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Dove è finito il killer dell'attentato di Berlino?

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La Polizia tedesca ha rilasciato il cittadino pachistano arrestato subito dopo l’attentato ai mercatini di Natale di Breitscheidplatz a Berlino del 19 dicembre. Non è lui, il 23 enne arrivato in Germania lo scorso anno e interrogato a lungo dagli inquirenti ieri, il responsabile dell’attacco terroristico che ha causato 12 morti e 48 feriti (diciotto dei quali in gravi condizioni). Il sospettato, che secondo quanto ha riferito il Ministro dell’Interno tedesco Thomas de Maizière ha sempre negato ogni addebito, è stato così liberato. Holger Münch, direttore della polizia federale, ha detto che il killer è ancora in fuga, che potrebbe essere armato e che quindi è necessario mantenere alto il livello di allerta.

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Fonte: Corriere della Sera del 21/12/2016

Si cerca un cittadino tunisino


La tv tedesca N24 ritiene che “sia possibile un’azione della polizia” in Nordreno-Vestfalia, nell’ ovest della Germania, “per catturare la persona ricercata, il tunisino di 21 (o 24) anni Anis A.”. Secondo quanto riportato da N24, “il giovane avrebbe vissuto in un centro accoglienza profughi di Kleve”, cittadina di 50mila abitanti del Nordreno-Vestfalia al confine con l’Olanda e distante oltre 600 chilometri da Berlino.
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I documenti, che indicano lo status di richiedente asilo, sono stati ritrovati sotto il sedile del guidatore del tir, piombato contro un mercatino di Natale nel cuore della capitale tedesca. La polizia sta dando la caccia al sospetto, nato a Tataouine nel sud della Tunisia, nello stato del Nord Reno Vestfalia. Dodici persone sono state uccise in quello che le autorità tedesche hanno definito “un attacco terroristico” a Berlino, compreso l’autista polacco del camion. L’azione ha immediatamente riportato alla mente quanto accaduto lo scorso 14 luglio a Nizza, in Francia, dove 86 persone furono uccise da un fondamentalista islamico tunisino. L’agenzia di stampa Amaq, riconducibile all’Isis, ha indicato che “un soldato dello Stato Islamico” ha messo a segno la strage di Berlino “in risposta agli appelli a colpire cittadini dei Paesi della coalizione”.

Il richiedente asilo è stato rilasciato

A scagionare l’uomo che secondo alcuni quotidiani tedeschi risponde al nome di Naved B. (o Navid B.) non è stata solo la sua testimonianza ma anche il fatto che sui suoi vestiti non ci fossero tracce di sangue, cosa che rende poco plausibile la sua presenza all’interno della cabina del Tir dal momento che l’abitacolo del camion era imbrattato di sangue. Inoltre sui vestiti del pachistano non erano presenti tracce di polvere da sparo (nell’abitacolo è stato esploso almeno un colpo di pistola) né sul suo corpo c’erano segni di quella colluttazione che deve essere certamente avvenuta al momento in cui il terrorista ha preso il controllo del mezzo. Il richiedente asilo è stato così rilasciato e la polizia è così tornata alla ricerca di elementi utili per risalire alla vera identità del terrorista che ha travolto la folla presente a Breitscheidplatz. Di certo è che il responsabile non è il vero autista del mezzo ovvero Lukasz Urban il trentasettenne camionista polacco trovato morto sul sedile del passeggero dell’automezzo. A quanto pare Urban è stato accoltellato più volte (sul suo corpo ci sono anche segni di colpi d’arma da fuoco) e forse era ancora vivo quando il terrorista ha puntato il pesante autoarticolato sulle persone che affollavano il mercatino di Natale a due passi dalla Chiesa del Ricordo. E proprio dall’analisi del percorso effettuato dal Tir gli inquirenti sperano di riuscire a trovare informazioni in grado di identificare l’autore dell’attentato. Sappiamo che il camion guidato da Urban che era partito da Torino per caricare dell’acciaio destinato alla Thyssenkrupp è arrivato il 16 dicembre a Cinisello Balsamo, dove ha caricato dell’altro materiale, e si è diretto verso il valico del Brennero che ha superato (ci sono le registrazioni delle telecamere) alle ore 18. Urban è arrivato a Berlino lunedì mattina, un giorno prima del previsto, a confermarlo è l’azienda che avrebbe dovuto ricevere le 25 tonnellate d’acciaio. Il camionista però non ha potuto effettuare la consegna quindi si è diretto verso la città parcheggiando il mezzo in prossimità di Breitscheidplatz. Intorno alle ore 15 di lunedì Urban telefona alla moglie, poi da quel momento i contatti con l’uomo si interrompono. Successivamente però, stando a quanto ha comunicato la ditta in base ai dati forniti dal Gps del mezzo, il camion viene messo in moto alle 15:45 per qualche minuto. Il titolare della ditta di trasporti esclude che Urban abbia messo in moto il veicolo per scaldare la cabina, perché gli autisti utilizzano altri sistemi per farlo. Alle ore 16 la moglie di Urban chiama il telefono del marito ma non ottiene alcuna risposta. Alle ore 16:52 il motore del mezzo viene riacceso, questa volta fino alle 17:37 ma senza muoversi. A quanto sembra è come se qualcuno stesse cercando di capire come mettere in moto il mezzo e come guidarlo. Alle 19:34 il Tir viene messo in moto e inizia l’avvicinamento all’obiettivo finale.
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L’autista del Tir ha lottato prima di essere ucciso

