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Antonino Pesce: il latitante arrestato dai carabinieri

antonino pesce

I carabinieri del Reparto operativo del Comando provinciale di Reggio Calabria e quelli della Compagnia carabinieri, insieme allo Squadrone cacciatori Calabria, hanno arrestato il latitante Antonino Pesce, di 34 anni, ritenuto il reggente dell’omonima cosca, si nascondeva in un appartamento a Gioia Tauro. L’arresto è avvenuto in esecuzione di un’ordinanza di custodia cautelare emessa dal gip di Reggio Calabria su richiesta della Dda, per associazione mafiosa e traffico internazionale di sostanze stupefacenti. Pesce era latitante da luglio 2016.

Antonino Pesce: il latitante arrestato dai carabinieri

Nel luglio 2016 Pesce si era sottratto ad un provvedimento di fermo emesso dalla Dda nell’ambito dell’operazione Vulcano condotta dalla Guardia di finanza. L’uomo è stato individuato in un’abitazione nella zona marina di Gioia Tauro. Grazie ad attività tecnica ed alle conoscenze del territorio, i carabinieri lo hanno bloccato in un appartamento dove, verosimilmente, si era recato per incontrare la compagna ed i figli.

I soggetti arrestati sono stati coinvolti nell’ambito dell’operazione antidroga denominata “Vulcano” svolta dal Nucleo di Polizia Tributaria di Reggio Calabria – G.I.C.O. – Sez. G.O.A., culminata lo scorso 14 luglio con l’esecuzione di 12 provvedimenti di fermo di indiziato di delitto e il sequestro di oltre 80 Kg di cocaina purissima rinvenuta all’interno di uno degli oltre 1500 containers imbarcati sulla nave mercantile “MSC Poh Lin” – sottoposta a sequestro e a perquisizione dai finanzieri – attraccata presso lo scalo portuale gioiese il 7 luglio 2016. Nell’occasione, l’organizzazione criminale aveva pianificato una nuova metodologia d’importazione dello stupefacente, la quale prevedeva – grazie al diretto coinvolgimento del comandante della cargoship MSC Poh Lin – il trasbordo dell’illecito carico direttamente in mare su un’altra imbarcazione e non più, come finora riscontrato, attraverso il metodo del rip-off (attuato mediante estrazione dei borsoni contenenti lo stupefacente direttamente all’interno del porto).

Ai destinatari della misura sono stati contestati, a vario titolo, i reati di acquisto ed importazione di stupefacenti nonché di associazione per delinquere finalizzata al traffico internazionale di droga (artt. 73 e 74 Dpr 309/1990) con le aggravanti della transnazionalità e delle modalità e finalità mafiose (artt. 4 L. 146/2006 e 7 L. 203/1991).
Pesce durante l’arresto ha tentato di disfarsi di una pistola lanciandola dalla finestra dell’abitazione. L’arma, subito recuperata dai carabinieri, è risultata essere una pistola semiautomatica in ottimo stato e perfettamente efficiente, completa di caricatore e relativo munizionamento, oggetto di un furto compiuto a Civitanova Marche (Macerata) nel 2015. L’uomo, poi, non ha opposto resistenza. Antonino Pesce, in seguito anche all’arresto di altri familiari, è ritenuto dagli investigatori il reggente dell’ omonima cosca e colui che si occupava dell’approvvigionamento delle risorse finanziarie, in particolare gestendo l’attività di importazione di cocaina dal Sudamerica e curando l’esfiltrazione della droga importata da altri e stoccata in container sbarcati nel porto di Gioia Tauro. Pesce amministrava le risorse finanziarie e le distribuiva ai vertici della cosca detenuti ed ai loro familiari. Inoltre Pesce curava i rapporti con le altre cosche, in particolare quella dei Bellocco e dei Molè. In generale, secondo gli investigatori, svolgeva le funzioni di organizzatore e promotore della cosca. Nel corso dell’operazione è stato arrestato anche, per favoreggiamento personale, Tonino Belcastro, di 53 anni, già noto alle forze dell’ordine, proprietario dell’abitazione in cui è stato sorpreso il latitante e presente al momento dell’ irruzione dei carabinieri.

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