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Angelo Coronella: il pediatra che curava il tumore con l'antibiotico

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Maria Ciervo è la madre di Asya Bosco, morta a tre anni per un neuroblastoma al quarto stadio. Angelo Coronella, il pediatra che aveva la bambina in cura, ha continuato a curarla con antibiotici senza rendersi conto della vera malattia della bambina. A Repubblica la donna consegna il racconto agghiacciante della sua storia:

«Tutti dicevano: “Angelo Coronella è il migliore”. Mi fidavo di lui ciecamente, questo è stato il mio errore. Il primo controllo a 3 mesi al centro pediatrico di Casal di Principe, dove la moglie di Coronella, Ersilia Pignata, mi fu presentata come medico: si faceva chiamare dottoressa. La bambina soffriva di rigurgiti. Loro dissero: tutto nella norma, continuate la terapia finché non compie un anno. Intorno ai 9 mesi però Asya non riusciva a tenere la testa dritta. Tornai da loro e la finta dottoressa mi disse di non preoccuparmi, di tenerla con il collo in alto e metterla a dormire a pancia sotto. Non so se fu un caso, ma i disturbi effettivamente si fermarono».
E poi?
«Un paio di mesi dopo Asya ebbe un’infezione alle vie urinarie. Fu ancora la moglie del dottore a farle un’urinocultura. Un paio d’ore dopo, quando arrivò il risultato, chiedemmo un’ecografia. Mio marito e io notammo una piccola macchia scura che ci insospettì, ma la signora ci rassicurò. Prescrisse antibiotico e antinfiammatorio e ci fu detto di tornare dopo 2 mesi». Il pediatra non c’era? «In due anni l’avrò visto sì e no due volte, all’inizio e alla fine. Ho dubbi anche su di lui, comunque».

angelo coronella

«Il 5 settembre 2013 la sentii affannata e la riportai al centro. Mi fecero entrare da un accesso secondario. “Ci sono lavori in corso”, mentirono: seppi poi che lo studio era sotto sequestro, erano stati denunciati per una neonata curata male. Questa volta Asya fu visitata da Coronella, ci dissero che la moglie si stava occupando di altri pazienti. Le fece un’ecografia alla gola, disse che la bambina aveva dei muchi. Invece era una massa tumorale. Prescrisse cortisone e antibiotico. Ma mia figlia peggiorava. Tornai ancora e insistette con l’antibiotico. Non dimenticherò mai quello che mi disse: “Il problema di sua figlia è lei, signora. Con la sua ansia la farà diventare autistica”.
Arriviamo così a quell’11 settembre e al pianto disperato di Asya. Questa volta non riusciva a urinare.
“Non è niente, disse il dottore, vedrà che con la Tachipirina le passa tutto”. Ma lei continuava a piangere e tornati a casa i parenti ci consigliarono di portarla d’urgenza al Santobono». Quale fu il responso dei medici? «Una dottoressa le auscultò le spalle, disse che sentiva qualcosa che non andava. Le fecero un’eco d’urgenza. Ricordo ancora la faccia di quel medico. Poi mi spiegarono. Io non volevo accettarlo, non capivo. Un’ambulanza trasferì la bimba al I Policlinico. Rimase sette giorni in rianimazione, non riusciva a respirare. È stata in cura per un anno, ma non ce l’ha fatta: il cancro era troppo avanzato. Mia figlia non c’è più, ma chi le ha fatto tanto male è giusto che paghi».