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Perché Olbia due anni dopo è di nuovo sott'acqua

Ad Olbia oggi è esondato il Rio Siligheddu in alcuni punti della città, in particolare nella zona Isticadeddu. Nei rioni Baratta e Isticcadeddu il livello della acqua è arrivato ad oltre un metro e alcune zone praticamente isolate. Tutta l’area che costeggia il fiume è presidiata dalle forze della ordine e dalle squadre della protezione civile che hanno chiesto agli abitanti di spostarsi ai piani alti. Olbia rivive così i momenti della tragica alluvione del 2013, anche se stavolta la macchina della prevenzione ha funzionato, evitando l’effetto sorpresa.
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Perché Olbia due anni dopo è di nuovo alluvionata

Il sindaco Gianni Giovannelli, dopo il via libera avuto dal prefetto di Sassari e del Genio Civile, ha disposto la demolizione del ponte che attraversa il Rio Siligheddu, che era stato distrutto dall’alluvione del novembre 2013 e ricostruito due mesi dopo. “Un tappo”, l’ha definito il sindaco che due anni fa aveva sollevato delle perplessità nella ricostruzione del ponte, per la quale erano stati spesi 80 mila euro. Le ruspe ora stanno entrando in azione per demolirlo. “La Protezione civile aveva previsto la ricostruzione del ponte danneggiato con le stesse modalità con la quale era stato costruito prima”, ha spiegato Giovannelli, che oggi ha elencato con la stampa delle criticità principali, come il ponte di via Vittorio Veneto, la ferrovia che attraversa via Portogallo e altre opere “incongrue”, come la rampa di via Roma che immette nella zona dello stadio, basata su pilastri che ostruiscono il deflusso delle acque. “Tutte opere che l’amministrazione ha chiesto di poter abbattere con procedure accelerate e per le quali, nei primi giorni di ottobre, era previsto un incontro tecnico a Cagliari. Quanto al ponte di via Vittorio Veneto – ha detto ancora Giovanelli – avevamo chiesto di ricostruirlo ex novo con una campata unica e non uguale al precedente ma i fondi della Protezione civile per le emergenze riguardavano esclusivamente il ripristino e non è stato possibile farlo. E i risultati sono sotto gli occhi di tutti”. Già, ma perché dopo quanto successo nel 2013 oggi si assiste a questo incredibile remake? Durante la conferenza stampa il sindaco ha spiegato quali sono stati, a suo parere, gli errori nella ricostruzione dopo i danni di due anni fa.
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«I lavori non sono mai arrivati alla fase di progettazione»

Il resto si può comprendere facilmente leggendo che il primo lotto di lavori sul Rio Seligheddu, uscito oggi dagli argini e esondato già in occasione dell’alluvione del novembre 2013, partirà non prima della fine del mese. Per il cantiere – è prevista la realizzazione di 2 vasche di laminazione sul Rio S. Nicola e altrettante sul Rio Seligheddu, il Cipe ha stanziato 16,3 milioni. Soldi che entro una decina di giorni dovrebbero arrivare alla Regione. A spiegare è Mauro Grassi, direttore  della struttura di missione contro il dissesto idrogeologico e per lo sviluppo delle infrastrutture idriche presso la presidenza del Consiglio, all’agenzia di stampa ANSA:

Dopo l’alluvione del 2013, vennero previsti degli interventi che individuavano una serie di “opere di mitigazione del rischio idraulico nel territorio comunale di Olbia”, in particolare in quelle del Rio Seligheddu, per un valore complessivo di 59,5 milioni. Interventi che, però, non sono mai arrivati alla fase della progettazione definitiva. Con la nuova mappatura delle aree da mettere in sicurezza realizzata da #italiasicura, la struttura contro il dissesto idrogeologico voluta da palazzo Chigi, gli interventi su Olbia sono lievitati a 81,2 milioni e la città è stata inserita nelle opere previste dal piano nazionale 2015-2020 per le aree metropolitane.
Il primo lotto, la realizzazione delle vasche di laminazione sul Rio San Nicola e sul Rio Seligheddu, è già stato finanziato dal Cipe per 16,3 milioni: “a giorni, al massimo entro 10 giorni – dice il direttore di #italiasicura Mauro Grassi – faremo gli accordi di programma per le aree metropolitane, in modo da poter inviare i fondi ai presidenti di Regione”. Per il 2016, sono stati stanziati 3 milioni, 11 per l’anno successivo e 2 per il 2018. Gli altri tre interventi devono ancora essere finanziati e riguardano 13,5 milioni per la mitigazione del rischio idraulico sul Rio San Nicola, altri 12,4 per il Rio Gadduresu e ulteriori 39 milioni per ridurre i rischi sul Seligheddu.
“I lavori di prevenzione richiedono tempi necessari, 2/3 anni minimo, in alcuni casi anche 5 come a Genova – dice Grassi – non è pensabile che una volta stanziati i fondi le opere vengano realizzate in poco tempo”. Resta il fatto che in questi due anni si è fatto poco o nulla. “Gli interventi inizialmente previsti – risponde il direttore di #italiasicura – non sono mai arrivati alla fase della progettazione definitiva“.

Per la messa in sicurezza del territorio di Olbia serviranno almeno altri 3 anni e non meno di 80 milioni. E la responsabilità del disastro odierno ricade su chi ci ha messo due anni per decidere.
Foto da Twitter