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Abdeslam Salah: il ricercato per gli attentati di Parigi

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Le autorità del Belgio hanno emesso un mandato di arresto internazionale per un uomo sospettato di aver preso parte all’attacco terroristico di Parigi assieme a due dei suoi fratelli. Lo riferiscono fonti giudiziarie. Il sospettato abitava nel quartiere di Molenbeek a Bruxelles. Uno dei due fratelli è detenuto in Belgio, un altro è rimasto ucciso nel raid di Parigi. Il terzo fratello potrebbe essere l’ottavo terrorista del commando degli attentati di Parigi. Ma c’è di più: secondo alcune fonti vicine all’inchiesta il terrorista è sfuggito a un controllo alla frontiera franco-belga alle 8 del mattino di sabato. La polizia avrebbe lasciato andare l’auto a Cambrai poiché la segnalazione dell’uomo non era ancora attiva. Quando l’avviso è arrivato, gli agenti hanno raggiunto l’auto a Molenbeek, ma lui era scomparso. Ora è ricercato in Belgio.

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Abdeslam Salah: sospettato di aver preso parte agli attentati insieme ad altri due fratelli. Vive a Melenbeek

Abdeslam Salah: il ricercato per gli attentati di Parigi

Sono stati identificati altri due terroristi del commando dei sette che ha fatto strage a Parigi: lo annuncia la Procura belga citata dalla tv nazionale. Si tratta di due francesi, entrambi residenti a Bruxelles (uno a Molenbeek). L’identità non “verrà rivelata nell’interesse dell’inchiesta”. I due francesi residenti a Bruxelles dovrebbero essere i fratelli di Abdeslam Salah. Salah, nato il 15 settembre 1989 a Bruxelles, è ritenuto “pericoloso” e potrebbe “implicato negli attentati del 13 novembre” a Parigi. Tra gli autori degli attentati di venerdì sera a Parigi c’erano due francesi che avevano abitato a Bruxelles – uno nel quartiere di Molenbeek – e che sono morti nella capitale francese, aveva annunciato nel pomeriggio la procura federale belga in un comunicato ufficiale. Sono dunque tre su sette i terroristi cittadini francesi finora identificati. In più, le “due vetture immatricolate in Belgio” ritrovate dagli inquirenti francesi a Parigi sono state noleggiate «a inizio settimana nella regione di Bruxelles», secondo la procura. Tre fratelli sono al centro dell’inchiesta sugli attentati di Parigi, secondo fonti vicine all’indagine. Uno è morto negli attentati, uno è in stato di fermo in Belgio e non si sa se abbia partecipato o meno agli assalti e del terzo si sono perse le tracce: potrebbe essere uno dei kamikaze, oppure è in fuga, spiegano le fonti. Gli attentatori di Parigi erano in contatto con alcuni membri dell’Isis in Siria con i quali hanno comunicato prima di sferrare gli attacchi: lo riporta il New York Times citando fonti investigative americane e francesi. L’Isis ha creato un’unità al proprio interno dedicata esclusivamente alla pianificazione e realizzazione di attentati all’estero, in particolare in Europa occidentale e Stati Uniti. Il primo assalitore nominato dagli investigatori è stato Omar Ismail Mostefai, 29enne francese, identificato da un frammento di dito trovato al Bataclan, dove sono morte 89 persone nell’assalto alla sala. La polizia ha fermato sei persone vicine a Mostefai, tra cui il padre, il fratello e la cognata. Nato della banlieue di Parigi, a Courcouronnes, aveva otto condanne per reati minori, ma non era mai stato in carcere. La procura belga ha detto due due assalitori erano francesi che avevano vissuto a Bruxelles, almeno uno di loro a Molenbeek, culla del radicalismo islamico in Belgio. Il premier Charles Michel ha parlato di un “problema gigantesco” per il Belgio. Intanto le autorità tedesche interrogano un montenegrino 51enne, arrestato al settimana scorsa con otto Kalashnikov, tre pistole ed esplosivi nell’auto con la quale era diretto a Parigi.

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La ricostruzione degli attentati di Parigi (Corriere della Sera, 15 novembre 2015)

Molenbeek e il terrorismo islamico

Per la quarta volta in 18 mesi la pista di un attentato, riuscito o sventato, passa attraverso il comune di Molenbeek, a Bruxelles, situato a pochi chilometri dalla sede dell’Ue nella capitale belga. Le forze dell’ordine impegnate nelle indagini hanno ricostruito infatti diverse volte il passaggio in questa zona di adepti dell’estremismo radicale coinvolti in complotti. Tra questi il francese Mehdi Nemmouche, rientrato dalla Siria prima di attaccare il museo ebraico a Bruxelles dove nel maggio 2014 rimasero uccise 4 persone o anche quello che è stato indicato come il cervello – ancora a piede libero – del complotto di Verviers, dove nel gennaio 2015 due jihadisti sono rimasti uccisi in un’operazione antiterrorismo nel quadro di un’inchiesta su una cellula operativa che pianificava attentati contro i servizi di polizia. Legami con Molenbeek sono stati accertati anche per il giovane marocchino Ayoub el-Khazzani, disarmato appena in tempo sul TGV Amsterdam-Paris, nel mese di agosto scorso. E infine cinque persone sono state arrestate a Molenbeek in seguito alle perquisizioni effettuate in relazione agli attentati di Parigi, come confermato dal sindaco del comune – uno dei 19 che costituisce l’agglomerato di Bruxelles – Françoise Schepmans.

