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Il giallo dell'Audi gialla

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L’Audi gialla non si trova più. L’ultima entrata in scena l’ha fatta venerdì notte, sul Passante di Mestre, verso la A4, direzione Milano, con la clamorosa inversione di marcia e fuga in contromano che le ha permesso di sfuggire alla polizia, dopo essersi ritrovata davanti una coda per incidente. Di quella notte è anche il tamponamento tra una Opel Astra ed un furgone Mercedes, costato la vita alla conducente dell’utilitaria. Ma l’Audi gialla, ribadiscono gli investigatori, non avrebbe alcuna responsabilità diretta con quello schianto. Da allora non c’è più stato un avvistamento che abbia avuto conferme dirette, verificate, del bolide giallo targato Canton Ticino. Le ultime due segnalazioni dell’Audi Rs4, fatte da automobilisti che hanno creduto di averla incrociata, sono ritenute inattendibili dai Carabinieri. Arrivavano dal trevigiano, zona Signoressa, sabato pomeriggio, e oggi, dal raccordo A27-A28, tra Conegliano e Sacile. Intanto uno dei ricercati per la vicenda dell’Audi gialla si è presentato spontaneamente in questura a Torino per chiarire quello che ha definito “un errore”. “Io sono innocente”, ha detto agli investigatori l’uomo, un albanese di 32 anni, nella notte fra sabato e domenica. L’uomo ha affermato che anche le altre due persone raffigurate nelle fotografie diffuse sono estranee ai fatti. L’uomo, arrivato da Forlì, si è fatto accompagnare in questura da un avvocato torinese. Agli investigatori, facendo riferimento alle fotografie che in questi giorni sono circolate sugli organi di informazione e sui social network, ha spiegato che conosce anche le altre due persone: due albanesi che, ha assicurato, oggi si trovano nel loro Paese; uno sarebbe anche detenuto.  L’uomo, ritratto in una foto che secondo i social raffigurerebbe i tre ricercati per la Audi gialla, e che si presentato in questura a Torino negando di essere coinvolto nella vicenda, e’ risultato senza permesso di soggiorno. Il 13 gennaio, secondo quanto si apprende, gli era stato intimato di lasciare il territorio nazionale entro sette giorni. Cosi’ e’ stato trattenuto al Cie di Torino. Oggi e’ in programma l’udienza legata al procedimento di espulsione.

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La foto del cittadino albanese che si è presentato in Questura

Il giallo dell’Audi gialla

L’uomo ha riferito di essersi spontaneamente presentato in Questura dopo aver visto sui social le foto dell’auto. In quel momento era in un cinema a Torino, insieme al cugino, e sul telefonino hanno notato che i social associavano la foto sua e dei suoi amici all’Audi Gialla. A quel punto A.P., dopo aver contattato il suo avvocato, Wilmer Perga, si è presentato spontaneamente in Questura. L’uomo ha tenuto a precisare che la foto in cui viene ritratto vicino ad un’Audi Gialla è vera, quelli ritratti nelle immagini sono effettivamente lui e i suoi due amici, oggi già in Albania. Ma loro quell’auto non l’hanno mai vista, e lui non si sa spiegare chi o come quella foto sia stata pubblicata sui social. “Hanno messo sul web una foto nostra ma noi con quell’auto non c’entriamo niente” ha detto. A.P. – ha accertato la polizia – era giunto in Italia circa un anno fa. Fermato in treno per un controllo, lo scorso 13 gennaio aveva ricevuto un provvedimento di espulsione perché non in regola con il permesso di soggiorno. Avrebbe dovuto lasciare l’Italia entro il 20 gennaio, cosa che non ha fatto e per questo è stato trattenuto al Cie di Torino. Ora da parte del giudice il provvedimento di espulsione immediata. Carabinieri, Polizia e Guardia di Finanza continuano nei posti di blocco e nei controlli mirati, in tutti i tratti autostradali del Nordest, e nelle aree di servizio, anche con uomini in borghese. Sulle piazzole sono sempre pronti ad alzarsi in volo gli elicotteri, com’era successo ieri, in caso di veri avvistamenti. Era poi da mettere in conto che i malviventi a bordo del bolide giallo scegliessero di restare al riparo per un po’, sapendo d’essere braccati almeno in Veneto e Friuli Venezia Giulia. Sulla loro reale caratura criminale gli investigatori vanno cauti: “si tratta probabilmente di sprovveduti”, dice uno di loro, sottolineando che i reati di cui si sono macchiati finora non sono da banda del terrore: eccesso di velocità e guida pericolosa, per le manovre in autostrada, resistenza a pubblico ufficiale (due posti di blocco forzati) ricettazione (l’auto è rubata), e furto. Di loro non c’è ancora un’identificazione certa. Potrebbero essere albanesi, o comunque dell’Europa dell’Est, ma non si sa chi siano. Per questo le forze dell’ordine giudicano un azzardo far salire il clima da ‘caccia al mostro’ pubblicando, anche suoi social, il ‘selfie’ di tre giovani ripresi davanti ad una stazione ferroviaria indicati come i tre banditi. Non ci sarebbe prova che si tratti dei malviventi in fuga. L’unico contatto vero con i banditi dell’Audi gialla l’hanno avuto giovedì scorso, verso sera, gli uomini della squadra mobile di Trieste, che con un’auto civetta avevano intercettato e messo all’angolo il bolide da 400 cavalli. È successo a Prosecco, sull’altopiano del Carso. Un dirigente della mobile è sceso dall’auto, ha estratto la pistola, intimando l’alt ai passeggeri dell’Audi: dall’Audi nessuna risposta. L’autista, con indubbia abilità, è riuscito ad infilarsi a marcia indietro sull’unico pertugio che la strada offriva. Gli agenti hanno sparato tre colpi in direzione delle ruote, la macchina è fuggita ugualmente. I banditi dell’Audi non hanno mai estratto un’arma. Poliziotti e carabinieri in questi frangenti devono avere sangue freddo non comune. L’idea di sparare verso gli occupanti, anziché verso l’auto – fanno notare – non sarebbe sostenibile in alcun procedimento giudiziario.

