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I fuochi d'artificio vietati in ottocento città

fuochi d'artificio

Nell’inverno meno bianco che si ricordi da quasi un secolo, Cortina d’Ampezzo vieta i botti di Capodanno. Per tutelare la conca dal rischio di incendi, dato che prati e boschi sono secchi come ad agosto, e inoltre per rispettare gli animali: non solo cani e gatti dei salotti, anche le creature che vivono in natura, già provate da un inverno siccitoso che le costringe a scendere fin quasi in città per trovare cibo e acqua. Una svolta ‘animalista’ per Cortina, costretta a fare i salti mortali per attirare i turisti nell’anno del ‘non-inverno’. Unica consolazione per gli operatori ampezzani è che la siccità non ha guardato in faccia nessuno: manca la neve a Cortina – eccetto quella ‘sparata’ sulle piste in quota – ma manca su tutto l’arco alpino, e non solo. Per un San Silvestro a prova di incendi, quindi, il Comune, attraverso la Polizia locale, ha emesso un’ordinanza che proibisce a Capodanno su tutto il territorio l’accensione e i lanci di fuochi d’artificio, lo sparo di petardi, lo scoppio di mortaretti, razzi ed altri artifici pirotecnici. Lo stesso divieto riguarderà le ricorrenze e le festività durante tutto l’arco dell’anno. Per i trasgressori sono previste sanzioni che possono arrivare a 500 euro. Nell’ordinanza si fa cenno all’esigenza di garantire la sicurezza e prevenire pericoli e danni per persone e cose, ma anche alla “tutela del benessere degli animali”. Gli uomini del Corpo Forestale del Veneto confermano come questa sia una fase della stagione molto difficoltosa per gli animali dei boschi, come camosci e cervi, ma anche per i piccoli mammiferi che non vanno in letargo. L’assenza di neve costituisce un guaio perchè non fa trovar loro l’acqua di cui hanno necessità, e li costringe a spendere molte energie per scendere a valle, alla ricerca di qualche pozza d’acqua. Ma la siccità che sta colpendo tutta la regione ha seccato completamente i pascoli e i boschi delle aree dolomitiche. Il Veneto – dice un’analisi delle serie storiche elaborata dall’Arpav – l’agenzia ambientale regionale – non viveva da quasi un secolo un bimestre novembre-dicembre siccitoso e ‘caldo’ come quello del 2015. Bisogna risalire al 1921 per trovare un bimestre simile a questo: eppure anche in quel siccitoso inverno di 94 anni fa le quantità di pioggia e neve furono superiori ad oggi: a Padova, ad esempio, caddero in due mesi poco più di 20 mm di pioggia – quest’anno sono 13 mm – a Belluno 5 mm, contro i 2 mm attuali. Non è a rischio quindi soltanto la stagione dello sci in montagna. I timori si proiettano ora sull’approvvigionamento idrico nella prossima primavera.

fuochi d'artificio vietati
Dove sono vietati i fuochi d’artificio (Repubblica, 27 dicembre 2015)