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Amedeo Mancini: le parole a Libero dell'omicida di Fermo

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Chi si rivede. Ieri il tribunale del Riesame ha respinto l’istanza di scarcerazione avanzata dai legali di Amedeo Mancini, l’ultrà 39enne indagato per omicidio preterintenzionale per la morte del richiedente asilo nigeriano Emmanuel Chidi Nnamdi dopo una colluttazione a Fermo il 5 luglio scorso. Oggi su Libero lo stesso Mancini parla per interposto virgolettato (riferito dagli avvocati):

«Non capisco… Eppure i testimoni, ancora prima di me, hanno raccontato come sono andate le cose. In tanti hanno visto: erano tutti a due passi da noi, lì sul Belvedere. E hanno riportato ogni dettaglio alla polizia. Per questo credevo che il Tribunale mi rimandasse a casa. Devo rimanere qui, invece. Come si dice, avvocato? Devo rimanere in attesa di giudizio? E allora, se è così,spero solo di venire giudicato per quel che è successo veramente quel pomeriggio e non per quello che è stato detto e scritto».

E ancora:

«No, io non sono razzista. Non è vero che odio i neri. Forse ho un carattere irruento, può essere. Sono addolorato e pentito per quel che è accaduto. Mi rendo conto di avere tolto la vita a un uomo e di avere rovinato quella di sua moglie, ma non volevo questo. Vorrei che lei sapesse che anche la mia vita, adesso,è rovinata»,dice Mancini dal carcere di massima sicurezza di Ascoli Piceno.

Libero pubblica anche uno scatto che ritrae Mancini con un giocatore della Fermana:

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La foto di Amedeo Mancini con il giocatore della Fermana Sene Papa Moustapha (Libero, 7 agosto 2016)

La difesa punta quindi sull'”equivoco” del caso razziale, Mancini cerca di far dimenticare i racconti del fratello sulle “noccioline ai negri” e il caso giudiziario va avanti.

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