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I gruppi sull’Audi Gialla su Facebook

La caccia all’Audi gialla sui social

Intanto la ricerca dell’Audi gialla con targa svizzera che sta impegnando da due giorni le forze dell’ordine in tutto il Nord-est impazza anche sui social network. Da ieri sono stati aperti diversi profili su facebook: ‘Audi gialla’ (oltre 7 mila membri), ‘Audighost68’ (1300 iscritti), ‘Caccia all’Audi gialla’. Tam tam tra utenti in gran parte residenti in Veneto con segnalazioni su presunti avvistamenti dell’auto con commenti e citazioni con foto tratte da film di Hollywood ispirati al tema della lotta al crimine.
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E c’è anche chi crea un falso annuncio su Subito.it per venderla:
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Mauro Armelao, vicepresidente nazionale del sindacato di Polizia Ugl, si lamenta per l’equipaggiamento inadeguato della polizia: “Oramai stiamo assistendo ad una sfida, quella tra una banda di pericolosi delinquenti e le forze dell’ordine – scrive Armelao – Una sfida impari. I banditi che non hanno nulla da perdere, e le forze dell’ordine impotenti a causa di mezzi inadeguati e vecchi. È questa sostanzialmente la differenza tra le forze di polizia e la banda della Audi Gialla”. “Pensate solamente che giovedì sera la seconda macchina del Commissariato di Jesolo, era niente po’ po’ di meno che una Fiat Stilo, senza gomme termiche e senza blindatura, che verso le ore 20.30 circa, ha incrociato la ormai celebre Audi gialla e dal casello di Noventa ha inseguito, o meglio cercato di inseguire, l’Audi fino ad arrivare in provincia di Vicenza. Pensate una Fiat Stilo 1.9 jtd contro un bolide che arriva a 270km/h. Non vanno meglio le cose poi per il resto del parco macchine in uso al Commissariato. Una autovettura utilizzata, una Fiat Bravo che continua a girare 24 ore su 24 senza sosta, in quanto la seconda auto utilizzata per fare volante, sempre una Fiat Bravo, è ferma da più di due mesi per essere riparata. Dove vogliamo andare in questa situazione?”

EDIT: Una segnalazione per l’Audi gialla è di stasera:

L’Audi gialla ha fatto la sua ricomparsa questa sera dopo due giorni di silenzio. È sfrecciata ad alta velocità per via Schiavonia, la strada la strada che collega la strada Terraglio di Treviso con Casale sul Sile (Treviso), passando quando il semaforo era ancora rosso e poi scomparendo, ancora una volta, nel nulla.
L’ultima confermata segnalazione della vettura ricercata risaliva all’altro ieri mattina a Volpago del Montello (Treviso). Questa volta l’avvistamento, a dispetto delle decine di riconoscimenti tutti poi rivelatisi falsi, è stata ritenuto concreto dai carabinieri che hanno inviato nella zona numerose pattuglie.