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Antonio Filippo Rapisarda: il padre si difende e spiega

“Ma quale mafia. La frase Cosa nostra era intesa come “cosa di mia moglie e mia’. Ho sicuramente fatto una cosa che è stata male interpretata. I mass media hanno gonfiato la situazione senza rispettare la privacy”. Lo dice Francesco Rapisarda, il padre del bambino che ha fatto affiggere manifesti sei metri per tre che annunciavano il battesimo, del figlio con nome e cognome con la scritta ‘Questa creatura meravigliosa è cosa nostra’ e la foto del piccolo con la coppola, nel catanese. I cartelli sono stati rimossi. L’uomo è stato intervistato dal quotidiano La Sicilia. «La cosa che mi ha dato più fastidio – aggiunge – e che nessuno ha parlato delle cose positive che mi riguardano. In carcere mi sono laureato in scienza dell’economia aziendale ad Alessandria e in Giurisprudenza a Messina. Ho pagato il mio debito e da 5 anni sono un uomo libero e pulito, faccio l’impiegato. Alcuni anni fa – aggiunge – a Giarre è comparsa una pubblicità di un negozio di abbigliamento per bimbi con scritto questi bambini sono cosa nostra. E nessuno ha avuto da ridire».
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Nella serata di ieri è stato reso prima noto che la “festa” era stata annullata e che si sarebbe svolta dunque “solo” la normale funzione religiosa per il battesimo del piccolo. Poi una nuova retromarcia: festa confermata. In realtà il battesimo si sarebbe tenuto in una piccola chiesa di provincia e alla fine la cerimonia sarebbe stata meno sfarzosa di quanto prometteva. Forse anche a causa del clamore mediatico suscitato dalla notizia dei cartelloni.