Gli arresti di oggi a Molenbeek (Reuters)


“La mia vera sorpresa è quando non c’è una rete belga dietro un attentato e quando la pista non porta a Molenbeek“, commenta per Le Figaro Claude Moniquet, esperto di antiterrorismo ed ex della DGSE (Direction générale de la sécurité extérieure). “Troppo a lungo si è lasciato che la situazione degenerasse e si è lasciato il terreno libero agli estremisti radicali”, aggiunge. Anche il ministro degli Esteri, Didier Reynders, ha riconosciuto l’esistenza di “cellule in sonno”. “Non è la prima volta che si va a finire sugli stessi quartieri – ha detto alla RTBF – questa volta bisogna andare fino in fondo”. Il Belgio, spiega ancora il quotidiano francese, sei volte meno popolato della Francia, fornisce allo Stato Islamico un contingente che rappresenta tra un terzo e la metà delle reclute che partono dalla Francia. Il ministero dell’Interno federale parlava a settembre di 828 belgi che presentavano un “profilo da islamista radicale”. Di questi, 270 sono andati in Iraq o Siria, 15 lo stavano facendo, 129 erano di ritorno in Belgio, a 62 di loro è stato impedito di partire e 352 avevano intenzione di recarsi in una zona di combattimento.

Il passaporto siriano falso

Il quotidiano belgradese Blic pubblica oggi a tutta prima pagina, e in ‘esclusiva mondiale’, la foto del passaporto siriano trovato sul luogo dell’attentato allo Stade de France. Il giornale precisa che Ahmad Almohammad, questo il nome che figura sul passaporto, ha 25 anni, essendo nato il 10 settembre 1990. Il 7 ottobre scorso e’ entrato in Serbia dalla Macedonia al centro di accoglienza di Presevo, dove e’ stato regolarmente registrato. Sempre secondo Blic, Almohammad ha superato tutti controlli e le verifiche antiterrorismo a cui vengono sottoposti tutti i migranti che entrano in territorio serbo, ed e’ stato assicurato che al momento di tali controlli l’uomo non era armato. A Presevo ha presentato domanda di asilo, proseguendo poi il suo viaggio verso Croazia e Austria. I servizi francesi, scrive il giornale, dopo le stragi di Parigi, si sono rivolti ai colleghi serbi poiché sanno che i servizi di sicurezza della Serbia sono i più informati sui migranti in viaggio lungo la rotta balcanica.
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Si sgonfia anche un altro giallo.  Il passaporto egiziano trovato nei pressi dello Stade de France, secondo alcune fonti accanto a uno dei kamikaze che si è fatto esplodere, “appartiene a uno dei feriti”. Lo annuncia l’ambasciatore d’Egitto in Francia, Ihab Badawi, citato da al Ahram. “Il passaporto è di Waleed Abdel-Razzak” ferito nell’attentato, ha detto il diplomatico.

Gli attentati coordinati dall’ISIS

Lo Stato islamico non ha solo ispirato o ordinato le stragi di Parigi, ma le ha coordinate e dirette passo dopo passo utilizzando strumenti di comunicazione criptata per parlare con gi commando che le hanno portate a termine. Ne sono convinti gli agenti dell’intelligence francese e i loro colleghi americani, in qualche modo corroborando l’affermazione di Francois Hollande: “È stato un atto di gerra preparato, organizzato e pianificato dall’estero con complicita’ interne, che l’indagine stabilirà”, aveva detto poche ore dopo gli attentati il presidente francese. I commando, hanno spiegato fonti di intelligence al New York Tmes, non hanno agito autonomamente, ma il loro modus operandi ha rivelato un alto livello di sofisticazione utilizzando un linguaggio cifrato per inviare messaggi alla centrale di comando. La stessa disciplina mostrata nel modo di usare le armi – un attentatore spara mentre un altro ricarica l’arma – indica un addestramento militare fornito da un gruppo ben organizzato, afferma un investigatore francese, e di stanza in Siria. A proposito della strategia di comunicazione, i terroristi di Parigi potrebbero aver usato la PlayStation 4s per comunicare con i vertici dell’Isis immediatamente prima degli attacchi. Lo ha detto al Mirror online il ministro dell’Interno belga Jan Jambon, secondo il quale la consolle sarebbe quasi impossibile da monitorare, in ogni caso “molto più difficile rispetto a WhatsApp”.

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