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La 5 regioni a rischio lockdown

La prospettiva di un DPCM che vari un lockdown morbido a livello nazionale si accompagna a quella di chiusure locali. Le regioni che più si avvicinano allo scenario 4 sono in particolare 5

regioni a rischio lockdown quali sono

La prospettiva di un DPCM che vari un lockdown morbido a livello nazionale si accompagna a quella di chiusure locali. Le regioni che più si avvicinano allo scenario 4, spiega il Corriere, sono in particolare 5:

I timori di un’accelerazione del contagio si sono verificati. E ora, secondo gli esperti dell’Istituto superiore di sanità, l’Italia sta andando verso lo scenario 4: il più grave. Quello per il quale si deve valutare un lockdown totale. In particolare l’allarme è alto per 5 regioni — Lombardia, Campania, Liguria, Lazio e Valle d’Aosta — e per la provincia autonoma di Bolzano. Sorvegliata speciale Milano. Ci sono tre settimane di tempo, se il contagio non diminuirà bisognerà valutare la misura più drastica. Lo dice lo studio consegnato al governo che, per valutare i rischi sulla popolazione e l’impatto sulle strutture sanitarie, descrive situazioni e possibili rimedi

Nello scenario di tipo 4 “è presumibile che molte Regioni/PA siano classificate a rischio alto e, vista la velocità di diffusione e l’interconnessione tra le varie Regioni/PA, è improbabile che vi siano situazioni di rischio inferiore al moderato”. Ed ancora: “Se la situazione di rischio alto dovesse persistere per un periodo di più di tre settimane, si rendono molto probabilmente necessarie – avverte l’iss – misure di contenimento molto aggressive”. Lo scenario 4, come come gli altri 3, prevede inoltre una classificazione in tre passaggi del rischio settimanale nelle Regioni/PA: rischio moderato (per almeno 4 settimane consecutive ad una valutazione del rischio più elevata); rischio alto/molto alto (per meno di 3 settimane consecutive) e rischio alto/molto alto (per 3 o più settimane consecutive e situazione non gestibile). Quest’ultimo livello è caratterizzato da “trasmissione comunitaria diffusa, cluster non più distinti tra loro, nuovi casi non correlati a catene di trasmissione note, pressione sostenuta per i Dipartimenti di Prevenzione”, e tra le azioni indicate figura il ” considerare la possibilità di restrizioni estese Regionali/provinciali”.