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Perché l'ISIS è in declino

Alessandro Orsini è un sociologo  Direttore dell’Osservatorio sulla Sicurezza Internazionale della LUISS e del sito d’informazione Sicurezza Internazionale. Fa parte della commissione per lo studio dell’estremismo jihadista  e si occupa di analizzare il terrorismo di matrice islamica. Qualche giorno fa Orsini era ospite di In Onda su La 7 dove ha spiegato che la capacità dell’ISIS di organizzare e portare a compimento attentati è in declino. Il gruppo Stato Islamico non avrebbe più le risorse né le capacità operative per colpire in maniera efficace (dal loro punto di vista ovviamente) l’Europa e l’Occidente. Questo non significa che la guerra contro l’ISIS sia finita ma che stiamo assistendo ad cambiamento nella strategia dei terroristi di condurre la guerra contro l’Occidente.

«L’ISIS è un’organizzazione terroristica fallimentare»

Orsini non ha detto che bisogna festeggiare perché ora l’ISIS e i gruppi terroristi radicali hanno capacità operative limitate. Le persone che sono morte negli attacchi di Barcellona e Cambrils non sono vittime di serie b solo perché sono state investite da un furgone invece che dall’esplosione di una bomba. Ma l’analisi dei fatti è qualcosa che non ha niente a che fare con il vissuto emotivo. L’analisi della storia degli attentati terroristici in Europa ci dice quindi che qualcosa è cambiato dagli attacchi alla redazione di Charlie Hebdo nel gennaio 2015 e agli attentati di Parigi del novembre 2015. Gli attacchi non sono diversi perché ci sono meno morti, ma perché chi mette in atto i piani terroristici non ha evidente, la stessa preparazione e gli stessi armamenti di chi li ha preceduti.
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Se gli attentatori di Parigi avevano potuto beneficiare di una sorta di addestramento paramilitare minimo e avevano a loro disposizioni fucili d’assalto ed esplosivi gli ultimi attentatori invece operano in maniera più opportunistica. L’analisi comparata delle stragi dell’ISIS svolta da Orsini mostra innanzitutto che l’arma davvero letale negli attacchi terroristici dell’ISIS del 2015 è stato il fucile mitragliatore, e non l’esplosivo (artigianale o meno). Già con gli attacchi di Bruxelles del marzo 2016 però gli attentatori non avevano più a disposizione i mitragliatori. E quindi hanno fatto meno morti.

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Le vittime degli attentati dell’ISIS nel 2016. Fonte

La loro capacità di fuoco si era quindi notevolmente ridotta. Secondo Orsini questo è dovuto al fatto che le agenzie di sicurezza sono riuscite a impedire ai terroristi di entrare in possesso delle armi. Con l’attentato del 14 luglio 2016 assistiamo ad un ulteriore cambiamento: non più un commando (che prevede un certo grado di coordinamento e organizzazione) ma la figura del “lupo solitario” che prende un camion e semina morte e terrore sul lungomare di Nizza. Una strage, così come quella dei mercatini di natale a Berlino. Ma l’obiettivo non è solo quello di seminare il terrore lasciando intendere che l’ISIS può colpire “ovunque e in ogni momento”. L’obiettivo è quello di vincere la guerra, facendo molti morti e convincendo altri kamikaze ad un unirsi alla lotta dello Stato Islamico. Ma le cose non stanno andando così.

Il declino operativo dell’ISIS

Uno dei motivo è che la sconfitta dei miliziani dello Stato Islamico in Iraq ha comportato la difficoltà di avere maggiori risorse economiche da destinare alla pianificazione degli attacchi nel nostro Continente. L’obiezione che viene mossa ad Orsini è che non è vero che le capacità operative dell’ISIS sono in declino, prova ne è che l’ISIS continua a colpire in Europa. Ma come rileva il docente della LUISS il fatto che le azioni di Daesh siano meno efficaci non vuol dire che la guerra con l’ISIS sia finita. Quello che è interessante è che le persone che partecipano e organizzano gli attentati sono impreparati. Non hanno armi, non hanno la capacità di costruire cinture esplosive (che pur non essendo letali quanto i kalashnikov fanno molta più paura) e si fanno saltare in aria mentre cercano di costruire un ordigno con bombole da cucina.

 Nessun terrorista professionale progetterebbe un piano così fallimentare. I cinque terroristi di Cambrils sarebbero stati molto più letali se avessero colpito la città in cinque punti differenti con i mitragliatori. I terrositi che hanno realizzato la strage di Parigi del 13 novembre 2015 avevano ricevuto un addestramento militare in Siria nei domini dello Stato Islamico. La differenza è che i cinque terroristi di Cambrils hanno ucciso una sola persona mentre i sette kamikaze di Parigi hanno causato 132 morti.

Questa, per Orsini, è una buona notizia. Perché dal punto di vista militare l’ISIS è in crisi. Nell’interpretazione del docente della LUISS questo si deve ai musulmani d’Occidente che non hanno accettato la “soluzione” proposta dall’ISIS. Di fatto quindi i terroristi del gruppo Stato Islamico non sono riusciti a raccogliere adesioni tra i milioni cittadini di religione musulmana che abitano in Europa. Il motivo non è difficile da indovinare. La maggior parte delle 5.224 vittime degli 866 attacchi dell’ISIS nel 2017 è di religione musulmana. Un musulmano europeo quindi non solo rischia di morire per mano dell’ISIS perché cittadino europeo ma anche perché musulmano. A meno di non voler considerare alcuni morti di serie A e altri di serie B questo è un dato del quale va tenuto conto se si vuole capire l’arretramento dell’ISIS. Esattamente come ha detto Corrado Formigli a In Onda.

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Gli attacchi dell’ISIS nel 2017 Fonte

La conta dei morti e la localizzazione della maggior parte degli attacchi non cambia nemmeno se prendiamo in considerazione il 2016 o il 2015. Questo non vuol dire che la guerra con l’ISIS sia finita o che non ci saranno più attacchi. Ma invece che assistere ad un numero maggiore di attentati, con un crescente numero di terroristi reclutati tra i cittadini europei assistiamo ad attentati che pur uccidendo persone innocenti non sono così letali come potrebbero essere se davvero l’ISIS stesse vincendo la guerra della propaganda nelle menti e nei cuori dei giovani musulmani europei.