molto limitata.