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Gli asili nido mai usati a Roma

asilo nido massimina

Carlotta De Leo sul Corriere della Sera Roma racconta oggi la storia di un asilo fantasma che si trova a Massimina, zona ovest vicino a Malagrotta: il nido di via Francesco Aquilanti è praticamente pronto per accogliere 60 bambini. Il progetto da 1,2 milioni di euro del 2012 nasce da una convenzione tra il Comune e il consorzio Solari. Il cantiere è chiuso dal maggio 2015 e la scuola è pronta per la consegna. Se non fosse che in Campidoglio nessuno si è ancora premurato di andare a prendere le chiavi.

«È tutto agibile, persino la cucina è già arredata – dice a malincuore Carlo Nicolini, titolare della ditta che nei decenni ha costruito questa e un’altra cinquantina di scuole a Roma -. Fino a che il Comune non la prenderà in carico, dobbiamo garantire la sicurezza ed impedire l’accesso a ladri e vandali. Tanti genitori mi chiedono notizie: speravano di mandare i figli qui e che ora temono di veder marcire questa bellissima scuola». Se da un anno e mezzo, Nicolini ha già speso oltre 20mila euro per il guardiano, ben più costoso è il mantenimento dell’altra scuola fantasma, la materna di via Orazio Amato in un’altra zona popolosa e difficile come Acilia.
«Questo è il progetto che mi fa più male – racconta –. È un edificio grande e moderno che accoglierà sei sezioni per un totale di 150-180 bambini. È stata considerata opera strategica dalla giunta Alemanno e poi da Marino: entrambi, per realizzarla, hanno sacrificato altri interventi nel quartiere come la biblioteca o il teatro. E ora, arrivati ai due terzi di lavori, tutto è a rischio per la paralisi della burocrazia comunale. Il paradosso è che i soldi ci sono, ma nessuno si prende la responsabilità di firmare una variante che potrebbe essere a costo zero».

Asilo nido
Perché non si firma?

Il bando del Campidoglio da 1,8 milioni di euro risale al 2010: il progetto (completamente finanziato) fu approvato l’anno dopo, ma solo nel gennaio 2015 l’impresa di Nicolini poté dare avvio al cantiere. «Durante i lavori sono venuti fuori errori di progettazione. Il Genio Civile, analizzando la pratica, ha preteso il rafforzamento delle travi di tutta la struttura con un notevole incremento di ferro, calcestruzzo e opere accessorie». La variante al progetto si aggira sui 250-300 mila euro, ma potrebbe non richiedere aggravi per le casse capitoline. «Per recuperare questi soldi basterebbe limitare le altre voci, come la sistemazione degli esterni. Un buon padre di famiglia lo farebbe e di corsa, il Comune no. È tutto fermo dallo scorso 24 giugno: il cantiere è sospeso e ho dovuto a malincuore licenziare anche i dieci operai». Non solo: per tenere in piedi quella che rischia di essere una cattedrale nel deserto, tra silos, attrezzature e ponteggi occorrono 25mila euro al mese. Soldi che l’impresa sta esaurendo.