Secondo Ariel Zurawski titolare della ditta di trasporti e cugino della prima vittima dell’attentato del 19 dicembre è irrealistico che un uomo solo sia riuscito a sopraffare Lukasz dal momento che il camionista era un uomo di corporatura robusta, alto un metro e 83 per 120 chili. Anche la Polizia tedesca ipotizza che ci possano essere stati più attentatori ma non ci sono al momento prove certe della presenza di più di due uomini all’interno della cabina del camion. Lo riveleranno le analisi della scientifica e  – si spera – eventuali immagini riprese dalle telecamere sicurezza presenti nel luogo dove Urban ha parcheggiato il Tir e dove si presume sia stato assalito dall’attentatore.  La radio Rbb rende noto che “gli inquirenti presumono che l’attentatore sia ferito. Nella cabina del camion sono state prelevate tracce di Dna. Perciò la polizia nelle ultime ore ha cercato in tutti gli ospedali di Berlino e del Brandeburgo“. Ma oltre a quello che è successo prima del dirottamento del Tir c’è anche una seconda pista: l’analisi della possibile via di fuga dell’attentatore che dopo essere sceso dal camion è riuscito a confondersi tra la folla e ad allontanarsi. La polizia tedesca ha già svolto delle perquisizioni al centro d’accoglienza allestito all’interno dell’aeroporto Tempelhof, dove il Governo ha collocato alcuni rifugiati (in prevalenza siriani) e dove gli investigatori contavano di trovare prove per inchiodare il richiedente asilo pachistano poi rivelatosi estraneo ai fatti. A guidarli all’identificazione di Navid B. c’era un testimone oculare che ha materialmente visto l’attentatore scendere dall’abitacolo e lo ha seguito, allertando le forze dell’ordine che hanno poi fermato il giovane ad un paio di chilometri dal luogo della strage. Il problema è che la descrizione fatta dal testimone è troppo sommaria per un’identificazione certa e soprattutto l’uomo ha ammesso di aver perso il contatto visivo con la persona che ha visto uscire dalla cabina del Tir. Navid ha spiegato di aver assistito alla scena ma di essersi allontanato dalla zona proprio per paura – visto che è uno straniero – di essere considerato uno dei responsabili dell’attacco. Rimane la ormai “classica” rivendicazione dell’ISIS, giunta 24 ore dopo i fatti via Twitter tramite l’agenzia di stampa del gruppo Stato Islamico Amaq. Nello scarno comunicato si fa riferimento ad un “soldato dello Stato Islamico” senza menzionarne il nome ma sul luogo della strage non sono stati trovati segni in grado di accertare la veridicità di questa affermazione o fogli con proclami inneggianti al gruppo terroristico. Nel frattempo il vero autore della strage è ancora in libertà e come ha detto Münch  potrebbe essere armato.